Centrodestra, Malan (FI): “Caro Salvini, così riporti il consociativismo”

Interviste

Braccio di ferro Lega-Forza Italia sulla presidenza del Senato, parla a Lo Speciale il senatore azzurro Lucio Malan. I forzisti sono  sul piede di guerra e sembrano battere i pugni sul tavolo rivendicando la presidenza di Palazzo Madama per Paolo Romani. Matteo Salvini però sembrerebbe sempre più orientato ad un accordo con il Movimento 5Stelle che porti un grillino alla presidenza di Montecitorio e un leghista, Roberto Calderoli il più quotato, per il Senato. Renato Brunetta sarebbe arrivato a minacciare la “guerra del voto segreto” nel caso in cui l’asse Salvini-Di Maio dovesse concretizzarsi escludendo quindi gli azzurri dai giochi.

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Senatore, siamo alla guerra fra Lega e Forza Italia per la presidenza del Senato? Siete pronti alla guerra?

“Guardi, da venticinque anni chi vince si prende le presidenze di Camera e Senato. Sono finiti i tempi in cui si dava la presidenza di Montecitorio all’opposizione, perché questo era il frutto della politica consociativa della prima repubblica. Dal 1994 in poi questo schema non è più stato applicato. Il M5S non è un ‘opposizione come un’altra. Annunciano di voler fare governi senza l’appoggio di nessuno, con gli altri partiti quasi obbligati nella loro ottica ad accettare il loro programma e i loro ministri, però poi sono pronti a prendersi la presidenza di una Camera in accordo con altri. Francamente mi sembra un atteggiamento contraddittorio”.

Salvini però non la pensa così e sembra ben disposto verso Di Maio.

“Salvini dovrebbe pensare agli elettori del centrodestra che certamente non ci hanno dato la loro preferenza per far governare Di Maio. Poi scusi, ma la Lega per anni non ha accusato sempre noi di Forza Italia di voler fare inciuci con il Pd? Non mi sembra un esempio di coerenza ora andarsi a buttare fra le braccia del M5S. C’è da rimanere quantomeno perplessi di fronte al comportamento della Lega”.

Dal Carroccio rigettano la tesi di Berlusconi: “A noi il Senato, a Salvini Palazzo Chigi”. Anche perché la strada per il leader leghista verso la Presidenza del Consiglio appare tutta in salita. Come risponde?

“Che forse Salvini il governo non lo vuole fare. Ma i cittadini ci hanno votato, e hanno votato soprattutto la Lega, per farci governare, non per lasciare la presidenza delle camere agli altri. Il nostro obiettivo resta quello di fare un governo di centrodestra per poi realizzare il programma elettorale votato dagli italiani. Se non faremo nessun governo il nostro programma resterà nel cassetto. Le elezioni sono lo strumento per eleggere un Parlamento che possa fornire una formula per governare. Perdere tempo dietro a chi non vuole fare governi con nessuno mi sembra assurdo”.

Salvini ha anche dichiarato in un’intervista a La Stampa che da parte di Berlusconi non vi sarebbero preclusioni verso i 5S. Lo conferma?

“Rispondo con la stessa battuta che ha fatto Berlusconi, ossia che è disponibile ad aprire le porte ai 5S per cacciarli fuori. Noi siamo l’argine al M5S e Berlusconi lo ha ripetuto varie volte in campagna elettorale specificando come, dopo essere sceso in campo nel 1994 per impedire la vittoria dei comunisti, stavolta lo ha fatto per impedire quella dei grillini, per certi versi anche peggiori dei comunisti del 94”.

Quindi se la Lega si prenderà il Senato, sarà rottura nel centrodestra?

“Le cose vanno fatte di comune accordo. Nessuno di noi si è impuntato sulla Presidenza del Senato, noi portiamo avanti un discorso generale. Logica vorrebbe che una presidenza vada alla Lega in quanto prima forza del centrodestra e l’altra a Forza Italia. Se ci sono strategie finalizzate alla formazione di un governo allora si potrebbe anche derogare a questo schema discutendo di assegnare una presidenza ad un esponente dell’opposizione. Non ci stiamo invece a regalare presidenze soltanto per il gusto di farlo senza avere nulla in cambio. La prima repubblica è finita e sono pure finite le logiche consociative. Non credo che Salvini voglia resuscitare certi sistemi, sicuramente non lo vogliono i suoi elettori”.   

 

 

 

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