Rimborsopoli M5s, Veneziani: “Falsi Robespierre, ma vanno attaccati su altro”

Interviste

Rimborsopoli 5Stelle, non c’è scandalo per il filosofo Marcello Veneziani intervistato da Lo Speciale. Secondo un nuovo servizio delle Iene sarebbero 14 i parlamentari coinvolti, e secondo quanto riferito lo scandalo non sarebbe finito qui. Altri nomi potrebbero aggiungersi nei prossimi giorni. C’è chi sostiene che i 5Stelle siano rimasti vittime della sindrome di Robespierre, della loro sbandierata presunta diversità morale che inevitabilmente avrebbe finito per rivelarsi un boomerang. Perché, se è vero che in questa vicenda nessuno ha rubato, è altrettanto vero che il rimborso dei soldi era un altro dei punti cardine della diversità grillina.

Veneziani, la rimborsopoli del M5S dimostra la fine della presunta diversità morale dei grillini? Anche per lei Di Maio e company sono rimasti vittime della sindrome di Robespierre da loro stessi alimentata?

“Posso condividere questa analisi dal punto di vista generale, non se ci riferiamo al caso specifico. I grillini sono sicuramente inadeguati a governare e sono certamente dei falsi Robespierre, ma in questo caso se andiamo ad analizzare a fondo la questione scopriamo che lo scandalo non c’è. Hanno deciso di restituire 24 milioni di rimborsi e alla fine ne hanno restituiti 23. Non è la fine del mondo se dieci persone su 200 non hanno mantenuto i patti. Non si può processare un intero movimento per questo. Credo che esistano argomenti molto più seri per attaccare il M5S e dimostrarne l’inadeguatezza a governare. Se si vuole far credere che sono come tutti gli altri non è così: forse diventeranno come gli altri, ma non lo sono ancora”.

Lasciando per un momento da parte la vicenda rimborsopoli, su quali argomenti quindi gli avversari farebbero meglio a puntare l’attenzione per convincere gli italiani dell’inaffidabilità del M5S come forza di governo?

“Sul fatto per esempio che sono dei dilettanti allo sbaraglio, privi di un’idea vaga di cosa significhi governare. Non hanno una storia politica alle spalle, non hanno idee e valori reali su cui fondare un’etica della politica. Basano tutto sulla presunta diversità e sulla negazione degli altri: essere diversi è un’affermazione di principio che in politica non significa nulla. Eravamo abituati anche a racconti storici ed ideologici che potevamo non condividere ma che provenivano da una riflessione, da una storia, da esperienze concrete. Qui siamo soltanto di fronte ad una pretesa di autoproclamata superiorità morale e di purezza rispetto agli altri. E’ questo il contesto che li rende scarsamente credibili come forza di governo. Ma da qui a criticarli perché avrebbero restituito 23 milioni invece di 24, di fronte a tutti gli altri partiti che non restituisco nulla, lo trovo francamente assurdo”.

Pensa anche lei che questo scandalo dei rimborsi potrebbe addirittura far guadagnare voti ai 5S? In fondo sono molti sulla rete a ragionare come lei e a sostenere che lo scandalo sarebbe quasi montato ad arte.

“Penso proprio di sì, anche perché alla fine il cittadino capisce perfettamente che questi almeno i soldi li hanno restituiti diversamente da tutti gli altri. Non lo hanno fatto al 100%, soltanto al 90, ma comunque li hanno restituiti. Poi andrebbe comunque fatto capire agli elettori che quei 24 milioni non risolvono i problemi di nessuno e che sono soltanto un piccolo segnale di buona volontà per carpire consensi. Iniziativa comunque irrilevante a sanare i buchi dello Stato. I grillini andrebbero criticati per il loro infantilismo politico, non per una presunta disonestà difficile da dimostrare”. 

Il moralismo comunque è stato un tratto distintivo della politica dei 5S. Un moralismo che trova analogie con altre recenti esperienze politiche, ad esempio quella di Antonio Di pietro, o possiamo definirlo un unicum?

 “Siamo in presenza di un moralismo che deriva dal giacobinismo di molte forze politiche e culturali del Paese. Questo dei 5Stelle è però un moralismo scadente, più ruspante, più ingenuo ma completamente privo di basi culturali e di visioni ideologiche. Un moralismo che definirei da saldi di fine stagione”.

Tutti i sondaggi continuano a delineare un’ingovernabilità dopo il voto lasciando intendere che non esisteranno maggioranze se non al prezzo di larghe coalizioni. A questo punto, quanto c’è di sincero, di falso e di ipocrita in una campagna elettorale dove tutti promettono tutto sapendo già che dopo dovranno allearsi con i presunti nemici?

“Ho definito falsa questa campagna elettorale già in sede di approvazione dell’attuale legge elettorale. Una competizione quella in corso che definirei falsata in partenza. Premesso ciò ritengo che proprio la sicurezza di non avere la maggioranza dopo il voto consente ai vari schieramenti in campo di poter fare queste grandi promesse. In questo contesto tutti possono spararla più grossa degli altri, avendo poi l’alibi per poter giustificare la mancata realizzazione delle promesse fatte. La colpa sarà sempre dei cittadini che non gli avranno permesso di avere i numeri per governare”.

Quale scenario di larga intesa vede prospettarsi all’orizzonte?

“Non vedo uno scenario definito. E’ certo che ci sarà un compromesso, ma non sappiamo di che profilo e di quale durata. A favore della durata ci sarà il desiderio di autoconservazione del nuovo parlamento. Nessuno vorrà tornare subito alle urne. Dal punto di vista politico non c’è alcun tipo di maggioranza all’orizzonte e non ci sono nemmeno le condizioni per ipotizzare inciuci. Stiamo davvero giocando sulla pelle dell’Italia”.

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