La questione ong-migranti e la scomparsa dei fatti

Politica

La vicenda che riguarda le ong e il soccorso dei migranti in mare si arricchisce di un nuovo capitolo. Ma sullo sfondo resta una grande confusione su una questione di enorme importanza.

“A noi come ufficio non risulta nulla per quanto riguarda presunti collegamenti obliqui o inquinanti tra ong o parti di esse con i trafficanti di migranti. Nessun elemento investigativo”: lo ha detto il procuratore di Siracusa, Francesco Paolo Giordano, in Commissione Difesa del Senato. Il magistrato ha aggiunto che ci sono ong più collaborative con l’autorità giudiziaria e altre meno, ma ciò “non l’abbiamo mai interpretato come un ostacolo alle indagini, ma come un atteggiamento ideologico, una sorta di coerenza, loro sono a favore del migrante non a favore della polizia”.

E’ solo l’ultima puntata di una vicenda importante ma trattata in maniera molto surreale. Tante dichiarazioni e titoli sui giornali ma pochissimi fatti verificati.

Nelle ultime settimane alcune organizzazioni non governative che operano servizi di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale sono state accusate di essere dei “taxi per i migranti”: in maniera più o meno inconsapevole, queste organizzazioni benefiche aiuterebbero scafisti e trafficanti di esseri umani a trasportare migliaia di migranti in Italia. La questione è nata dopo che Frontex, l’agenzia per il controllo delle frontiere europee, ha accusato alcune ong di aver indirettamente aiutato gli scafisti. Le accuse sono state riprese da numerosi giornali e politici di centrodestra e questa settimana ne ha parlato anche il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio del Movimento 5 Stelle, il primo a usare l’espressione “taxi per migranti”. A Di Maio ha risposto Roberto Saviano con un articolo su Repubblica successivamente sulla questione si è espresso anche il procuratore di Catania, che da tempo sta indagando sui finanziatori delle ong e alla trasmissione Agorà ha esposto una serie di sospetti. Sospetti, appunto. Ma da un magistrato ci si aspettano prove. Lo ha fatto notare anche l’ex procuratore di Milano ed ex presidente dell’Anm, Edmondo Bruti Liberati, in un’intervista al giornale diretto da Ezio Mauro e ripresa anche dall’edizione italiana di Huffington Post. “Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi. Lo può dire Pasolini, che subito aggiunge ‘io so perché sono un intellettuale, uno scrittore’. Non lo può dire un procuratore”.

Questo non significa che non ci siano ancora molti aspetti oscuri in questa vicenda. Alcune dei più rilevanti sono stati illustrate da Gian Micalessin sul Giornale. Secondo le informazioni in possesso del giornalista a bordo dell’imbarcazione del Moas, una ong basata a Malta e guidata dall’americano Christofer Catrambone, opererebbero mercenari e strumenti per le intercettazioni. “Nulla d’illegale per carità. Negli Stati Uniti l’intelligence outsourcing, l’affidamento di operazioni di spionaggio a società private dà lavoro a 45mila persone e spartisce fondi per 16 miliardi di dollari. Il problema è la copertura sotto cui il Moas svolge la duplice attività. Il coordinamento delle operazioni di soccorso viene infatti realizzato con il coordinamento della Guardia Costiera. Come se, insomma, un’ambulanza in capo al 118 o a un altro numero di pubblico soccorso, utilizzasse la propria attività per raccogliere informazioni finalizzate alle strategie di potenze straniere”, si chiede Micalessin.

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