Consultazioni 2.0. Dietro il nuovo giro, spunta il governo di Mattarella

Politica

Domanda non da poco: il capo dello Stato Sergio Mattarella “ha concesso il tempo necessario” come chiesto dai partiti in difficoltà o “ha imposto lui il tempo necessario” per arrivare ad un accordo, che già esiste allo stato embrionale?
La differenza è tutta qui. Tra una visione notarile della Repubblica e una concezione interventista più alla Napolitano.

Per molti addetti ai lavori l’interpretazione della moral suasion, della regia nemmeno tanto occulta, del presidente è chiara:
1) Non vuole assolutamente, se non costretto col coltello alla gola, tornare subito al voto. Gli effetti sarebbero disastrosi: la Ue, il Def, i mercati internazionali, la stabilità, gli equilibri istituzionali, il rischio di una crisi sociale sempre più drammatica;
2) Col suo discorso di chiusura delle consultazioni, spiegando l’obbligato secondo giro, ha bacchettato le velleità e le ambizioni dei diretti interessati al gioco di Palazzo Chigi, richiamandoli espressamente al fatto che “nessuno ha vinto, ma c’è stato soltanto un aumento del consenso”, e ribadendo una cosa ovvia, ma che suona come un colpo di scure per Salvini e Di Maio: “Nessun partito e nessuno schieramento dispone da solo dei voti necessari per formare un nuovo governo e sostenerlo”. Tradotto dal quirinalese, vuol dire, “nessun partito” (riferimento ai grillini) e “nessuno schieramento” (riferimento al centro-destra a trazione leghista), possono condizionarlo nella scelta dell’incarico, e quindi (senza mezzi termini), basta col loro tentativo di considerare le istituzioni al livello di una loro direzione. E, dall’altro lato, ha rivolto un incoraggiamento, nemmeno indiretto, alle forze classiche perdenti il 4 marzo (Fi e Pd), forze moderate, più filo-parlamentari e non populiste (che indubbiamente il Colle preferisce), a non scoraggiarsi, a non chiudersi in uno sterile Aventino (il Pd) o in una mera battaglia interna (Berlusconi). Insomma, per Mattarella, Fi e Pd (nonostante Renzi) possono tornare in ballo;
3) A questo punto il capo dello Stato alla fine della sua comunicazione, ha buttato giù il suo asso: “Serve che due dei tre blocchi dei quali si compone adesso il nostro panorama politico si uniscano”.

L’idea del presidente Mattarella è lineare quanto esplicita, e prevede due opzioni:
a) Governo guidato da una personalità di alto profilo, la cosiddetta terza figura, con una maggioranza 5Stelle-Lega e/o centro-destra (o in alternativa, personalità di alto profilo con una maggioranza 5Stelle-Pd, che fa il paio con il contratto alla tedesca ipotizzato da Di Maio). Due esecutivi stabili con i numeri;
b) Se proprio i due esecutivi non decollano, governo istituzionale, di minoranza o di scopo (con dentro tutti), per fare alcune cose di fondo, approvazione Def e simili, nuova legge elettorale, magari con premio di maggioranza per non tornare a vedere, il prossimo anno, lo stesso film. Da Mattarella al Mattarellum.

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