Violenze Palermo-Perugia, CasaPound tuona: “Evidente operazione mediatica”

Interviste

I fatti di Perugia-Palermo… E a Torino sarebbe partita, questa la denuncia, la “caccia all’uomo” contro il vicepresidente di CasaPound Simone di Stefano intervistato da Lo Speciale. Di Stefano infatti terrà un incontro elettorale nel capoluogo piemontese ma alcune sigle dell’emisfero antagonista hanno già indetto un sit-in di protesta all’insegna dello slogan: “Lanciamo la rete, staniamo Di Stefano”. Eppure dopo le violente aggressioni al dirigente di Forza Nuova a Palermo e al militante di Potere al Popolo a Perugia, da esponenti di governo e dai rappresentanti dei vari partiti è giunto l’invito ad abbassare i toni e a deporre le “armi della violenza”.

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Di Stefano, a Torino sembra partita la caccia all’uomo contro di lei con gli antagonisti pronti a bloccare il suo comizio. Ma non si era detto di abbassare i toni?

“Lo chieda ai centri sociali, non a me. Loro del resto hanno soltanto raccolto la sfida antifascista che hanno lanciato autorevoli esponenti politici della sinistra. Siamo noi i primi a voler abbassare i toni e vogliamo farlo perché a noi non interessa parlare di aggressioni, di fascismo o di antifascismo, ma di programmi. Parlare di violenza politica a pochi giorni dal voto serve soltanto a spaventare gli elettori per convincerli a votare i partiti cosiddetti moderati che dopo le elezioni li costringeranno ad accettare supinamente il governo tecnico”.

Le minacce degli antagonisti torinesi che vorrebbero stanarla la spaventano?

“Assolutamente no, noi ci saremo, terremo il nostro incontro e non ci lasceremo intimidire. I centri sociali urleranno come sempre, tireranno dei fumogeni, avranno le loro scaramucce con le forze dell’ordine, quello che fanno ogni volta. Il loro repertorio è noto”.

Intanto dopo l’aggressione al militante di Potere al Popolo che stava attaccando manifesti, Paolo Ferrero di Rifondazione Comunista è tornato a chiedere lo scioglimento dei partiti che si richiamano al fascismo. Come risponde?

“Andateci piano prima di parlare di accoltellamento. Il referto medico parla di soli cinque giorni di prognosi e se andate in Questura a Perugia gli inquirenti vi confermeranno che ci sono i filmati in cui si vede che sono stati i militanti di CasaPound ad essere stati aggrediti mentre attaccavano i loro manifesti. Stavolta siamo pronti a sbugiardarli senza timore dimostrando che ad essere stata oggetto di aggressione è stata la squadra dei nostri ragazzi”.

Stiamo tornati alla guerra fra opposti estremismi dunque?

“Non siamo certo noi a volere la guerra. Secondo lei è casuale che questa aggressione ai danni del militante di Potere al Popolo arrivi a poche ore dal clamore suscitato dal pestaggio di cui è rimasto vittima il dirigente di Forza Nuova a Palermo?”

Sta dicendo che è tutta un’operazione mediatica?

“A me sembra evidente, al militante di estrema destra pestato deve corrispondere l’estremista di sinistra accoltellato per dimostrare che la violenza, quella pericolosa e omicida, sta da quest’altra parte. Ma ripeto, noi abbiamo la coscienza a posto”.

Ad inizio campagna elettorale avevate denunciato la censura dei media contro di voi. E’ cambiato qualcosa in queste settimane?

“Non è cambiato nulla, la nostra presenza televisiva è dello 0,7% mentre Emma Bonino, che si è potuta candidare soltanto grazie ad un ridicolo escamotage tecnico politico che gli ha consentito di non dover raccogliere le firme pontifica in tv dalla mattina alla sera. Per questo dico che è arrivato il momento di mandare in Parlamento almeno una dozzina di esponenti di CasaPound”. 

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