Omicidio Vannini, Bruzzone: “Famiglia Ciontoli copre un grave segreto”

Interviste

Omicidio Vannini, si avvia alla conclusione il processo che vede imputati i componenti della famiglia Ciontoli. Lo Speciale ha intervistato la criminologa Roberta Bruzzone per capire chi fra accusa e difesa ha le migliori possibilità di vincere il giudizio della corte. Marco Vannini è stato ucciso da un colpo di pistola, il 17 maggio del 2015, mentre si trovava ospite a casa della fidanzata Martina Ciontoli a Ladispoli. Nella villa erano presenti tutti i familiari della ragazza: il padre Antonio Ciontoli, la madre Maria Pezzillo, il fratello Federico con la fidanzata Viola Giorgini.

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La convincono le richieste di condanna avanzate dalla pubblica accusa? Ventuno anni per il capofamiglia Antonio Ciontoli, 14 per i familiari?

“Le richieste del Pm mi sembrano assolutamente fondate in relazione ai capi di imputazione formulati a carico dei vari imputati. Dal punto di vista tecnico più di questo non poteva chiedere”.

La difesa però chiede l’assoluzione perché non vi sarebbe certezza oltre ogni ragionevole dubbio. Ad Antonio Ciontoli si imputa l’omicidio colposo in seguito ad un incidente e al resto della famiglia di essersi fidati dell’uomo. La convince questa tesi?

“Credo che nel dibattimento si sia ampiamente discusso sul ritardo della chiamata dei soccorsi da parte dell’intera famiglia Ciontoli. Quel ritardo di tre ore è stato inoltre fatale al povero Marco. Se i soccorsi fossero stati allertati immediatamente forse il ragazzo si sarebbe potuto salvare. Sia i periti della Procura che i consulenti della famiglia Vannini hanno accusato i Ciontoli della scelta di non soccorrere prontamente Vannini, pur consapevoli che aveva ricevuto un colpo di arma da fuoco. Mi pare quindi che gli elementi per arrivare ad una condanna vi siano tutti”.

Per quanto riguarda la posizione di Maria Pezzillo, moglie di Antonio Ciontoli, l’avvocato ha sostenuto che essendo una donna del Meridione è normale per lei, come per tutte le donne del Sud, affidarsi completamente al marito. E’ d’accordo?

“Mi sembra uno stereotipo culturale molto discutibile. Basta ascoltare le telefonate fatte al 118 per capire quanto la donna fosse in quei momenti lucida, padrona di se stessa e molto direttiva”.

Tutti gli elementi sembrano riferiti al momento successivo allo sparo. Non si è ancora capito cosa ci facesse quella notte Antonio Ciontoli nel bagno con Marco e perché sia partito quel colpo mortale. Si è fatta un’idea?

“Non ho un’idea precisa di cosa sia successo in quel bagno e se devo dirla tutta non sono neanche convinta che tutto sia avvenuto in bagno. Sulla base degli elementi che ho potuto esaminare mi sono fatta l’idea che la decisione di non soccorrere Vannini nell’immediatezza sia da collegare al tentativo di nascondere il colpo d’arma da fuoco. Del resto lo dimostrano anche le dichiarazioni molto labili, contraddittorie e poco convincenti con cui i Ciontoli hanno tentato di giustificare quel colpo mortale. Credo che l’intera famiglia stia coprendo un segreto molto grave, che va ben oltre la tesi di uno scherzo finito male. Qui non si vuole far emergere il vero scenario di questa tragedia”.

Il 18 aprile ci sarà la sentenza. Cosa si aspetta?

“Sulla base degli elementi raccolti penso che saranno tutti condannati e che le richieste del Pm troveranno pieno accoglimento”. 

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