Davos, Esposito (Pd): “Globalizzazione così non regge, serve terza via da Ue”

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Al Forum di Davos si riapre lo scontro fra globalizzazione e protezionismo,  complice l’annuncio di Trump di imporre nuovi dazi doganali verso alcuni prodotti asiatici, i cinesi su tutti. E in Italia naturalmente è seguita l’esultanza dei sovranisti. Lo Speciale ha intervistato il senatore del Pd Stefano Esposito, partito che si trova oggi al centro di sondaggi poco favorevoli e schiacciato fra la necessità di difendere il proprio profilo europeista senza apparire troppo appiattito su Bruxelles.

Senatore, a Davos Trump ha rilanciato il protezionismo e l’esigenza di ripristinare i dazi doganali. Questo potrebbe ridare fiato ai sovranisti in questa campagna elettorale? E voi del Pd fra protezionismo e globalismo dove vi collocate?

“Il protezionismo di Trump ha sicuramente affascinato molte forze politiche, la Lega da una parte e il Movimento 5Stelle dall’altra. I 5Stelle mi pare che cambino idea ogni giorno, mentre da Salvini mi aspetto maggiore coerenza nel cavalcare la posizione protezionista del presidente Usa. L’anti-europeismo di Salvini, diversamente da ciò che dice Berlusconi, è tuttora evidente a dimostrazione di come il centrodestra sia tutt’altro che una coalizione unita. Per quanto riguarda la posizione del Pd, riteniamo che il protezionismo non produca affatto gli effetti auspicati. Se poi qualcuno pensa di esportare in Italia il modello Trump allora non ha capito nemmeno in che paese vive. Noi non siamo gli Usa. Ad ogni modo il rapporto con i paesi cosiddetti emergenti non può essere affrontato che in sede europea, perché il mercato europeo di cui facciamo parte è uno dei principali mercati mondiali”.

E’ dunque fattibile la strada di un protezionismo europeo nel momento in cui c’è chi teme che con la nuova politica di Trump gli Usa possano rubare capitali e aziende alla Ue?

“Non credo serva il protezionismo. Avendo aperto i mercati in Europa abbiamo aperto anche le frontiere e questa è la strada da seguire. C’è un tema tuttavia da non sottovalutare. Non possiamo far finta che non esista un problema di dumping rispetto alle produzioni fra paesi che stanno nell’Unione europea. Vedi la vicenda dell’Embraco di Torino. Ci sono paesi che stanno nella Ue, a cui abbiamo dato risorse per l’integrazione, che svolgono una competizione sul mercato del lavoro e della produzione di beni con stipendi che sono un terzo di quelli che abbiamo in Italia. Questo è certamente un problema che va affrontato, ma non con il ricorso ai dazi”.

Fra globalizzazione e protezionismo, voi del Pd non vedete una terza via?

“Una terza via al momento non c’è. Su questo terreno ha ragione sicuramente il presidente indiano che nel suo intervento ha sottolineato l’esigenza di trovare un modello di globalizzazione che non sia selvaggio, che non aumenti il divario fra ricchi e poveri. Una globalizzazione che accresce il numero dei poveri non regge, ma il protezionismo non è meno dannoso. Anzi, arricchirebbe pochi e impoverirebbe molti. La vera sfida è europea. Noi siamo l’unico continente al mondo che per storia, cultura, diritti sociali, potrebbe indicare questa terza via. Tutto sta nel trovarla”.

Venendo in Italia, vi preoccupano gli ultimi sondaggi che vedono in forte calo il Pd e la popolarità di Matteo Renzi?

“Di sondaggi ce ne sono tanti e alcuni temo siano fatti apposta per colpire gli avversari. In realtà quelli degli istituti più accreditati vedono frenata la discesa del Pd. Abbiamo bisogno di avere al più presto liste e candidati. Con quelli sono certo, i risultati elettorali saranno migliori di tanti sondaggi”.

Grillo si fa da parte e sembra deciso a separare i suoi destini da quello della Casaleggio associati e del M5S. Come commenta?

“Grillo ha compiuto una grande operazione economica, quella di mettere a disposizione il suo blog per far crescere la piattaforma del M5S. E’ evidente che c’è uno scontro politico. Di Maio che apre alla Lega è chiaramente in disaccordo con il Grillo che chiude a qualsiasi tipo di alleanza politica dopo il voto. A proposito dei messaggi di Di Maio mi viene da pensare alle parole di Bersani, che definiva il M5S una forza moderata, e a quelle di D’Alema che diceva di sentirsi più preoccupato dalla deriva di estrema destra della Lega che dai 5S. Mi pare che questi antichi esponenti della sinistra non ci azzecchino più con le analisi politiche, visto che il programma di Di Maio ha molti più punti di convergenza con quello della Lega e delle forze di destra che con quelli della sinistra”

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