Tajani contro Facebook: democrazia a rischio, Zuckerberg parli

Politica

In un’intervista a La Stampa il presidente Antonio Tajani ha ribadito l’invito a Mark Zuckerberg al Parlamento europeo dopo lo scandalo sui dati di milioni di utenti utilizzati da Cambridge Analytica a fini politici.

“Se non si danno subito regole chiare e forti – ha tuonato Tajani – ci potrebbe essere un rigetto e un effetto boomerang sulla libertà di tutti: Facebook, Twitter e gli altri ‘giganti’ sono strumenti di libertà nei paesi democratici e lo sono anche nei paesi autoritari, dove infatti noi li difendiamo e ci battiamo per la loro diffusione. Ma senza regole e con un uso distorto, si mette a rischio la libertà di espressione di tutti”.

Come ha detto il commissario Agcom Antonio Nicita, in un’intervista al Gr Rai “certamente l’elemento di influenza e di strategia esiste: quanto poi questo elemento vada a confermare idee pregresse, o vada invece a cambiare, a formare, a manipolare l’opinione delle persone, è un tema empirico da verificare: noi siamo interessati innanzitutto a capire se queste attività ci sono state e che tipo di dimensioni hanno assunto”.

Ed è per questo che Tajani insiste e chiede ai vertici di Facebook “di spiegare i rapporti con Cambridge Analytica e di chiarire davanti ai rappresentanti di 500 milioni di europei come vengano utilizzati i dati personali da loro gestiti. Apprezzeremo molto se Zuckerberg accetterà l’invito, nella speranza che possa chiarire un aspetto essenziale: che quei dati non sono stati usati per manipolare la democrazia”.

Alla domande del giornalista sulle recenti elezioni italiane, se siano state in qualche modo influenzate dalle interferenze di Cambridge Analytica, risponde: “Così dicono – risponde -, ci sono molti sospetti, io non ho le prove. Ma una cosa è certa: dobbiamo essere in grado di evitare che alle elezioni Europee del 2019, qualcuno possa immaginare di sfasciare l’Europa con mezzi illegali e ovviamente dobbiamo impedirlo anche a chi avesse un progetto politico opposto. Pare che Facebook fosse stato a conoscenza di pratiche non corrette da parte di Cambridge Analytica dal 2016 e per questo ci siamo decisi a investire della questione i vertici di Facebook. Nel rispetto dei diritti fondamentali della libertà di espressione”.

In queste ore poi la Commissione europea presenta infatti una proposta organica sulla web tax. Per Tajani  è la vigilia di una svolta: “Era un segnale atteso da tempo. Nel mondo della Rete le questioni da regolare sono tante e si possono riassumere in pochi concetti: non è possibile che questi grandi soggetti, senza produrre nuova occupazione, facciano concorrenza sleale, senza pagare le tasse, spesso contribuendo a distruggere le identità culturali di tanti Paesi. Ma la web tax non basta. Ci devono essere regole chiare sulle fake news e sulle diffamazioni. Se un giornale o una tv commette un reato, ne rispondono l’autore e un direttore responsabile. Sulla Rete non ne risponde nessuno”.

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