L’economista “bocconiana redenta” Bifarini: “Sogno dei sovranisti infranto”

Interviste

Condividi!

Elezioni 2018 neoliberiste: “E’ stato infranto il sogno di tanti sovranisti”. E’ l’analisi della giovane economista Ilaria Bifarini, web influencer e autrice di successo del libro “Neoliberismo e manipolazione di massa- Storia di una bocconiana redenta”. Con lei abbiamo parlato della campagna elettorale in corso e dell’attendibilità dei programmi, partendo da un dato fondamentale: “Il recupero della sovranità monetaria sarebbe condizione essenziale per la ripresa economica”.

Ilaria, nei giorni scorsi ha twittato così: “Cosa ne è adesso del sogno dei sovranisti e della dignità e coerenza di un partito come la Lega di Salvini?”. Si riferiva al cinguettio di Berlusconi che annunciava l’abbandono dell’idea no euro da parte del leader leghista. In base a questa analisi, quale futuro post elezioni intravede?

Berlusconi con un tweet ufficiale annunciava che Salvini ha cambiato idea sull’uscita dall’euro e da parte del leader leghista non c’è stata nessuna smentita. In modo provocatorio ho scritto anche un tweet a Salvini sollecitando una sua risposta, ma non è mai arrivata. Si è visto così infranto il sogno dei tanti sovranisti che speravano nella Lega per uscire dalla trappola della moneta unica. Il sogno di tutto quell’elettorato unito dalla speranza dall’Italexit che ora di fatto è rimasto orfano. Ora questa è la mia analisi: prevedo che molti voti saranno dirottati verso la destra sociale, in partiti come Casapound che rimane l’unico movimento a portare avanti il discorso dell’uscita dall’euro. A questo punto la credibilità della Lega viene meno, anche perché la stessa coalizione di centrodestra si mostra sempre più litigiosa anche su temi come i vaccini o il destino della legge Fornero. Non c’è nessuna coesione se non nella speranza di andare al governo, ma senza alcuna prospettiva.

Anche Di Maio ha detto addio alla battaglia per l’uscita dall’euro. Se da una parte la campagna elettorale sembra caratterizzata dal populismo, dall’altra la sovranità monetaria (sua massima espressione) non interessa più a nessuno. E’ così?

Il ripristino della sovranità monetaria non è la massima espressione di populismo. Penso invece che il recupero della sovranità farebbe molto bene alla nostra economia che ha risentito parecchio dell’entrata nell’euro. Tutti gli indicatori economici sono peggiorati fortemente, il debito pubblico anziché diminuire è aumentato di circa il 30% in 15 anni. Non si tratta quindi di una battaglia populista.  Con una compagine politica priva di una visione unanime sul tema dell’uscita dall’euro, la presa di posizione di un singolo partito, sia esso la Lega o il Movimento 5Stelle, non sarà sufficiente a far raggiungere l’obiettivo senza che questo comporti ripercussioni gravi sulla stabilità dei mercati, con ritorsioni e speculazioni da parte dei grandi gruppi finanziari. Ciò non toglie che il recupero della sovranità monetaria sarebbe condizione essenziale per la ripresa economica. Non credo tuttavia che al momento ci siano le condizioni perché possa avvenire un’uscita dall’euro senza ripetere nel contempo un caso Grecia. Credo che l’aver abbandonato l’idea dell’uscita dall’euro sia più un discorso di opportunità politica e di stabilità del Paese che io, pur essendo favorevole a questa prospettiva, non posso che al momento condividere.

Nei programmi elettorali è ricomparsa la parola “sociale”, quasi ad ammettere che il neoliberismo sia controproducente oltre che portatore di tensioni e rabbia. Esiste una forza sociale nell’attuale panorama politico?

L’uso della parola sociale è uno specchietto per le allodole. Non vedo nessuna battaglia sociale in questa campagna elettorale che anzi si rivolge ai soliti strumenti di stampo neoliberista, come può essere per esempio una riduzione fiscale indiscriminata senza obbiettivi di redistribuzione. Il tutto poi proprio da parte di quelle stesse forze politiche che compatte hanno introdotto il pareggio di bilancio in Costituzione, una vera e propria forma di schiavitù che impedisce di mettere in atto ogni tipo di politica sociale capace di portare all’abbattimento di disuguaglianze sempre più forti nel nostro Paese. Manca anche una cognizione di ciò che è realmente il modello neoliberista che opera nel nostro sistema: pertanto manca anche  la consapevolezza dell’urgenza di politiche che possano contrastare il neoliberismo con una redistribuzione e una revisione del modello lavorativo.

Sta nascendo una forma di opposizione al neoliberismo in Italia? Sta notando qualche forma di lotta?

L’unica forma di opposizione reale al neoliberismo potrebbe essere quella di rifiutare in modo fermo e determinato le politiche di austerità imposte da Bruxelles. Sono infatti politiche assolutamente anti-sociali e anti-economiche come ammesso dallo stesso Fondo Monetario Internazionale: questo ha infatti riconosciuto che all’aumento del consolidamento fiscale, ossia all’inasprimento della pressione fiscale e dei tagli alla spesa pubblica, corrisponde sia un aumento del tasso delle disuguaglianze già molto alte nella popolazione, sia un aumento della disoccupazione. Poi per contrastare il neoliberismo sarebbe importante  fare investimenti e ridistribuire il carico lavorativo sull’innovazione, sullo sviluppo e quindi sull’incremento del Pil. In questo modo si aumenterebbe il denominatore del rapporto debito-Pil risolvendo la questione del debito pubblico, che invece così continua ad aumentare. A  fronte di un debito pubblico che cresce non si fa nulla perché cresca anche il Pil.

Tagged

Lascia un commento