Post Renzi nel Pd, Geloni: “Martina il vicedisastro, non cambierà nulla”

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Nel Partito Democratico il dopo Renzi si chiama Maurizio Martina. Tolto il capo arriva il vice e per Chiara Geloni, giornalista responsabile del sito web di Articolo 1-Mdp intervistata da Lo Speciale è la classica soluzione che “tutto cambia senza che nulla cambi”. E sul fatto che Renzi si sia fatto da parte persistono molti dubbi. Dopo il disastro elettorale, con il Pd precipitato al di sotto del 20%, Renzi si è dimesso passando il timone del partito al vicesegretario Maurizio Martina che gestirà la transizione insieme al presidente Matteo Orfini e, parole sue, all’insegna della massima collegialità. Intanto però è nebbia fitta sul futuro. Come verrà scelto il successore di Renzi? Con le primarie? Con un congresso degli iscritti? O in che altro modo?

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Via Renzi, arriva Martina. C’è chi parla di farsa. E’ d’accordo?

“Non voglio offendere Martina, ma ricordo una battuta di Renzi del 2009 quando di fronte all’elezione di Dario Franceschini in seguito alle dimissioni di Veltroni commentò: ‘Hanno fatto un disastro ed hanno eletto il vicedisastro’. Io non vorrei essere così dura, ma mi pare evidente che ieri il Pd non ha affatto dimostrato di voler intraprendere una strada nuova, scegliendo per la transizione il vicesegretario voluto da Renzi. Non vedo nessuna concreta discontinuità”.

Per altro molti osservatori evidenziano come il tanto annunciato “processo” non ci sia stato, con la minoranza che alla fine quasi è sembrata non infierire. Che significa?

“Condivido questa analisi, non c’è stata nessuna presa di coscienza e di responsabilità per il disastro elettorale. Anzi, leggendo le interviste di Renzi si percepiscono soltanto delle rivendicazioni. E’ arrivato a sostenere che gli elettori italiani si accorgeranno molto presto dell’errore che hanno commesso votando no al referendum costituzionale, fino quasi a lasciar intendere che dovranno pure chiedergli scusa. Il Pd non prende assolutamente le distanze da una simile lettura, mentre le minoranze sono sembrate accontentarsi soltanto di alcune sfumature del tipo: ‘Siamo tutti responsabili della sconfitta ma qualcuno lo è di più'”. 

Orlando, Damiano, Cuperlo, Franceschini ci si aspettava da questi un processo al renzismo che invece non c’è stato facendo passare quasi l’idea del tutti allineati e coperti dietro Martina. Anche le minoranze hanno le idee confuse?

“Capisco che la situazione politica sia molto difficile, non soltanto per il Pd ma per tutta la sinistra italiana. Sinceramente non mi sento nemmeno di infierire più di tanto. Però la riunione di ieri certamente non ha mostrato nessuna seria volontà di intraprendere un percorso di cambiamento, ammettendo gli errori e rompendo con una stagione di fallimenti politici”. 

Come evolverà la partita del governo? Vede soluzioni all’orizzonte?

“Quello che succederà dipenderà pochissimo tanto dal Pd che dalla sinistra. Dipenderà dai due vincitori, Salvini e Di Maio, e dalle decisioni che assumerà il presidente Mattarella. Mi pare che finora quelli che hanno in mano le sorti della legislatura abbiano assunto posizioni molto rigide con le quali credo si andrà molto poco lontano. Temo che l’interesse di Salvini e Di Maio sia alla fine proprio quello di rendere possibile come unica soluzione un accordo fra loro due, non per governare insieme, ma per tornare al voto e giocarsi una sorta di spareggio. Questo sarebbe un esito molto pericoloso per il futuro del Paese ma converrebbe ad entrambi”.

Renzi avrà ancora un ruolo in queste settimane? Agirà da dietro le quinte o lascerà gestire tutto a Martina e company?

“Non si terrà affatto fuori. Il ruolo che giocherà lo deciderà il Pd. Saranno i suoi dirigenti a decidere se farsi ancora dettare la linea da lui o assumere una posizione autonoma. Ma non mi sembra il suo l’atteggiamento di uno che intende restare fuori dai giochi e nel Pd non vedo questa grande voglia di fare a meno di lui””.

In casa Leu invece? Avete iniziato una riflessione sulla sconfitta e sulle mosse da intraprendere alla luce del quadro politico in atto?

“Ci sono riunioni in corso. Siamo un piccolo gruppo in Parlamento e il nostro ruolo dipenderà dagli assetti in campo, non da quello che vorremmo o meno fare. Noi diciamo no alle ammucchiate e ad ipotesi di governo con la destra. Lavoreremo in Parlamento con quanti saranno pronti ad accogliere e condividere le nostre ricette”.

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