La cronaca di questi giorni è tristemente nota: Vladimir Solovyev, giornalista e conduttore televisivo russo, ha insultato pesantemente la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni in una puntata del programma che conduce, Polnyj Kontakt (qualcosa come “contatto completo”). Inserendo parole e frasi italiane in un discorso in russo, ha definito la Meloni «vergogna della razza umana, bestia naturale, idiota patentata, Giorgia “puttameloni”» e una «brutta donnuccia, cattiva».
Il video di Solovyev, lo scorso martedì, ha cominciato a circolare moltissimo online e ad essere citato dai giornali italiani. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani è stato il primo a muoversi: ha scritto sul social “X” di aver fatto convocare l’ambasciatore russo Aleksey Vladimirovich Paramonov «per esprimere formali proteste». Meloni, dal canto suo, ha risposto in serata con un post pubblicato sui suoi account social, in cui non ha citato direttamente Solovyev; ha fatto riferimento a un «solerte propagandista di regime», ribadendo che lei continuerà a fare l’interesse dell’Italia in libertà.
Ma non contento del clamore e dello sdegno suscitato urbi et orbi, che lo ha riportato al centro dell’interesse mediatico, Solovyev ha subito rilanciato, definendo la premier “fascista”, continuando ad attaccarla come capo di un governo che sostiene attivamente l’Ucraina, definendo le sue azioni come un'”adesione ai crimini” nazisti di Kiev. Accusa di “tradimento”; tradimento rispetto ai suoi elettori e, tradimento anche rispetto a Donald Trump, al quale avrebbe giurato fedeltà, definendo la sua condotta politica incoerente”.
E ovviamente, ha ripetuto gli epiteti già usati, tra cui “idiota patentata” e “bestia”.
Le analisi che si possono fare sono tante. Ma una domanda su tutte. Come mai questo attacco? E proprio ora?
E’ noto che l’autocrazia russa non prevede voci contrastanti col Cremlino. Ed è indubbio che l’imbeccata al giornalista, in evidente alterazione da alcol, sia avvenuta dall’alto.
Parliamo, dunque, di “rette parallele” tra Washington e Mosca. Certificate ufficialmente nell’incontro tra Trump e Putin in Alaska. Dove i due hanno disegnato (primo step) nero su bianco, il nuovo ordine mondiale destinato a ribadire un concetto che cancella ogni schema precedente, appartenuto agli Stati dal secondo dopoguerra in poi: il primato della legge del più forte e la fine del diritto internazionale, istituzioni e organismi sovranazionali compresi (Onu, Nato Ue etc). E, dato da non trascurare, la ripresa di un’altra modalità della guerra fredda: funerale del multipolarismo e varo definitivo del tripolarismo prossimo venturo “Usa-Russia-Cina” (con la terza in forte e irresistibile ascesa).
Secondo step: la delegittimazione delle classi dirigenti occidentali, del loro ruolo, delle loro idee.
Non a caso Vance, in ogni occasione pubblica, ha sempre tentato di far implodere dall’interno i valori fondanti della civiltà europea (un vizio pure di Putin). Come? Non negandoli, ma affermando che le suddette nomenklature, deboli, senza consenso interno, ritenute imbelli e incapaci, hanno tradito proprio i loro principi, consegnando il Continente alla povertà, all’etno-sostituzione migratoria, alla delinquenza (il fattore sicurezza), e a visioni negative della vita, della società e della famiglia (il gender, l’ateismo, l’ideologia Lgbtq).
Non è questo il programma di Trump? Non è questa la narrazione dello zar? E quali punti ha richiamato, infatti, Solovyev? Proprio questi. La Meloni rea appunto, di aver tradito le promesse elettorali, il suo credo “fascista”, criticando Trump; medesima comunicazione del tycoon, quando ha dichiarato che la nostra premier è cambiata, non è più la stessa.
Oggetto della discordia, come noto, la posizione del governo italiano nettamente contrario al bombardamento in Iran e agli attacchi al papa.
Terzo step: Solovyev che attacca la Meloni subito dopo il suo distacco da Trump. Orologio perfetto.
Ciò vuol dire che specularmente Trump e Putin viaggiano separati, ma colpiscono uniti. E colpiscono tutti coloro i quali contestano la loro egemonia, la loro geopolitica e geoeconomia.
Col risultato che Trump, da domani in poi, farà ancora il bello e cattivo tempo ovunque, a partire dal Medioriente, Putin in Ucraina e la Cina a Taiwan.
La vera ragione degli attacchi alla Meloni. Quella retta parallela tra Trump e Putin



