Italia peggio della Grecia, Rinaldi: “Saranno lacrime e sangue. C’è solo una strada”

Interviste

Condividi!

L’Italia messa peggio della Grecia. La rivelazione choc arriva dall’autorevole quotidiano conservatore tedesco Die Welt, che così si esprime in merito allo stato dei conti pubblici italiani in vista delle prossime elezioni. L’economista Antonio Rinaldi, da sempre schierato nel campo anti-euro e mente del sito Scenarieconomici.it intervistato da Lo Speciale spiega quanto questo allarme è davvero concreto e come è possibile evitare altre manovre lacrime e sangue.

Professore, è reale l’allarme che arriva dal quotidiano tedesco, siamo davvero messi peggio della Grecia?

“Hanno ragione se tengono conto delle regole europee scritte da loro. Se invece si tiene conto di altri parametri che a mio giudizio fotografano molto meglio la situazione economica di un paese, allora l’Italia sta addirittura meglio di altri. Prendiamo  ad esempio il parametro del 3% inserito nel trattato di Maastricht e l’ammontare del debito pubblico. Questi parametri si rapportano unicamente al debito pubblico e non ad altri tipi di debito, come ad esempio i debiti privati, quelli contratti dal sistema bancario, dalle aziende, dalle famiglie. Se noi tenessimo conto anche di tutti questi altri debiti ci renderemmo conto che la Francia è la peggio in assoluto con circa il 410% del rapporto debiti complessivi- Pil, mentre l’Italia sarebbe intorno al 350%”.

Quindi sta dicendo che è tutto un discorso di regole?

“Esattamente. Noi purtroppo siamo caduti nel tranello di firmare in bianco regole europee che ci hanno penalizzato e nessuno ha la forza e il coraggio di ricordarlo ai signori che stanno in Europa. Tutti i partiti a parole dicono di voler cambiare le regole europee, però al momento nessuno propone di rivedere i parametri includendovi anche i debiti privati. Sarebbe una soluzione concreta. Nel 2008 del resto c’è stata proprio un’emergenza provocata dall’esplosione del debito privato”.

Die Welt sostiene che dai programmi elettorali arrivano poche speranze. Condivide questa analisi?

“Da romano doc rispondo che è come chiedere all’oste se il vino è buono. La Germania si sta avvantaggiando molto di questa situazione. E’ l’unico paese europeo che ha un surplus della bilancia commerciale superiore a quello della Cina grazie ad una moneta, l’euro per l’appunto, sottovalutata rispetto ai propri fondamentali. Se la Germania avesse oggi il marco si rapporterebbe con le altre valute internazionali in maniera molto più forte. Non starebbe ad 1,25 ma almeno ad 1,80. Ciò significherebbe non avere il surplus sulla bilancia commerciale. Ha tutto l’interesse a mantenere inalterata questa situazione. Siamo noi che dovremmo fare in modo che questo non avvenga più. Ma non mi pare ci sia la volontà di andare in Europa e ribellarsi a tutto questo”.

Quindi neanche lei vede speranze nei programmi elettorali?

“Il Pd è accondiscendente e prono all’Europa da sempre. Il centrodestra, che pure a livello di singoli partiti propone delle ricette condivisibili, ha un leader, cioè Silvio Berlusconi, il cui obiettivo massimo è la riabilitazione a livello europeo. Abbiamo visto tutti, i messaggi concilianti rivolti alla Merkel. Ma come si fa a cambiare l’Europa insieme alla Merkel che come detto ha tutto l’interesse a difendere e conservare i vantaggi che l’euro ha portato alla Germania?”.

Ci aspetteranno altre manovre lacrime e sangue?

“Temo di sì. I politici non lo possono dire, io che sono indipendente invece sì. Tutti i partiti stanno promettendo ricette miracolose ma non dicono che per poterle realizzare tutte sarebbe necessario uscire dall’euro e dalla Ue, riprendendoci la nostra sovranità monetaria. Tutti i programmi dovrebbero essere supportati almeno da 100 miliardi di euro. Dove sono? E come facciamo a muoverci con le regole europee che ci obbligano a rispettare parametri insostenibili? L’unico modo appunto è uscire dalla Ue come ha fatto l’Inghilterra, Certo, loro non avevano l’euro e per gli inglesi è stato tutto più facile. Ma non possiamo continuare con questa lenta eutanasia”.

Tagged

Lascia un commento