Una giornata ad alta tensione politica e diplomatica quella delle comunicazioni della premier Giorgia Meloni in Parlamento, con il Medio Oriente e il caro energia a dominare il confronto tra governo e opposizioni. L’escalation del conflitto alle porte dell’Europa alimenta l’incertezza dei mercati, fa oscillare il prezzo delle materie prime e riporta al centro dell’agenda la questione energetica. È su questo doppio binario — diplomazia internazionale e tutela di famiglie e imprese — che si è mosso il confronto nell’Aula di Palazzo Madama, tra richieste di unità nazionale, accuse di ambiguità politica e pressioni per interventi immediati a livello europeo. Lo Speciale ha raccolto le dichiarazioni dei ministri Adolfo Urso e Gilberto Pichetto Fratin e degli esponenti di maggioranza e opposizione.
Guerra in Iran e crisi energia, le parole dei ministri Urso e Fratin
“Servono misure urgenti a livello europeo come avvenne durante l’emergenza Covid”. Lo ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, al Senato per le comunicazioni della premier Giorgia Meloni. Il ministro ha richiamato l’appello del presidente di Confindustria Emanuele Orsini: “Ha chiesto misure urgenti all’Europa come per l’emergenza Covid e credo che sia questa la prima cosa assolutamente necessaria: agire insieme agli altri Paesi europei per intervenire sui principali costi per l’energia”. Tra le proposte avanzate dall’Italia, Urso ha indicato la sospensione del sistema Ets: “Il nostro paese ha proposto la sospensione del meccanismo degli Ets, che produce un aggravio pesante per tutte le imprese, soprattutto per le energivore, e ci aspettiamo che nel prossimo Consiglio europeo si possano predisporre gli strumenti piu’ opportuni”.
Urso è tornato anche sul tema carburanti e inflazione. “Le accise mobili sui carburanti furono usate nel 2023 ma con scarsa efficacia”. Così il ministro, ricordando gli interventi varati dall’esecutivo guidato da Mario Draghi dopo la guerra tra Russia e Ucraina. “Quando fu realizzato quel provvedimento da Draghi, la benzina e il gasolio erano davvero alle stelle e il provvedimento non produsse effetti significativi sulla spirale dell’inflazione”, ha affermato. “Infatti – ha proseguito il ministro – malgrado quel provvedimento che costo’ circa un miliardo al mese allo Stato, malgrado quell’intervento realizzato dopo la guerra della Russia e l’Ucraina, l’inflazione in ottobre, quando giungemmo al governo, era di oltre il 12%. Quel provvedimento non aveva frenato l’inflazione”. Urso ha quindi rivendicato l’azione dell’attuale maggioranza: “Siamo stati noi a frenare l’inflazione perche’ dal 12% dell’ottobre del 2023 siamo giunti a un tasso dell’uno virgola qualcosa nel 2024 e nel 2025 grazie a interventi efficaci. L’inflazione si e’ ridotta in maniera strutturale sotto la media europea”.
Sullo sfondo delle tensioni internazionali pesa l’estrema volatilità dei mercati energetici. “Preoccupati per gli aumenti? È una preoccupazione generale, di tutti gli italiani ed è legata alle condizioni in cui ci troviamo in questa guerra a due passi”. Così il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, parlando all’esterno del Senato. “Chiaro che in questo momento la situazione è talmente convulsa che è difficile fare la valutazione anche per dei provvedimenti”, aggiunge il ministro che spiega come “nella sola giornata ieri c’erano state oscillazioni anche del 20%, in più e in meno sui mercati internazionali”. “Se è questa instabilità il motivo per cui il governo non ha fatto ancora un provvedimento ad hoc? Non avrebbe senso” risponde Fratin, secondo cui al momento non si avrebbero “i valori corretti per poter fare le valutazioni”.
Maggioranza e opposizione, scontro su diplomazia e scelte energetiche
Dai banchi dell’opposizione, il confronto si fa subito politico e istituzionale con le parole del capogruppo PD Francesco Boccia: “Sono sempre strani gli appelli di Meloni. Anziché chiamare il leader dell’opposizione a partire da Elly Schlein quando è scoppiato il conflitto è stata in silenzio di fronte per 12 giorni a tutto quello che è successo, poi arriva in Parlamento e chiede che le opposizioni facciano quello che dice lei, non funziona così la diplomazia, non funziona così la politica estera, non funziona così il Parlamento”.
Ampio il passaggio dedicato alla crisi con Teheran: “Sull’Iran abbiamo detto delle cose molto chiare, e cioè che è necessario che l’Italia decida da che parte stare. Se la Presidente del Consiglio dice non condivido e non condanno, dice una bugia, perché se non condividi condanni”. Per Boccia, Meloni avrebbe scelto “la strada del silenzio, purtroppo supino all’amministrazione Trump e alle decisioni di Netanyahu che hanno incendiato il Medio Oriente”.
Altro capitolo, l’eventuale utilizzo delle basi militari italiane, su cui il capogruppo dem chiede un chiarimento formale al governo: “Vogliamo sapere con certezza se lei darà l’autorizzazione all’utilizzo di basi militari in Italia oppure no. Gli impieghi logistici, militari e di difesa vogliono dire che comunque ci sono armamenti che vengono mandati”. La posizione del Pd è netta: “Una cosa è far atterrare un aereo per il carburante, un’altra è organizzare attraverso quei mezzi militari azioni militari che in questo caso non sono difensive ma sono offensive. Noi siamo contrari in questo momento perché non capiamo per cosa vengono utilizzate queste basi, quindi al governo italiano chiediamo trasparenza. Siamo fortemente contrari, vogliamo sapere se il Governo è favorevole o se sta autorizzando alcune operazioni senza dirlo al Parlamento: che timore abbiamo”.
Dalla maggioranza, l’invito è a compattare il fronte interno: “Un giudizio direi molto chiaro, molto determinato. Insomma, innanzitutto un appello all’unità del Paese senza fare polemiche continue e costanti che arrivano dall’opposizione in un momento così drammatico. Tutto il Paese si deve unire e deve lavorare nella direzione di trovare le soluzioni giuste”, ha dichiarato il capogruppo della Lega Massimiliano Romeo.
“Indubbiamente il tema del lavoro diplomatico, che è quello che il Presidente del Consiglio sta portando avanti con il coordinamento proposto proprio dal governo italiano con Francia, Germania e Regno Unito – ha aggiunto Romeo – Ovviamente ci devono essere le condizioni, però si lavora in questa direzione proprio per fare in modo che il conflitto non si allarghi ulteriormente e poi soprattutto l’intervento che è quello su cui noi ovviamente abbiamo un grande interesse, che è quello sul cercare di venire incontro a questo aumento dei prezzi energetici che rischia veramente di mettere in grossa difficoltà sia le famiglie che le imprese”.
Romeo ha quindi sottolineato: “Il governo sta studiando ovviamente un sistema, guardando anche nei margini del bilancio per poter intervenire soprattutto sul tema dell’aumento dei prezzi del carburante per cercare di calmierare, venire incontro alle esigenze, anche di quello che è un aspetto direi molto richiesto anche dalle nostre imprese. Guardando e controllando con grande attenzione anche i fenomeni speculativi, perché insomma abbiamo visto e verificato attraverso un monitoraggio che il governo sta facendo proprio cercando appunto di capire chi ne sta approfittando e chi ne approfitterà. Alla fine c’è piena disponibilità poi come dire poi sia a concentrare l’aumento della tassazione, perché in questo momento qui tutti dovrebbero fare gli interessi dei cittadini e delle imprese”.
Sulle parole di Matteo Salvini in merito alla possibilità di tornare al gas russo, il capogruppo leghista ha aggiunto: “Guardi, lei sa che su queste tematiche all’interno del governo ci sono sensibilità diverse dall’inizio di quella che è stata la guerra tra Russia e Ucraina, c’è questo dibattito aperto tra chi sostiene che le sanzioni effettivamente danneggino la Russia, tra chi invece sostiene che in realtà siano un boomerang e che quindi alla fine rischiano di danneggiare più l’Europa rispetto a quello che possono fare la Russia, è un tema un po’ controverso, io ripeto, prendo le parole della Premier quando dice che sostanzialmente sul tema delle sanzioni bisognava valutare con attenzione che poi queste che dovessero essere inserite non vadano poi a ricadere su quello che invece è il nostro sistema produttivo e abbiano veramente un effetto penalizzante per noi, questo è un elemento direi già buono nel senso che c’è una grande attenzione da questo punto di vista”.
Dal centro, Carlo Calenda attacca duramente: “Trump è sempre stato, è e sarà un asset di Putin, dagli anni ‘90. Lui fa quello che gli dice Putin e farà quello che gli dice Putin, lo farà per ragioni economiche. Putin non è riuscito a conquistare Kiev, ma è riuscito a conquistare la casa Bianca”. Ma sul fronte energia riconosce un punto di contatto con l’esecutivo: “Serve un intervento dell’Europa su una cosa specifica, che è l’unica su cui sono d’accordo con la Meloni da questo punto di vista, cioè la sospensione dell’ETS. Cioè non possiamo avere, oltre il costo dell’energia che aumenta, anche un’auto-tassazione che facciamo sulle emissioni; perché questa cosa qua, in un periodo in cui schizzano i prezzi, distrugge le famiglie e le imprese”.
Sulla linea della maggioranza la senatrice leghista Giulia Bongiorno: “Equilibrato, credo che sia andato incontro a una serie di istanze che erano state fatte in precedenti riunioni qui al Senato da parte dell’opposizione. Opposizione spesso dice: “Perché non ci schieriamo con l’Europa?” Lei ha fatto presente che si sarebbe aspettata un appoggio dell’opposizione che ha sempre chiesto quello che sta facendo adesso”.
Di segno opposto l’intervento di Nicola Fratoianni di Avs: “Giorgia Meloni è venuta in Parlamento molto tardi e non ci ha detto niente. Ancora una volta gira intorno la questione. Non ha nominato mai Donald Trump, non ha nominato Netanyahu, non ha nominato qual è la posizione del governo su una guerra illegale contro il diritto internazionale, su qual è la posizione dell’Italia rispetto a questa guerra. Non basta prendere atto di quello che succede, non siamo osservatori”.
Poi aggiunge sulla crisi energetica: “Ci siamo vincolati agli acquisti di armi e di gas liquido americano e le conseguenze in particolare sul costo dell’energia di questa guerra illegale hanno un immediato e doppio effetto, da un lato impoverire il nostro paese, dall’altro arricchire le tasche di Donald Trump. Su tutto questo da Giorgia Meloni neanche una parola e io penso che tutto questo sia molto grave”.



