I giornali che contano. Chi fa veramente opinione? La casta cartacea si barrica

mercoledì, 13 Maggio 2026
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Domanda (ci torneremo a fine articolo): chi forma realmente l’opinione pubblica, i pensieri dominanti che poi si traducono in azione, comportamenti concreti e quindi, nel voto?
I dati relativi ai quotidiani sono spietati e desolanti. Ogni giorno solo 1.300mila italiani acquistano (leggono?) i giornali cartacei. Il che significa, considerando che siamo quasi 60 milioni (togliendo i piccoli), il nulla. Evidentemente tutti gli altri, cioè la differenza, si limitano unicamente a guardare passivi la tv.
I giovani, dal canto loro, da tempo utilizzano fonti alternative di informazione e distrazione di massa: i social (guidati dai vincenti “tecno-feudatari” che se ne fregano delle regole, dell’etica e molto spesso manipolano), preferendo in primis, Instagram e TikTok: una massa sterminata, i cittadini del domani, che di fatto si sta isolando dalla realtà vera (da cui deriva la partecipazione democratica), avviandosi verso percorsi virtuali “verniciati” però, di pensiero unico dalle forme inclusive, globalizzanti, dolci, laiciste, progressiste.
Una riflessione, a questo punto, va fatta: offerta scadente? Fogli inutili? Giornalisti (salvo lodevoli eccezioni), più star televisive (si legga penne partitiche), più “spot-man”, più “emoticon” che tecnici? Eccessivo gioco delle parti? Eterna rissa da ballatoio, curva per sterili opposte tifoserie, da ingessare e motivare per le urne? Notizie vecchie largamente anticipate dalla rete? Il verdetto è banale: sono pura autopsia, casta, Ancien Regime.
E allora perché assistiamo allo stucchevole rituale della continua partita di giro tra i soliti noti, sempre gli stessi in ogni programma? Rassegne-stampa tv che si basano preferenzialmente sui cartacei; ospitate “effetto-overdose” di direttori dei cartacei, panel politici guidati e orchestrati da editorialisti, sempre dei cartacei?
Se i numeri non sono filosofia, la democrazia della rappresentanza giornalistica deve cambiare: considerando la forza d’urto, la nuova capacità di indirizzo dei giornali on line, web tv e web-magazine. Se i cartacei da noi raggiungono appena 1.300mila persone, sempre ogni giorno ben 20milioni accedono a Internet. Qualcosa vorrà pur dire. E sono questi che fanno opinione, scardinano gli schemi (non tutti); sensazionalisti o no, rompono gli equilibri e nei momenti più delicati e drammatici offrono altre letture, altre interpretazioni, altre verità rispetto alle versioni ufficiali (si è visto col Covid, con l’ideologia Green, con le posture belliche, con l’economia, con le emergenze energetiche, migratorie etc).
Meglio i “terrapiattisti” dei soldatini del pensiero unico. I fanatici del potere fanno più danni degli eretici che storicamente pagano di persona. Naturalmente la mia è una provocazione.
E tra questi soggetti emergenti, lasciatemi dire con grande soddisfazione, c’è il nostro “Speciale”, fortemente voluto da un editore coraggioso, con la sua ottima squadra di editorialisti, cronisti, collaboratori e video-maker. 1milione e 500mila utenti unici al mese e oltre 40milioni di visualizzazioni sui nostri social. Addirittura un nostro analista economico risulta tra i primi 20 nella classifica nazionale di Facebook.
Se dividiamo i nostri lettori per 30-mese, arriviamo a quota 50mila al giorno. Esattamente come il “Fatto quotidiano” e Il “Giornale” (diffusione sia cartacea che digitale). E molto sopra rispetto alla Verità e a Libero (i due giornali messi insieme non ci superano), e al Tempo (diffusione sia cartacea, sia digitale).
E allora torniamo al quesito di partenza: chi fa opinione?
Forse è proprio questo il motivo per cui la casta, alias il Palazzo della carta stampata, non raccoglie o raccoglie poco. Ma così si dà la zappa sui piedi.

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