Venezia 83, tra grandi ritorni e nuove polemiche: il Lido scommette sul cinema italiano

lunedì, 3 Agosto 2026
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Dopo l’annuncio di Ink, il nuovo film di Danny Boyle scelto per aprire la Mostra, è stato finalmente svelato il programma della 83ª edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, in programma dal 2 al 12 settembre 2026. Una selezione che intreccia grandi autori, ritorni prestigiosi, documentari-evento e molto cinema italiano e che, già poche ore dopo la presentazione ufficiale, ha acceso un dibattito destinato ad accompagnare il festival fino alla consegna del Leone d’Oro.

Alberto Barbera lo ha definito «uno straordinario strumento di conoscenza del reale». Guardando la selezione, è difficile non riconoscere questa ambizione: guerre, migrazioni, intelligenza artificiale, crisi della famiglia, adolescenza, memoria e conflitti sociali attraversano quasi tutte le opere selezionate. Più che fotografare il presente, Venezia prova ancora una volta a interpretarlo.

Il ritorno di Moretti e un concorso molto italiano

Sono venti i film in concorso, ben cinque italiani: Marco Bechis, Edoardo De Angelis, Andrea Pallaoro, Paolo Strippoli e Nanni Moretti, che torna in gara quarantacinque anni dopo Sogni d’oro. È probabilmente il ritorno simbolicamente più forte della Mostra. Lo stesso Barbera ha ammesso, con una battuta destinata a rimanere, di voler “farsi perdonare” l’esclusione di Palombella rossa nel 1989. Accanto agli italiani troviamo Herzog, Kore-eda, Lee Chang-dong, Tsukamoto, Martin McDonagh, Florian Zeller e Casey Affleck. Una line-up ricca di nomi importanti ma che, almeno sulla carta, manca di quei titoli capaci di creare immediatamente l’effetto evento. Gli studios americani sembrino ormai guardare con minore interesse al festival veneziano rispetto agli anni passati.

Amelio e Martone fuori concorso: la scelta che racconta il nuovo corso

Tra i momenti più sinceri della conferenza stampa c’è stata la confessione di Alberto Barbera di aver esitato prima di telefonare a Gianni Amelio e Mario Martone. Entrambi sono stati collocati fuori concorso con Nessun dolore e Scherzetto. Il direttore della Mostra ha raccontato di essere stato piacevolmente sorpreso dalla comprensione dei due registi, consapevole che una simile decisione non sia mai semplice da comunicare. In realtà quella scelta racconta molto della filosofia di Venezia 83. Amelio e Martone hanno già scritto pagine importanti della storia del festival — il primo vinse il Leone d’Oro con Così ridevano nel 1998 — ma quest’anno Barbera sembra aver preferito concentrare il concorso su autori differenti, lasciando spazio anche a una nuova generazione di registi italiani come Paolo Strippoli. È una scelta che privilegia il ricambio senza rinunciare ai grandi maestri, che restano comunque protagonisti della selezione ufficiale.

La polemica: una sola regista in concorso

Il tema che ha generato le reazioni più forti riguarda però la rappresentanza femminile. Nel concorso principale compare infatti una sola regista donna, la danese May el-Toukhy con Woman Unknown. Il dato è stato evidenziato da numerose testate internazionali e dalle associazioni che monitorano la presenza femminile nei festival cinematografici. Non è una polemica nuova per Venezia, ma quest’anno assume un peso ancora maggiore considerando che negli ultimi anni Cannes e Berlino hanno progressivamente aumentato la presenza di autrici nelle rispettive competizioni.
Barbera ha più volte ribadito, anche nelle passate edizioni, che la selezione debba basarsi esclusivamente sulla qualità dei film ricevuti e non su quote di rappresentanza. Una posizione coerente con la linea della direzione artistica, ma che continua a dividere il mondo del cinema.

Attesa per gli Oasis

Il documentario Oasis – Don’t Look Back in Anger, diretto da Dylan Southern e Will Lovelace, racconterà la reunion dei fratelli Gallagher e il tour mondiale del gruppo. Durante la presentazione Barbera ha annunciato che Liam e Noel Gallagher hanno promesso di accompagnare personalmente il documentario al Lido, trasformando una semplice proiezione in uno degli appuntamenti mediatici più attesi dell’intero festival.

Tra Bertolucci, AI e documentari

Accanto al cinema di finzione emergono alcune delle proposte più curiose dell’intera Mostra. Luca Guadagnino presenterà Joie de vivre, monumentale documentario di oltre sette ore dedicato a Bernardo Bertolucci, mentre Francesco Carrozzini porterà Be Brave, definito da Barbera il primo lungometraggio documentario italiano realizzato con un utilizzo esteso dell’intelligenza artificiale sotto il controllo creativo del regista. Ci saranno anche Alex Gibney con il documentario su Elon Musk, Wim Wenders, Sergei Loznitsa, Amos Gitai e Takashi Miike, a conferma di una sezione documentaria tra le più solide degli ultimi anni.

Molta Italia

La sensazione complessiva è quella di una Mostra fortemente orientata verso il cinema italiano. Cinque film in concorso, numerosi titoli nelle sezioni collaterali, il ritorno di Moretti, Guadagnino protagonista con il suo progetto su Bertolucci, Paolo Strippoli alla consacrazione internazionale, Emanuela Fanelli protagonista della serie Peccato e Giovanni Veronesi scelto per chiudere il festival con Dio ride. La sostanziale assenza del cinema italiano dal concorso di Cannes 2026 ha inevitabilmente modificato gli equilibri internazionali, riversando sul Lido una quantità di produzioni italiane superiore al consueto. Resta però una domanda: questa abbondanza corrisponde anche a un reale salto qualitativo? La risposta arriverà soltanto durante le proiezioni.

Perché, come spesso accade a Venezia, le linee programmatiche raccontano solo una parte della storia. Saranno i film — più delle polemiche, delle statistiche e delle aspettative — a stabilire se questa edizione verrà ricordata come un festival di transizione o come una Mostra capace, ancora una volta, di sorprendere.

Film in concorso

  • Company, di Casey Affleck
  • Kami Nour (A bit of light), di Ali Asgari
  • Ritorno a Buenos Aires, di Marco Bechis
  • Ink, di Danny Boyle
  • Un bon petit soldat, di Stéphane Brizé
  • Il fuoco che ti porti dentro, di Edoardo De Angelis
  • Kvinde Ukendt (Woman unknown), di May el-Toukhy
  • Bucking Fastard, di Werner Herzog
  • 15/18 A place to heal, Cédric Kahn
  • Dau, di Ilya Khrzhanovsky
  • Look Back, di Hirokazu Koreeda
  • Ga-Neung-Han Sa-Rang (Possible Love), di Lee Chang-Dong
  • Wild horse nine, di Martin McDonagh
  • Succederà questa notte, di Nanni Moretti
  • Primetime, di Lance Oppenheim
  • The echo chamber, di Andrea Pallaoro
  • Un peu avant minuit, di Nicolas Pariser
  • L’estranea, di Paolo Strippoli
  • Nelson san, anata ha hito wo koroshimashitaka? (Mr. Nelson, did you kill people?), di Shinya Tsukamoto
  • Bunker, di Florian Zeller

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