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Tim Cook vieta al nipotino di usare i social: troppi rischi. Quali…

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L’utilizzo dei social “vietato” anche da uno zio “speciale”. “Non ho figli, ma ho un nipote, al quale ho posto dei vincoli. Ci sono delle cose che non consento, non voglio che usino un social network” ha detto il numero uno di Apple, Tim Cook, il quale si è detto preoccupato per i rischi che tecnologia pone ai bambini.

Secondo Cook dovrebbero esserci dei limiti nell’utilizzo della tecnologia nelle scuole. “Non credo nell’uso eccessivo della tecnologia – ha poi continuato – Non sono uno di quelli che dice che usarla tutto il tempo significhi aver raggiunto il successo. Non lo credo affatto”.

Oggi, precisa Cook, parlando all’Harlow College nell’Essex, in Gran Bretagna, decodificare un computer è più importante che conoscere una lingua, ma arriva anche il momento in cui è bene chiudere un computer o un iPad. “Ci sono ancora questioni di cui si vuole parlare o che bisogna capire – concluso Cook – In un corso di letteratura, è giusto usare molto la tecnologia? Probabilmente no”.

E mentre parla così, nasce però il progetto pilota sviluppato dalla Apple, denominato “Programmazione per tutti”, che è stato adottato da 70 scuole in tutta l’Unione europea con l’obiettivo di imparare come sviluppare applicazioni per dispositivi mobili. A parlarne la stampa spagnola che precisa come tra le scuole selezionate vi siano tre spagnole: l’International School Levante (Valencia), la Brains International School (Las Palmas) e la Sotogrande International School (Ca’diz), che integrerà il curriculum con “lo sviluppo di applicazioni Swift” per offrire più opportunità agli studenti e dare loro le competenze di cui hanno bisogno per la carriera in un settore economico in piena espansione come quello delle applicazioni mobili. 

Ma allora qual è la verità?

Una ricerca francese ha osservato e analizzato il comportamento di bambini di varie fasce d’età alle prese con tablet e altri allettanti prodotti tecnologici, arrivando a consigliare il loro uso in autonomia e per tempi lunghi. E tirando la media dei consigli degli esperti del settore, è proprio questo il consiglio giusto. Una importante ricerca americana sui bambini da zero a 8 anni (Zero to eight: Children’s media use in America ), ha dimostrato come già a 9-12 mesi il bambino sia in grado di imparare a utilizzare le App senza problemi. Praticamente sa usare le tecnologie touch anche chi non sa leggere né scrivere. Questo utilizzo, se non limitato, può comportare un pericolo.

Nel libro “Nativi Digitali. Crescere e apprendere nel mondo dei nuovi media” (Il Mulino, 2014) di Giuseppe Riva, si spiega proprio come lasciar usare strumenti tecnologici a bambini in età prescolare possa rappresentare un rischio senza i giusti parametri.

In un’intervista a D.Repubblica.it Riva spiegava come “da una parte” tutto questo “migliora il processo di coordinamento dei movimenti e velocizza il processo decisionale. Dall’altra riduce la capacità di mantenere l’attenzione su un compito a lungo. Il fatto di trovare immediatamente, con un semplice tocco della mano, ciò che si desidera, riduce la necessità di rimanere concentrati su quello che stiamo facendo. Questo discorso vale, soprattutto, per i bimbi dai 6 anni in su. Inoltre la dimensione del “qui e ora”, del tutto a portata di mano, può limitare la capacità di astrazione”. 

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