Elezioni, la coalizione di sinistra ha detto al popolo “è colpa tua”

Politica

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Il risultato di queste elezioni è che non c’è nessuna governabilità. Ma i partiti anti hanno raggiunto il massimo dei consensi. E ad oltre 36 ore dall’inizio dello scrutinio delle elezioni politiche manca ancora il risultato di 53 sezioni, 27 per la Camera, e 16 collegi uninominali (10 alla Camera e 6 al Senato).

Intanto, da sottolineare per i lettori, c’è l’interessante commento dello storico Donald Sassoon, professore emerito all’università di Londra, che in una intervista a Repubblica, dice che “non c’è un eccezionalismo italiano, tutti i Paesi si stanno omologando. In Germania la Spd ha segnato il peggior risultato dal Dopoguerra, in Francia con poco più del 6 percento di Hamon alle ultime presidenziali il partito socialista è quasi scomparso”, “quello che sta succedendo in Europa non è tanto l’avanzata dei populismi, ma la crisi della vecchia politica. Vincono quelli che sono in grado di prendere le distanze dalla classe dirigente ufficiale. Macron non è un populista, ma il suo dirsi né di destra né di sinistra, che assomiglia molto al messaggio dei 5 stelle, sta a significare che lui non è un politico tradizionalista. Anche Corbyn ha seguito questa strada. In Europa orientale i partiti al potere in Polonia e Ungheria si presentano come distinti dalla vecchia politica”.

E aggiunge: “Siamo nella situazione che Antonio Gramsci nel 1930 così descriveva: quando il vecchio mondo sta scomparendo e il nuovo non s’intravede si verificano sintomi morbosi. Noi siamo in mezzo a questi sintomi che in Europa si chiamano xenofobia, antieuropeismo, nazionalismo, euroscetticismo, caccia all’immigrato ritenuto colpevole di tutti i mali. Le destre avanzano su questo terreno, hanno successo perché forniscono risposte facili senza dare soluzioni, il mantra è dare la colpa agli altri e basta” e “in un Paese con la disoccupazione elevata, soprattutto quella giovanile, la sinistra non ha parlato d’altro che di riforme costituzionali ed elettorali senza mai volere mettere al centro il dibattito sulla condizione economica e sociale se non invocando l’austerity. Che è come dire al popolo: è colpa tua”.

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