Di Maio e Salvini in un vicolo cieco. Tornare al voto o i perdenti vinceranno

Politica

Sono passati solo pochi giorni dal voto e già si manifestano tutte le previsioni che avevamo fatto in campagna elettorale: voto inutile, promesse inutili, prese in giro, politica virtuale e demagogica.

Il popolo italiano ha votato per partiti che non potranno realizzare ciò che hanno promesso enfaticamente (flat tax al nord, reddito di cittadinanza al sud), e i leader direttamente interessati lo sapevano benissimo. Hanno mentito sapendo di mentire. Nessuno avrebbe ottenuto la maggioranza parlamentare e quindi, ogni proposta sarebbe stata, come sarà, cancellata, e ogni programma, carta straccia.
Il programma della Lega? Carta straccia. Il programma dei 5Stelle? Carta straccia. Per non parlare dei perdenti, da Fi al Pd.

Qualsiasi governo che si costruirà (di scopo, di scopone, di minoranza, di unità nazionale, del presidente, istituzionale) infatti, sarà di mediazione e a tempo. Salterà le geografie destra-sinistra e metterà insieme cani e gatti. Ma loro, non parleranno di tradimento, ma di interessi superiori della patria.
Sono passati pochi giorni dal voto, ad esempio, e Salvini e Di Maio stanno dicendo le stesse cose: Salvini, pur non avendo i numeri, rivendica il suo diritto (come vincente della coalizione) a tentare in prima persona la formazione del nuovo esecutivo, secondo “i valori” (che non ci sono) e il programma del centro-destra (“virtuale”), con un Berlusconi sempre pronto ad ammorbidirlo, eterodirigerlo e a rappresentarlo in Europa, presso i poteri forti. Con una Meloni che, durante il summit serale di ieri a Palazzo Grazioli, ha cercato perfino di tendergli una trappola: dargli la presidenza del Senato e stopparlo come premier, preferendo di fatto uno di Fi, in modo tale da risalire la china presso Berlusconi e riacquistare quel protagonismo di Fratelli d’Italia, non più brend unico della destra, ha perso, essendo stato cannibalizzato dalla Lega.
Di Maio rivendica il suo diritto a fare il primo giro di consultazioni, in quanto leader del primo partito, ma sa perfettamente, pure lui, che non ha i numeri per governare stabilmente e che dovrà chiedere a tutti una convergenza sul programma (“non alleanze, ma intese”), in primis al Pd de-renzizzato e a Liberi e Uguali, poi forse, di sponda, alla Lega.
Insomma, anche il post-voto, un’enorme fake.
In soldoni, aspettiamoci un governo limitato che faccia alcune cose. Il problema sono proprio le cose che dovrà fare. E in questo i perdenti rischiano di tornare vincenti: Pd e Fi, sempre complementari e simili pure nell’odierno dna (liberal-laicisti).
Basta leggere l’intervista di Franceschini, una delle voci di Mattarella, per rendersene conto e preoccuparsi: governo di tutti, finanziaria, rassicurazione Ue e nuovo sistema elettorale. Quale? Monocameralismo e premio di maggioranza. Decodificato? Le caste che si rafforzano e si blindano per legge. E’ la stessa ricetta di Renzi, bocciata dagli italiani allo scorso referendum.
Che vuol dire? Che la governabilità si otterrà a discapito della democrazia e sarà venduta come una via d’uscita dalla palude. Perché i cittadini saranno schifati dai prossimi mesi di stallo alla spagnola, alla belga, alla tedesca. E questa volta saranno più accondiscendenti e malleabili.
E i due vincenti (Di Maio e Salvini)? Si cuoceranno a fuoco lento. Giocheranno per un po’, e dovranno scegliere: partecipare a un governo che li sbiadisca sia a livello programmatico, sia politico; o tornare al voto per capitalizzare meglio il loro consenso, assorbendo definitivamente, l’uno (Salvini) Fi e l’altro (Di Maio) il Pd.
Qualsiasi passo faranno ora, sarà nel segno di una metabolizzazione opposta: saranno usati e digeriti e poi espulsi dai perdenti che torneranno vincenti.
Di Maio e Salvini dovevano (forse c’è ancora speranza) dare il via a un governo populista2.0 (hanno parecchi punti in comune, l’anti-casta, l’anti-Ue, la critica all’euro, l’insofferenza verso le politiche sulla sicurezza e l’immigrazione etc), ma è assai improbabile che lo capiscano: non hanno né il coraggio né la statura politica.
E hanno compreso (questo sì) che prendono i voti unicamente stando all’opposizione. Sono di lotta, non di governo. Insomma, se guidano un governo senza i numeri regrediscono, se accettano la logica di un nuovo sistema elettorale, vengono uncinati e demoliti (col bipolarismo, visto che siamo in un sistema tripolare, uno dei due soccombe). L’unica strada è tornare alle urne. Senza concedere nessun tipo di riforma (solo iniziative economiche).
I perdenti (Berlusconi e il Pd), cacciati dalla porta, potrebbero tornare dalla finestra.
Torniamo al più presto dunque, al voto. Altrimenti al posto della terza Repubblica avremo la Repubblica di Weimar.

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