La prima sarà probabilmente per la squadra del cuore. Poi arriveranno la data del matrimonio, l’anno di nascita del figlio, il soprannome con cui gli amici ci chiamano da sempre. E, naturalmente, qualche messaggio in codice comprensibile soltanto al proprietario.
Se c’è una cosa su cui Giorgia Meloni sembra scommettere, annunciando la possibilità di avere targhe personalizzate a pagamento, è che gli italiani non si faranno pregare quando si tratterà di trasformare un rettangolo di metallo in una dichiarazione d’identità.
“E qualcosa mi dice che la creatività degli italiani qui potrebbe farsi valere”, ha detto la presidente del Consiglio, presentando la misura dopo il Consiglio dei ministri. Un invito a sbizzarrirsi, purché si sia disposti a pagare. Per le automobili, la cifra prevista è di 600 euro per la coppia di targhe; per le moto, 360 euro. Non proprio il prezzo di una battuta, ma nemmeno una cifra proibitiva per chi vuole distinguersi al semaforo.
Prima di immaginare le strade italiane trasformate in una specie di social network viaggiante, bisognerà però attendere le regole attuative: la possibilità è stata inserita nel nuovo Codice della strada, ma non significa che domani si possa andare in Motorizzazione a prenotare la propria personalizzazione.
Le combinazioni possibili sono già un piccolo catalogo di manie nazionali. Un tifoso potrebbe sognare una targa che richiami lo scudetto della propria squadra, l’anno di una finale indimenticabile o la data di un derby. Un appassionato di calcio potrebbe puntare sul numero di maglia del suo idolo. Chi è meno interessato allo sport potrebbe scegliere la data delle nozze, le iniziali della famiglia o un numero fortunato.
E poi c’è il campionario più tipicamente italiano: il gioco di parole, la frecciata all’automobilista che segue, l’allusione che strappa un sorriso soltanto a chi conosce la storia. Una targa potrebbe celebrare il 1982 o il 2006, anni dei trionfi mondiali azzurri, oppure ricordare il 9 luglio 2006, giorno della finale vinta dall’Italia contro la Francia. Per i romanisti, i laziali, gli interisti, i milanisti, i napoletani e gli juventini, la fantasia potrebbe diventare un terreno infinito in cui esercitare memoria e rivalità.
Sono esempi ipotetici, naturalmente: bisognerà vedere quanti caratteri saranno ammessi, quali combinazioni risulteranno disponibili e come verranno gestiti i riferimenti potenzialmente offensivi o ambigui. Ma il principio è proprio questo: fare in modo che una sequenza normalmente assegnata d’ufficio possa diventare qualcosa di riconoscibile, quasi una firma. Un sigillo con cui rendere unica la propria automobile.
Per capire dove può arrivare il fenomeno, basta attraversare la Manica. Nel Regno Unito le targhe personalizzate sono un mercato consolidato: si possono acquistare attraverso l’agenzia pubblica che gestisce le immatricolazioni oppure tramite operatori privati. Alcune combinazioni vengono messe all’asta, con prezzi di partenza che per le aste ufficiali possono essere di 130 sterline.
La targa, inoltre, può essere trasferita da un veicolo all’altro seguendo le procedure previste. Non è soltanto un vezzo estetico: una combinazione particolarmente semplice, elegante o desiderabile può acquistare valore e diventare un bene da rivendere.
Il meccanismo è interessante anche per l’Italia: una volta aperta la possibilità di scegliere, non tutti cercheranno necessariamente il proprio nome. Ci sarà chi vorrà una combinazione rara, chi cercherà una sequenza facile da ricordare e chi, semplicemente, vorrà evitare di avere la stessa targa di chiunque altro.
Negli Stati Uniti la personalizzazione si intreccia anche con l’appartenenza sportiva. In Illinois, per esempio, esistono targhe dedicate ai Chicago Cubs, la squadra di baseball, che possono essere personalizzate con lettere e numeri secondo le regole dello Stato. In California, le targhe dedicate ai Los Angeles Rams, squadra di football americano, sono state promosse anche come strumento per raccogliere fondi destinati a iniziative pubbliche.
L’auto insomma diventa un’estensione della propria tribù, sportiva o culturale. E il tragitto casa-lavoro offre l’occasione di dichiarare la propria fede ogni giorno, senza bisogno di indossare la maglia della squadra.
In Europa, uno dei sistemi più flessibili è quello belga, dove il prezzo indicato per il servizio è di 1.030 euro: più della tariffa prevista in Italia, ma in linea con l’idea che l’esclusività abbia un costo. Poi c’è il mondo delle aste di lusso, dove la targa smette di essere un semplice accessorio e diventa un simbolo di status. A Dubai, nell’aprile 2023, la combinazione “P 7” è stata venduta per 55 milioni di dirham, quasi 14 milioni di euro. Una cifra che porta il concetto di personalizzazione in un’altra dimensione: non più soltanto il desiderio di distinguersi, ma quello di possedere un simbolo rarissimo.
Per la maggior parte degli automobilisti italiani, naturalmente, il confronto resterà molto più terra terra: 600 euro per una targa che ricordi un anniversario, il nome di una persona amata o una passione. La possibilità di scegliere una combinazione di lettere e numeri era già stata prevista dalla riforma del Codice della strada del 2002. Quella previsione, però, non è mai diventata un servizio concretamente utilizzabile, perché mancavano le disposizioni necessarie a renderla operativa.
Il nuovo intervento prova a superare quell’impasse, introducendo anche una tariffa precisa e aprendo alla possibilità di una successione di caratteri personalizzata secondo le regole che saranno definite. Restano da chiarire i dettagli pratici, compresi i limiti delle combinazioni e le modalità di richiesta.
La vera curiosità comincerà quando si apriranno le richieste. Ci sarà chi vorrà lasciare un segno, chi sceglierà una combinazione incomprensibile a tutti tranne che a se stesso e chi spenderà centinaia di euro per trasformare una targa in una battuta privata. Qualcuno cercherà di raccontare una vita intera in pochi caratteri; qualcun altro vorrà soltanto farsi riconoscere nel parcheggio o magari celebrare il suo amore per il rock and roll.
La targa personalizzata, in fondo, promette proprio questo: rendere individuale un oggetto nato per identificare un veicolo. Se la previsione di Giorgia Meloni si rivelerà giusta, sulle strade italiane non vedremo soltanto automobili con nuove combinazioni alfanumeriche. Vedremo una collezione di piccole autobiografie, dichiarazioni d’amore, date da ricordare e rivalità che non finiscono mai. Purché la Motorizzazione riesca, questa volta, a trasformare la fantasia in realtà.



