Il voto francese certifica la crisi dei partiti tradizionali

Esteri

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Come in qualunque altro settore, in politica non bisogna generalizzare ma dopo il primo turno delle elezioni francesi non è azzardato dire che i partiti politici tradizionali sono in evidente difficoltà. 

 

Emmanuel Macron, candidato indipendente di centro, ha vinto il primo turno delle elezioni presidenziali in Francia, che si sono svolte ieri. Marine Le Pen, leader del partito di estrema destra Front National, è arrivata seconda. Macron ha preso il 23,8 per cento dei voti e Le Pen il 21,5 per cento: si sfideranno quindi nel secondo turno il prossimo 7 maggio. François Fillon, candidato del partito di centrodestra dei Repubblicani ha ottenuto il 19,9 per cento, Benoit Hamon, candidato del Partito Socialista ha preso il 6,3 per cento. Sconfitte clamorose per i due partiti che fanno parte delle due più grandi famiglie politiche europee. Scenario ormai consueto in Europa come hanno dimostrato l’ascesa del Movimento 5 Stelle in Italia e di Podemos in Spagna e i toni sempre più anti establishment e per un generico rinnovamento usato anche dai leader dei partiti tradizionali.

Le Pen è espressione di una destra anti establishment e anti Ue, ha costruito la sua immagine attorno al rifiuto per l’establishment dei partiti tradizionali. A ben guardare Macron ha fatto qualcosa di molto simile. Ha una storia politica breve nel centrosinistra, ma evita le definizioni e dice di non essere “né di destra né di sinistra”: durante la campagna elettorale è stato definito “liberale di centrosinistra”, “centrista” e “moderato”. Macron (che è stato nel gabinetto di Hollande e ministro di Valls) si definisce un “progressista liberale” in economia, ma è di sinistra sulle questioni sociali: parla della libertà di praticare ognuno la propria religione in uno stato laico e dice che non bisogna cedere a coloro “che promuovono l’esclusione, l’odio o la chiusura in noi stessi”. Anche la scelta di difendere a spada tratta l’Unione europea e di affermare di volerla riformare per “proteggere” i francesi va in questa direzioni. E’ una scelta tattica: raccogliere i voti di che rifiuta i partiti tradizionali (soprattutto tra gi elettori più giovani) ma è lontano dalle idee della Le Pen.

Intervistato dal Corriere della Sera, l’ex presidente del Consiglio Enrico Letta (che a Parigi dirige la Scuola di affari internazionali Science Po) ha fotografato il messaggio che dalla Francia arriva a tutta l’Europa: “Il 7% di Hamon è un tracollo da cui i socialisti difficilmente si tireranno su. Mi auguro che la Spd vada bene, ma è una crisi profonda, che riguarda la sinistra e le sue organizzazioni politiche. La gente vota sempre più in una logica di utilità. Quando si è capito che aveva più chance Mélenchon, i francesi hanno lasciato perdere Hamon. I grandi partiti tradizionali sono finiti, perché l’elettorato è di una mobilità impressionante”.

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