Post elezioni, psicodramma Pd: anche Di Maio è di sinistra

Politica

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La sinistra, intellettuale, giornalistica e politica è come al solito, dopo ogni sconfitta, in pieno psico-dramma collettivo.

Ma la cosa che più sconcerta e allarma è che nonostante lo psicodramma, non riesca proprio a uscire, come le succede da decenni, dai suoi stessi schemi, che stanno diventando ormai un vero e proprio mito incapacitante: ritenersi l’incarnazione religiosa del bene, della morale, della democrazia, dell’etica, del progresso, della natura, della cultura etc. E’ la sindrome di Voltaire di cui soffre senza possibilità di cura.

Sono i leader della sinistra che bocciano, promuovono, sono loro che legittimano, che delegittimano, sdoganano, condannano. E ancora di più: toppano sempre analisi e si correggono dimenticando i loro errori (confidando nella memoria corta degli italiani): si è visto con Trump, con la Brexit, con Berlusconi, prima diavolo, neo-duce, poi santo (in vista delle possibili ora, dopo il 4 marzo, abortite Larghe Intese col Pd). E lo stiamo vedendo con Salvini, anzi meglio, con Di Maio, trasformatosi in interessante o in costola della sinistra: stessa frase che usò a suo tempo, senza fortuna, D’Alema per tentare di normalizzare la Lega.

Il Pd, la sinistra in generale, ha perso drammaticamente le elezioni? Il Pd sta morendo? Renzi ha portato i suoi al massacro? Il governo di centro-sinistra ha sbagliato ogni politica su immigrazione, sicurezza, economia, riesumando un anti-fascismo da anni Settanta, ridicolo e patetico? E cosa fanno in tv, sui social, i giornali?

Il soggetto non è “cosa ha scelto il popolo”, ma “dove ha sbagliato la sinistra”. Sinistra centro di gravità permanente. Forse nella parola centro, c’è proprio la risposta alla crisi. Renzi ha tentato di costruire il partito radicale di massa, laicista, azzerandone la mission social-democratica. Insomma, rinnegando una storia.

Al limite della comica le domande della Berlinguer, di Formigli, di Agorà, le elucubrazioni dei Saviano etc.

E paradossale l’operazione ideologica del guru Scalfari, di annoverare culturalmente Di Maio nel patrimonio genetico della sinistra. Sinistra centro di gravità permanente.

Ci voleva questo bagno di umiltà per i vari Renzi. D’Alema, Bersani, Grasso, Boldrini.

Per loro “il bene non può perdere”. Allora comincino a capire che il bene può essere rappresentato pure da qualcun altro.

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