Lettera Ratzinger, Meluzzi: “La prova che non è diarchia, ma divisione”

Politica

Benedetto XVI difende Francesco ma non troppo, e non leggerà i suoi volumi sulla teologia. Per Alessandro Meluzzi, psichiatra ma anche primate della Chiesa ortodossa italiana, intervistato da Lo Speciale la vicenda della lettera del Papa emerito è un’altra dimostrazione evidente del caos che si è originato nella Chiesa cattolica a causa della presenza di due papi. Ora si scopre che la lettera di Ratzinger a sostegno di Papa Francesco sarebbe stata divulgata soltanto parzialmente, ossia nella parte in cui il Papa emerito evidenzierebbe “l’intima continuità” con il suo successore; mentre sarebbe stata del tutto nascosta quella in cui Benedetto in pratica rifiuta di esprimere un giudizio sugli 11 volumetti sulla teologia di Francesco che gli sono stati inviati in dono. Specificando chiaramente di non avere tempo per leggerli.

LEGGI SU LO SPECIALE IL GIALLO DELLA LETTERA DI RATZINGER

Meluzzi come commenta la vicenda della lettera di Ratzinger spacciata come difesa di Francesco e testimonianza della continuità ideale fra i due pontificati?

“Mi sembra evidente che in Vaticano c’è una grossa anomalia. Non è mai successo nella storia della Chiesa cattolica che due papi coabitassero sotto lo stesso tetto. Nei secoli passati ci sono stati papi e antipapi con contrapposizioni violente e scismi, c’è stato Celestino V che dopo il gran rifiuto fuggì in Abruzzo, ma mai era capitato di avere un pontefice effettivo e un altro con il titolo di emerito. E’ chiaro che da questa anomalia non possano non discendere altre anomalie. La prima è quella di vedere due papi vestiti allo stesso modo senza sapere che fine abbia fatto l’anello piscatorio che di solito viene spezzato dal cardinale camerlengo quando un papa muore. E’ stato spezzato? E’ stato restituito? E’ stato mantenuto? Questa specie di diarchia cui qualcuno ha voluto anche dare dei contenuti teologici, con una Chiesa orante da una parte e una Chiesa militante dall’altra, rappresenta un paradosso assoluto nella concezione cattolica del papato. Da tutto ciò emerge chiaramente la volontà di un uso strumentale delle parole di Ratzinger per cercare di superare l’immagine di una Chiesa divisa al proprio interno da un dualismo che si riflette anche nel collegio cardinalizio”.

Leggendo integralmente il testo di Benedetto XVI che ne ha desunto?

“Mi è parsa una presa di distanza soprattutto psicologica. Vede, nella Chiesa il problema non è tanto quello del rispetto o meno della dottrina, ma quello di superare l’ambiguità di certe scelte. Prenda il caso dei divorziati risposati. Io sono ortodosso e da noi la celebrazione di un secondo matrimonio religioso trova ragioni di economia teologica nel tentativo di ricomporre una certa dimensione nella visione del rapporto fra fede e pratica. Invece nella Chiesa Cattolica non si è voluto cambiare nulla ufficialmente se non il linguaggio e lo stile. Ma il linguaggio e lo stile hanno finito per generare dubbi di fondo e tanta confusione. Una confusione che alla fine ha portato a considerare Bergoglio interessato unicamente alla spinta verso il migrazionismo forsennato del globalismo sorosiano. Mentre non si è visto più nulla delle riforme di cui la Chiesa avrebbe avuto bisogno. Ecco, Ratzinger credo si sia voluto chiamare fuori da tutto questo”. 

Ha idea di cosa abbia spinto la Santa sede a divulgare il messaggio di Ratzinger solo in parte?

“Il tentativo di offrire una copertura a Bergoglio nel momento in cui appare evidente come questo pontefice piaccia più a chi non crede che ai cattolici. All’interno del suo popolo e del suo gregge è sembrato lasciare spesso le pecore ai lupi, diversamente da ciò che invece ha fatto Benedetto XVI che continua a restare un punto di riferimento solido per quanti dentro la Chiesa si sentono poco in sintonia con l’attuale pontificato. E’ stato il tentativo non riuscito di dare una copertura ratzingeriana alla politica bergogliana”. 

 

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