Chance governo, non sarà Terza Repubblica ma Repubblica di Weimar

Politica

Siamo entrati nella terza Repubblica come dice Di Maio o nella repubblica di Weimar? Se il vincitore grillino del 4 marzo, oltre che ai congiuntivi, conoscesse anche la storia, saprebbe bene che non gli conviene accostare l’attuale complesso, difficile, quadro post-elezioni italiano con l’equivalente quadro francese.

Terza Repubblica, non solo per i giornalisti e gli osservatori, ma per gli studiosi è infatti, sinonimo di caos, di ingovernabilità, di scontro politico tra radicali e conservatori transalpini. Non a caso dopo la terza repubblica francese c’è stata la quarta, ancora più nel caos, e infine, la quinta Repubblica, quando il generale De Gaulle, nel 1958, si è deciso a tornare leader pure politico, guidando il paese con piglio autoritario. E sulle ceneri del caos parlamentare è nato il presidenzialismo francese, altrimenti detto “la grandeur”, la grande fase della repubblica monarchica, che ancora dura.

La Repubblica di Weimar, invece, si addice meglio a noi. Se non gestiamo questa fase di incertezza (dovuta a un sistema elettorale che, se da una parte ha fotografato la democrazia in cammino dell’Italia, dall’altra non ha permesso la costituzione di una reale maggioranza politica per governare), arriverà, come in Germania nel biennio 1933-34, un nuovo nazismo: o di estrema destra (improbabile) o di estrema sinistra (l’antifascismo piazzaiolo, altrettanto minoritario), o finto-democratico di Palazzo (possibile), ossia la casta dei poteri forti che si autorappresenta e si auto-stabilizza.

Vediamo di spiegare le carte in mano e le possibilità dei vincitori di andare a Palazzo Chigi.

Governo Di Maio-Salvini. Attenuando le differenze, che ci sono e sono tante. I due vincitori hanno in comune l’odio anti-casta (centralista e/o partitocratica corrotta), una diversa politica rispetto a quella fallimentare della sinistra, sull’immigrazione e sulla sicurezza (legalità e ordine), un’altra idea di Ue e di moneta unica, un’idea di democrazia diretta, di partecipazione dei territori, il superamento degli schemi destra-sinistra, il populismo condito nel caso dei grillini, anche di moralismo. I due gruppi parlamentari hanno i numeri per governare e quindi potrebbero varare un esecutivo populista2.0. Ma Salvini ha ribadito che capeggerà il centro-destra e difficilmente andrà sotto padrone con Di Maio, visto che adesso è il padrone del suo polo, avendo condannato Silvio al definitivo tramonto. E c’è un’altra cosa (una seconda intuizione di Matteo): si vince solo all’opposizione, non a Palazzo Chigi (gli italiani puniscono sempre chi governa, è la sindrome di Piazzale Loreto), meglio lasciare la palla agli altri per contestare e monetizzare alle urne. E di Maio, dal canto suo, ha detto che è pronto ad ascoltare tutti sui suoi temi, quindi nessuno escluso (ergo, il boccino programmatico lo vuole tenere in mano lui). Possibilità 20%.

Governo Di Maio-Pd (più Liberi e Uguali). Renzi furbescamente ha congelato le sue dimissioni fino alla formazione del nuovo governo, dopo la nomina dei presidenti di Camera e Senato (Calderoli, Bonino, Gasparri?). Ciò significa che porrà le condizioni e le premesse per una terribile, dilaniante, guerra interna (ha formato le liste di tanti suoi fan), e sarà solo un Pd “de-renzizzato” a fare il lavoro sporco. Del resto, la guerra tra i renziani e gli uomini di Gentiloni è già iniziata da un pezzo (interessante la posizione di Calenda). Ma per ora in pochi hanno fatto capire che sono disposti a dialogare con i 5Stelle (Emiliano), nonostante l’operazione di Scalfari di acquisire i grillini nell’alveo culturale della sinistra, dimostrando (se in buona fede) di non aver capito nulla del loro dna.

Un governo Pd-5Stelle e Liberi e Uguali avrebbe i numeri per governare e governare bene. Ma il Pd decreterebbe la sua fine. E si aprirebbero le condizioni per una ricomposizione a sinistra su basi diverse. Possibilità 40%.

Governo Salvini-Berlusconi. Il centro-destra, secondo la Costituzione, è la coalizione vincente (mentre il primo partito, a livello numerico, sono i 5Stelle); pertanto il primo giro di consultazioni Mattarella dovrebbe affidarlo a Salvini e soci (ma ne dubitiamo). Un giro di centro-destra senza numeri: a Lega, Fi e Fdi mancano 50 deputati. Troppo per inaugurare una campagna acquisti. Forse i ribelli grillini potrebbero aggiungersi, ma un esecutivo che si regge su scomunicati, disonesti (i rei di mancato rimborso al proprio gruppo parlamentare) e in odore di massoneria, sarebbe eccessivo pure per un uomo del calibro e lo stile del capo dello Stato. Possibilità 10%.

Governo del presidente, di scopo o Gentiloni-bis. Data l’impossibilità di una maggioranza politica in parlamento, la cosa più percorribile potrebbe essere un governo del presidente, di unità nazionale, di scopo, magari affidato a un tecnico simil-Monti, non inviso alla Ue, ai poteri forti economici, con personaggi alla Calenda, Draghi etc, oppure a un politico trasversale, espressione del pensiero unico, del politicamente e culturalmente corretto, tipo Bonino, oppure un prolungamento tecnico del governo Gentiloni con altri ministri. Un governo di transizione, di passaggio, col compito di scrivere la Finanziaria, e di cambiare il sistema elettorale, per garantire al ceto politico dominante di non avere più brutte sorprese dalla piazza-sovrana. Col crollo di Pd e Fi il 4 marzo ha sancito l’impossibilità di un governo di Larghe Intese “Renzusconi”. Possibilità 60%.

di Fabio Torriero

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