Se c’è una cosa che non difetta Elly Schlein è l’ottimismo: «Vinciamo le primarie, poi battiamo la premier con l’alleanza progressista. Prima si vota meglio è, siamo pronti», dice la segretaria del Pd chiudendo la Festa dell’Unità a Reggio Emilia. Peccato che tra i propositi e la realizzazione dei progetti ci sia da superare un campo minato. «Abbiamo sostenuto e continueremo a sostenere il popolo ingiustamente invaso in Ucraina dall’offensiva militare di Putin», aggiunge, giusto per dare qualche ragguaglio su quella che sarà la politica estera di un governo progressista.
Tuttavia, la prima segretaria nella storia del Pd che finisce indenne il suo mandato, il guastatore ce l’ha in casa, o meglio nell’effervescente condominio del Campo largo. Si chiama Giuseppe Conte ed è il leader del Movimento 5 Stelle, che mentre lei arringa il suo popolo al Green Park di Reggio, risponde dalla Festa del Fatto Quotidiano dicendo tutt’altro.
«Non è possibile che il Movimento Cinquestelle sottoscriva un programma che continua in politica estera a fare quello che sta facendo la Meloni. A differenza di quello che sembra leggendo i giornali, la linea dei 5S non è primarie o morte, né il suo presidente è ossessionato da un ritorno a Palazzo Chigi. La faccenda è un po’ più complessa. Alle primarie, precisa, ci si arriva per due motivi: uno perché il Pd ha respinto la proposta di applicare il metodo che la coalizione usa per le Regionali, ovvero scegliere con saggezza il candidato più competitivo, due perché ai Cinquestelle l’idea che chi prende più voti abbia una sorta di egemonia e decida il candidato premier, non va giù. Il Pd – continua l’ex premier – ha chiarito che per loro vale la regola del partito più grande, che prende più voti, ma i Cinquestelle sono in politica per fare delle battaglie e non per portare acqua al mulino di qualcuno. Quindi, non è una questione personale nei confronti di Elly Schlein che, legittimamente, aspira a essere candidata premier, ma noi non possiamo preventivamente metterci nelle mani di un’altra forza politica, che sia il Pd o chiunque altro».
Ora se tali riflessioni non sono pietre tombali sull’alleanza con il Pd poco ci manca. Ma Conte non si ferma qui. «È chiaro che dovremo preventivamente precisare qualche punto fermo, perché non può essere che domattina vinca Schlein o addirittura un’altra candidata o candidato e, a quel punto, si mandano armi a “go go” in Ucraina per un’escalation militare che ci sta portando al terzo conflitto mondiale. Non è possibile che il Movimento sottoscriva un programma così».
E la destinataria di tali affermazioni cosa replica? «Abbiamo sostenuto e continueremo a sostenere il popolo ingiustamente invaso in Ucraina dall’offensiva militare di Putin che continua ad andare avanti. Abbiamo chiesto all’Europa di fare uno sforzo diplomatico e politico, di prendere un’iniziativa, di scegliere un negoziatore europeo. Io penso che l’Ue debba avere una politica estera univoca, forte, che rappresenti tutti i 27, altrimenti rischiamo di non poter accompagnare l’unica pace giusta che non è la resa alle ragioni dell’aggressore».
A metà settembre e con le elezioni politiche non troppo lontane, il Campo largo non riesce a trovare un minimo di armonia. Dunque, come può una coalizione che intende governare dividersi sulla politica estera ancora prima di cominciare? La premier in questi anni ha sperimentato sulla propria pelle quanto sia complicato tenere a bada le varie sensibilità della sua coalizione specie sulla politica estera. Solo il suo intervento costante ha potuto fungere da collante. Il problema del Campo largo, considerando pure gli altri poli che vanno formandosi, è che non ha un leader riconosciuto. Le primarie? Formalmente serviranno a decretare un vincitore, non per cementare un’alleanza. Testardamente uniti, ripete come un mantra la Schlein, è propria sicura che sia una buona idea?



