ESCLUSIVA/Sergio Pirozzi: “Come cambierò il Lazio. Mai con Parisi”

Interviste

Elezioni regionali del Lazio, Lo Speciale ha intervistato Sergio Pirozzi sindaco di Amatrice e candidato alla carica di governatore a capo di una propria lista civica, dopo il diniego dei partiti del centrodestra a convergere sul suo nome. Pirozzi, un passato da calciatore e da dirigente tecnico di società sportive, dopo il devastante sisma che ha colpito il Centro Italia nell’agosto del 2016 è diventato il portavoce e il simbolo dei territori in lotta per la ricostruzione. Dall’esperienza del terremoto è scaturito un libro intitolato “La Scossa dello Scarpone, anatomia di una passione civile” che ha avuto un grande successo editoriale. La sua candidatura, inizialmente gradita a Lega e Fratelli d’Italia, è rimasta in campo nonostante il rifiuto del centrodestra a sostenerla unitariamente.

LEGGI SU LO SPECIALE L’INTERVISTA A STEFANO PARISI

Perché Pirozzi è diverso da Zingaretti?

“Perché non sono un politico di mestiere, quindi sono allergico ai diktat, alle correnti, al sistema dei partiti”.

Questa campagna elettorale regionale sembra passare in secondo piano rispetto alle politiche. E’ davvero così, oppure è soltanto una sensazione mediatica?

“L’attenzione è sul nulla, perché tanto il 5 marzo non ci sarà nessuna coalizione che raggiungerà il 40% e assisteremo ai soliti giochi di palazzo. Penso invece che l’ente di prossimità che più di tutti incida sulla vita delle persone sia proprio la Regione. Gli altri candidati stanno giocando strumentalmente a mischiare il voto politico con quello regionale proprio per non dover confrontarsi con i problemi reali del territorio che sono la sanità, la sicurezza, i rifiuti, i trasporti. Siamo una Regione che perde solitamente il 50% dei fondi europei. Per cui c’è interesse a mischiare le carte e a confondere il piano nazionale con quello regionale per essere trainati dai partiti”. 

Per ciò che riguarda la sanità come dovrà essere secondo Pirozzi. Un mix di pubblico e privato o con una prevalenza di un settore rispetto all’altro?

La sanità deve essere pubblica, ma il grande errore è stato quello di imporre una visione romano-centrica che ha portato a demolire i presidi periferici. Questo ha creato grosse difficoltà di smaltimento delle numerose richieste nelle poche strutture d’eccellenza. In Lombardia, dove regna una visione federalista, il problema della sanità è stato risolto aumentando il numero dei presidi periferici con l’aggiunta di maggiori prestazioni e senza il rischio di ingolfare le eccellenze. Cosa che non è avvenuta nel Lazio dove è mancata l’idea di una sanità su misura per il cittadino”.

Altro grande problema è rappresentato dalla viabilità con il grave gap infrastrutturale che separa Roma dalle province. Pensiamo su tutti alla Pontina e alla Cassia. Come intervenire?

Anche qui sarà necessario accedere il più possibile ai fondi europei. Direi che anche in questo settore è mancata un’idea di sviluppo generale. Si è investito soltanto in alcune zone, lasciando altre con sistemi di collegamento obsoleti. Da troppi anni si è perseguita la politica dell’accentramento nazionale che ha finito per penalizzare i territori: lo ha dimostrato nelle ultime ore anche l’emergenza neve che ha portato alla cancellazione del 50% dei treni regionali e solo del 20% di quelli ad alta velocità. Sarebbe stato logico il contrario”.

Quale sarà il suo primo provvedimento in caso di elezione?

“Quello di cambiare i criteri di nomina dei direttori generali delle Asl. Non dovrà nominarli più il presidente ma tre organismi specchiati al di fuori di logiche politiche. Fino ad oggi i Dg sono stati sempre espressioni delle correnti interne ai partiti. Un presidente non ha a mio giudizio le competenze per scegliere i tecnici della sanità. Io come governatore darò una mia idea di gestione puntando su una maggiore delocalizzazione delle competenze sui territori, ma la scelta dei manager sarà delegata esclusivamente a tre organismi esterni formati da professionisti e non da politici. Questa si chiama trasparenza e finora è purtroppo mancata”.

Il centrodestra continua a sostenere che il voto dato a lei è un voto sprecato, utile a far vincere Zingaretti. Come risponde?

“E’ vero esattamente il contrario. Il voto al centrodestra e a Parisi è utile solo per fare gli inciuci e per continuare a portare avanti il gioco della spartizione del potere fra maggioranza e opposizione. Logiche che non mi appartengono visto anche l’ostinazione con cui sono sceso in campo. Il voto a Parisi è inutile perché perderà, e per lui è già pronto un incarico politico di livello nazionale,  forse quello di direttore generale della Rai, se vincerà il centrodestra come è stato scritto da più parti”.

Se invece Parisi dovesse vincere pensa di poter collaborare con lui che per altro si è detto favorevole ad un suo recupero?

“Assolutamente no, io sto fuori da questi giochi. Siamo su posizioni molto distanti. Lui dice di voler creare un movimento nuovo ma intanto si appoggia ai partiti. Persona degnissima ma temo completamente digiuna del territorio. In questi giorni ha proposto il biglietto integrato per i trasporti di Roma senza sapere che è in funzione dal 1994”.

Berlusconi ha detto che dopo le elezioni, se Parisi dovesse perdere è pronto a fare i conti con lei anche con il ricorso ai calci nel sedere. L’hanno già individuata come capro espiatorio da colpire per la sconfitta del centrodestra?

“Un ex premier non si dovrebbe rivolgere ad un’altra istituzione in questi termini. Io faccio il sindaco a 660 euro al mese e quello che mi ha stupito è stato il silenzio di tutti gli altri partiti di fronte ad una brutta pagina della democrazia italiana. La mia unica colpa è di non stare sotto padrone. Può darsi pure che la mia idea non sia quella giusta, ma sono un uomo libero e porto avanti ciò in cui credo. E non mi faccio spaventare da nessuno” 

 

 

 

Condividi!

Tagged