Prosegue l’ondata di falsi allarmi bomba che sta mettendo sotto pressione il traffico aereo europeo. Anche nella mattinata di oggi, venerdì 6 novembre, nuovi episodi hanno coinvolto voli da e per l’Italia, provocando deviazioni, controlli straordinari e disagi per i passeggeri. Le segnalazioni hanno interessato anche Francia, Repubblica Ceca, Danimarca e Ungheria. Nel frattempo, in Irlanda sono state evacuate le sedi di alcune importanti testate giornalistiche dopo la ricezione di minacce via email. Il governo irlandese ipotizza una possibile campagna di disturbo coordinata.
Nel giro di pochi giorni, gli allarmi hanno coinvolto oltre trenta velivoli, causando disagi a più di duemila passeggeri e costringendo le autorità aeroportuali europee ad attivare ripetutamente i protocolli di emergenza. Mentre proseguono le verifiche per individuare i responsabili, anche diverse Procure italiane hanno aperto fascicoli per fare luce sulla vicenda.
Nuovi allarmi sui voli Roma-Lisbona e Praga-Roma
Tra gli ultimi episodi figura quello che ha coinvolto un volo Ryanair partito da Roma e diretto a Lisbona, atterrato regolarmente nella capitale portoghese intorno alle 8 di venerdì mattina. Dopo la segnalazione di una possibile minaccia, l’aereo è stato sottoposto a un’operazione di sicurezza da parte delle autorità locali.
Il velivolo è stato inizialmente mantenuto in una zona periferica dell’aeroporto Humberto Delgado, mentre gli agenti effettuavano le verifiche. Secondo il racconto di un passeggero, il comandante avrebbe comunicato la necessità di alcuni controlli di sicurezza, senza fare riferimento esplicito a un allarme bomba.
«Ci ha detto che c’erano dei controlli di sicurezza da fare e che non dovevamo preoccuparci», ha raccontato il viaggiatore. I passeggeri hanno osservato numerosi agenti di polizia impegnati nelle operazioni. Lo sbarco è avvenuto con ritardo e, una volta scesi dall’aereo, i viaggiatori hanno dovuto attendere circa mezz’ora a bordo della navetta aeroportuale prima di poter lasciare l’area.
Un secondo allarme ha riguardato un volo Wizz Air in partenza da Praga e diretto a Roma. La segnalazione della possibile presenza di un ordigno a bordo è arrivata alle autorità ceche, che hanno disposto la deviazione del velivolo verso Venezia. L’aereo è atterrato all’aeroporto Marco Polo, dove sono scattate le procedure di sicurezza. Anche in questo caso, i controlli hanno dato esito negativo: nessun ordigno è stato trovato.
Allerta in Francia, Repubblica Ceca e Danimarca
Gli episodi non hanno riguardato soltanto i collegamenti italiani. Nel corso della mattinata sono state segnalate minacce anche per otto voli in arrivo e in partenza dall’aeroporto di Praga, per quattro aerei in volo sopra la Francia e per alcuni collegamenti presso lo scalo di Copenaghen, in Danimarca. Una nuova escalation che si inserisce in una serie di falsi allarmi che, nel giro di pochi giorni, ha coinvolto numerosi velivoli, provocando ritardi, deviazioni e disagi per migliaia di passeggeri.
Minacce anche alle sedi dei media in Irlanda
La stessa ondata di allarmi ha interessato anche il settore dell’informazione irlandese. Le sedi del gruppo radiotelevisivo RTE e del quotidiano The Irish Independent sono state evacuate dopo la ricezione di alcune email contenenti minacce.
Il governo irlandese ha definito gli episodi «estremamente gravi», confermando che le forze dell’ordine sono state immediatamente allertate e che sono state adottate tutte le misure precauzionali necessarie. L’esecutivo ha inoltre sottolineato come non sia ancora possibile stabilire chi si nasconda dietro le minacce e se si tratti dell’iniziativa di singoli individui oppure di un’azione organizzata.
Tuttavia, la coincidenza temporale con i numerosi allarmi che stanno interessando il traffico aereo europeo lascia ipotizzare una possibile campagna di disturbo coordinata. Le autorità irlandesi stanno lavorando insieme agli organismi competenti in materia di difesa, sicurezza informatica e aviazione per individuare i responsabili.
L’Ungheria fa decollare tre caccia
La situazione ha richiesto misure straordinarie anche in Ungheria, dove nella mattinata tre caccia militari sono decollati per scortare alcuni voli civili nello spazio aereo nazionale. A renderlo noto è stato il ministro della Difesa ungherese, Romulusz Ruszin-Szendi, attraverso un messaggio pubblicato sui social.
Le operazioni sono scattate in seguito a tre distinti allarmi bomba: il primo relativo al volo Wizz Air W64328, in viaggio da Bruxelles a Sofia; gli altri due riguardanti un collegamento Wizz Air in partenza da Praga e diretto a Cipro e un volo Tarom diretto da Praga a Bucarest.
I precedenti: altri voli coinvolti in Italia
Non è la prima volta che l’Italia finisce al centro di questa ondata di segnalazioni. Nei giorni precedenti, diversi voli diretti nel nostro Paese o in transito verso l’Italia erano stati interessati da analoghi episodi.
Un aereo Wizz Air partito da Milano Malpensa e diretto a Varsavia era stato fatto atterrare a Vienna. Un Airbus A320 proveniente da Dublino e diretto a Roma era stato invece dirottato in Francia. Anche un volo Finnair da Helsinki aveva raggiunto regolarmente l’aeroporto di Fiumicino, dove ad attenderlo erano presenti gli artificieri per le verifiche di sicurezza.
Almeno due delle segnalazioni sarebbero state collegate alla stessa email, firmata da un gruppo che si definisce «Combattenti dello Stato Maschile». Nel messaggio, inviato ai dipendenti dell’aeroporto di Roma con oggetto «segnalazione minaccia», si faceva riferimento alla presenza di esplosivi sui voli Helsinki-Italia e Dublino-Italia.
Le indagini in Italia: aperti fascicoli a Busto Arsizio e Milano
Sul fronte giudiziario, si muovono diverse Procure italiane per fare luce sulla raffica di falsi allarmi. La Procura di Busto Arsizio, in provincia di Varese, ha aperto un fascicolo per procurato allarme, al momento a carico di ignoti, dopo le due segnalazioni che hanno coinvolto altrettanti voli in arrivo all’aeroporto di Milano Malpensa.
Nel mirino sono finiti un aereo proveniente da Salonicco, atterrato alle 9.33, e un secondo volo decollato da Porto e arrivato nello scalo lombardo alle 10.25. In entrambi i casi sono state immediatamente attivate le procedure di sicurezza, ma le verifiche hanno dato esito negativo: nessun ordigno è stato trovato a bordo.
L’inchiesta potrebbe successivamente confluire in un’indagine più ampia, alla luce delle numerose segnalazioni analoghe che nelle stesse ore hanno interessato diversi aeroporti italiani ed europei. Le modalità delle minacce e il contenuto dei messaggi fanno infatti ipotizzare un possibile collegamento tra i vari episodi. Sulle comunicazioni sono al lavoro anche gli investigatori della Polizia postale, impegnati a individuare i mittenti delle email.
Anche la Procura di Milano, diretta da Marcello Viola, ha aperto un fascicolo dopo aver ricevuto le prime due informative della Polaria relative alle segnalazioni sui falsi allarmi bomba. Al momento non sono state formulate ipotesi di reato e non risultano indagati. Le comunicazioni riguardano sia l’aeroporto di Malpensa sia quello di Linate.
La Procura milanese, anche attraverso la Digos, svolgerà un’attività di raccordo con gli altri uffici giudiziari coinvolti, a partire da quello di Busto Arsizio. In una fase successiva, l’attività investigativa potrebbe essere affidata anche al pool antiterrorismo milanese.
La pista del gruppo russo Male State e la smentita
Tra i possibili nomi accostati alle minacce c’è quello di Male State, gruppo estremista russo fondato da Vladislav Pozdnyakov. Alcune email inviate agli aeroporti italiani erano infatti firmate «Combattenti dello Stato Maschile», denominazione associata al movimento.
Un account Telegram riconducibile al gruppo, interpellato dalla BBC, ha però negato ogni coinvolgimento: «Quale Male State? Dove l’avete visto? Non esiste più da molti anni». L’account ha anche ironizzato sulle accuse, chiedendo se i giornalisti avrebbero cercato direttamente Vladimir Putin nel caso in cui una futura minaccia fosse stata firmata a nome del presidente russo.
Il movimento, noto per le sue posizioni misogine, omofobe e razziste, è stato dichiarato organizzazione estremista e bandito in Russia nel 2021. Al momento, tuttavia, non ci sono prove di un suo coinvolgimento negli allarmi bomba. La provenienza delle comunicazioni e l’eventuale collegamento tra i diversi episodi restano al vaglio degli investigatori.
Crosetto: «Una guerra sotto la soglia di attribuzione»
Sulla vicenda è intervenuto anche il ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha invitato a non sottovalutare il fenomeno, inserendolo nel quadro più ampio delle minacce ibride.
«Mi pare ormai che ogni giorno, dai frigoriferi alle scorte di sangue in Francia, con questi finti allarmi c’è qualcuno che ha interesse ad alimentare le tensioni. Noi invece abbiamo l’interesse a fare il contrario e a garantire la sicurezza del Paese», ha dichiarato il ministro.
Crosetto ha ricordato che il tema delle minacce ibride viene affrontato da anni e che il lavoro delle istituzioni deve proseguire e intensificarsi. Il ministro ha quindi descritto il fenomeno come una «guerra sotto soglia di attribuzione», caratterizzata da azioni difficili da ricondurre con certezza a un responsabile.
Un meccanismo che, secondo Crosetto, riguarda anche gli attacchi informatici: «Tu lo subisci, tu devi difenderti, magari ti fa dei danni ma nessuno può dimostrare che arriva da A, da B o da C».
Mentre proseguono le indagini per individuare gli autori delle segnalazioni, le autorità europee restano in stato di allerta. Per il momento, le verifiche effettuate sui voli coinvolti non hanno rilevato la presenza di ordigni, ma la ripetizione degli episodi continua a provocare preoccupazione e pesanti ripercussioni sul trasporto aereo internazionale.
La priorità degli investigatori resta ora quella di ricostruire l’origine delle minacce, verificare eventuali collegamenti tra i diversi episodi e identificare i responsabili. Una vicenda che riporta al centro il tema della guerra ibrida, fatta di minacce, azioni di disturbo e attacchi difficili da attribuire, capaci di alimentare tensioni e creare instabilità anche senza un conflitto aperto.
Vittorio Zenardi
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