No a menù vegani nelle scuole: diritto alla salute batte ideologia

In Rilievo Società

No ai cibi vegani nelle mense scolastiche, sconfitto l’integralismo alimentare.

Il Tar di Bolzano ha respinto il ricorso di una famiglia che rivendicava pasti vegani all’asilo nido per la propria figlia. Secondo i giudici, l’offerta di ben quattro menù dietetici, tra cui quello vegetariano, oppure senza carne suina o bovina, è più che sufficiente. “Spetta infatti all’amministrazione comunale – ricorda il Tar –  stabilire l’offerta in base alle disponibilità organizzative e finanziarie. Menù personalizzati sono previsti solo per motivi di salute e non per ragioni etico-religiose”.

Una scelta sicuramente di buon gusto considerando che la moda vegana, più che un’abitudine alimentare, sta diventando sempre di più una scelta ideologica. E sebbene sia legittimo per una persona scegliere un certo stile di vita o una determinata dieta sulla base delle proprie convinzioni, non è del tutto legittimo invece pretendere di estendere questa moda anche nelle mense scolastiche. Ancora di più imponendo un preciso regime alimentare ai bambini che, spesso e volentieri, sono vittime delle convinzioni dei propri genitori.

Ma cosa si intende per dieta vegana?

La dieta vegana, o meglio la filosofia alimentare adottata dai vegani, prevede che non si mangino carne e pesce, come nella dieta vegetariana, ma in più non sono consumati neppure derivati dagli animali, quali uova, formaggi e miele.
Alla base di questa scelta c’è il rispetto totale nei confronti degli animali e il rifiuto di qualsiasi violenza perpetrata ai danni degli esseri viventi.
L’alimentazione vegan è ampiamente fondata su cereali integrali, legumi, semi, ortaggi, frutta e alimenti proteici di origine vegetale sostitutivi della carne, come soia, tofu, seitan e tempeh.

E sebbene dentro le mura di casa non sia possibile imporre ai genitori cosa dar da mangiare ai figli (a meno che il regime alimentare scelto non si riveli dannoso per la loro salute come spesso purtroppo è avvenuto) è diritto della scuola non assecondare certe tendenze, lasciando libero il bambino di poter mangiare una fettina di carne se magari la trovasse di suo gusto. Anche perché, la scelta del cibo, dovrebbe essere presa liberamente dagli individui e non dovrebbe essere imposta dai genitori, abituandoli sin da piccoli a prediligere certe pietanze rispetto ad altre e rischiando così di privarli, nell’età fondamentale della crescita e dello sviluppo, di nutrienti essenziali.

Se infatti il basso consumo di proteine e grassi può arrivare a proteggere il cuore di un adulto, l’eccesso di fibre può provocare una sorta di malassorbimento che impedirebbe l’assimilazione di oligoelementi importantissimi per l’organismo, a maggior ragione se questo si trova in una fase di crescita. La carenza di vitamine come la B12 può portare ad estreme conseguenze. I pediatri infatti mentre nel caso di una dieta vegetariana si limitano a consigliare l’apporto di alcuni preziosi integratori, sembrano sconsigliare la dieta vegana ritenendola inadatta ad un bambino. 

Il Tar di Bolzano ha riaffermato con chiarezza il principio secondo cui i menù possono essere personalizzati soltanto sulla base di esigenze legate alla salute (nel caso per esempio di bambini malati di celiachia o allergici a particolari alimenti). Non può invece essere assecondata la richiesta di cibi speciali sulla base di una moda o di uno stile di vita che ognuno è libero di praticare senza pretendere di imporlo agli altri.

Anche perché compito dell’istituzione scolastica,è in primo luogo quello di tutelare il bambino, spesso e volentieri anche da certe idee discutibili dei genitori. Se è vero infatti che limitare il consumo di carne può essere utile a prevenire l’insorgenza dei tumori, è altrettanto vero che eliminare del tutto i cibi di origine animale è una scelta considerata discutibile da molti medici e nutrizionisti.

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