Accordo lavoro in Germania e contatore IBL, Alberto Bagnai parla a tutto campo

Interviste

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Accordo storico in Germania sul lavoro con una riduzione dell’orario ed un aumento salariale. Lo Speciale ne ha parlato con l’economista Alberto Bagnai, candidato della Lega e divulgatore scientifico. Da sempre convinto no euro. L’accordo è stato firmato tra il sindacato dei metalmeccanici Ig Metall e gli industriali, nel Baden-Wurttemberg (la regione che ospita gli impianti di Porsche e e Daimler) e riguarderà 900mila lavoratori. Una svolta definita storica. Intanto in Italia monta la protesta contro l’iniziativa dell’Istituto Bruno Leoni che ha installato un contatore del debito pubblico all’ingresso delle principali stazioni di Roma e Milano. Sul profilo twitter dell’Istituto è scritto: “Oltre 2mila miliardi che pagherai anche tu. Da oggi fino al giorno delle elezioni, #4Marzo, il Contatore del debito pubblico è nelle stazioni di #Roma Termini, #Roma Tiburtina, #Milano Centrale. Ricorda: #ognipromessaèdebito. Ogni promessa FA debito”…

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Partiamo dalla Germania. E’ svolta lavoro. Ventotto ore settimanali e salari più alti. Un segnale in controtendenza rispetto alle politiche del Jobs Act?

Questo accordo ha un alto significato politico. E’ una chiara prova di quanto ho affermato per anni in solitaria, per essere poi seguito da diversi economisti anche tedeschi; ovvero che la Germania in una prima fase dell’esperienza dell’eurozona ha promosso la sua competitività andando ad un ribasso sui salari. Infatti la richiesta iniziale dei lavoratori era di un incremento del 6%, esattamente uguale a quel decremento del 6% del quale in tanti avevamo parlato, io per primo, suscitando ilarità in Italia dove molti pensano che gli operai tedeschi abbiano stipendi favolosi. Invece questi stipendi sono andati calando in una prima fase del secolo mentre ora sono oggetto di forte rivendicazione sociale da chi ha visto decurtato il proprio potere d’acquisto. Oggi è stato accordato agli operai un aumento pari al 4%, risultato che a mio giudizio vede i lavoratori tedeschi uscire parzialmente sconfitti in termini salariali visto che in Germania la disuguaglianza durante l’esperienza dell’euro è aumentata più che in Italia. Questo a causa proprio delle politiche di moderazione salariale. Questo tipo di accordo non risolve completamente il problema dei lavoratori ma quello delle élite che hanno compiuto un gesto che va nella direzione auspicata da tutti gli economisti: promuovere la crescita interna per promuovere nel contempo anche le importazioni tedesche, riequilibrando così lo squilibrio enorme con le esportazioni. Ma questo accordo lo ripeto è insufficiente”. 

Perché?

“Per due motivi: primo perché riguarda soltanto la Ig Metall del Baden-Wurttemberg e dunque soltanto un pezzo seppur importante della Germania. Il settore manifatturiero rappresenta soltanto poco più del 20% dell’economia tedesca. Il grosso è concentrato nel settore dei servizi, oltre il 70%, dove non mi sembra l’accordo sia stato esteso e dove dominano i mini jobs. In secondo luogo il discorso dell’orario di lavoro, per quanto interessante, è condizionato ad esigenze familiari e limitato nel tempo, dai sei mesi ai due anni. Tutto ciò è bilanciato dalla possibilità per il datore di lavoro in caso di necessità di estendere gli orari a 40 ore.  Il significato politico è evidente. Nel momento in cui Angela Merkel si appresta a formare un governo con i socialdemocratici, perché ci sia una tenuta politica interna, è necessario far finta di essere più socialisti. Solo che la tenuta interna in un Paese che è nostro concorrente e che cerca in tutti i modi di falsare il mercato a proprio vantaggio, di certo non ci aiuta”.

Questo accordo può fare da apripista in Europa. E in italia sarebbe possibile sperimentarlo con tutti i vincoli che l’Europa ci impone in termini di contenimento della spesa e pareggio di bilancio?

“Se l’Italia intende restare nell’euro ha necessità di abbassare i salari e per fare questo abbiamo introdotto politiche come il Jobs Act e la Legge Fornero che hanno distrutto i diritti dei lavoratori e i redditi. Non è un problema di vincoli europei che c’entrano poco con la contrattazione salariale, il problema è costituito dalla necessità di compensare con la flessibilità dei salari verso il basso le rigidità dell’euro. Chiaramente la flessibilità verso il basso non si può conseguire con gli aumenti salariali”.

Sta facendo molto discutere in Italia l’iniziativa dell’Istituto Bruno Leoni con l’affissione del contatore del debito pubblico fuori le stazioni di Roma e Milano. Le come la giudica?

“Iniziativa ridicola dal chiaro sapore propagandistico, perché il valore assoluto del debito pubblico non ci dice nulla. E’ molto più facile per chi ha uno stipendio di tremila euro rimborsare diecimila euro di debito che per un disoccupato rimborsarne cento. Queste persone vogliono l’austerità e i tagli ,e poi si preoccupano della sostenibilità del debito. Il loro idolo Mario Monti facendo tagli ha portato il rapporto debito- Pil da 113 a 129 punti di Pil ,quindi ha fatto un’operazione di incremento del rapporto fra il debito e i mezzi per ripagarlo. La strada giusta in questo momento non è quella dei tagli come questi contatori privi di ogni validità scientifica vorrebbero far credere. In rete circolano contatori molto più interessanti ,come quello sui soldi che sborsiamo in termini netti all’Unione Europea e siamo arrivati  a parecchi miliardi. Soldi che potremmo investire nelle aree terremotate per la ricostruzione. Saranno gli italiani il 4 marzo a giudicare certe iniziative e a premiare partiti come la Lega, l’unica forza che vuole far ripartire l’economia con politiche keynesiane, le stesse che ci hanno consentito di vivere un trentennio di pace sociale e di grande sviluppo economico prima che il grande capitalismo finanziario prendesse il sopravvento”.

Ma quindi l’operazione è legata a una semplice visione economica?

“Operazioni come il contatore del debito mi fanno ritenere che dietro vi sia l’interesse di ridurre sempre di più il potere dello Stato sull’economia. Interesse perfettamente legittimo, ma che secondo me non dovrebbe essere presentato come punto di vista tecnico nel momento in cui tratta invece di un punto di vista prettamente politico ed ideologico”. 

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