M5s a due facce: Fico di governo, Bonafede di lotta

Politica

M5s e il dialogo coi partiti: un groviglio di comunicazioni. “I gruppi parlamentari devono dialogare fino in fondo per cercare di risolvere i problemi che affliggono il Paese: dalla lotta alla povertà, alla corruzione fino all’obiettivo di annullare gli incidenti sul lavoro” ha detto il presidente della Camera Roberto Fico al Gr1 Rai. “Auspico – ribadisce – che i gruppi dialoghino per fare una governo che alla fine riesca a risolvere questi problemi, così come la gente ci chiede”.

Ma è un tentativo che come sa probabilmente andrà a cadere nel vuoto, una bella e istituzionale mossa che nella pratica non ha risvolto, quantomeno a breve.

Perché? Perchè il Movimento 5 Stelle ha passato il fine settimana a “flirtare” con il Pd non renziano in sostanza (incassando il consenso di Orlando: “Va apprezzato che i toni del M5s verso il Pd cambino, al di là degli esiti politici. Perchè i toni usati verso il Pd in questi anni hanno avelenato il clima”), sapendo bene che l’impresa è ardua tanto quanto dividere Salvini da Berlusconi e Meloni (che insieme superano di un punto la percentuale presa dai leghisti alle ultime elezioni: 17 contro 16).

E infatti il leader della Lega, a margine di un incontro con i cittadini a Fogliano-Redipuglia (Gorizia), parlando della formazione di un possibile governo ha ribadito: “Il dialogo è possibile con i 5 stelle se la smettono di porre veti e di mettersi al centro del mondo, visto che sono arrivati secondi e non primi. Io ho voglia di dialogare, ho voglia di costruire e ho voglia di cancellare la legge Fornero, ridurre le tasse, espellere un po’ di clandestini: ci proverò fino all’ultimo, se non fosse possibile la parola torna agli italiani”.

Insomma, è come se tutti rilanciassero ma nessuno andasse a raccogliere la palla per dirla in termini sportivi.

A peggiorare la situazione ci si è messo stamattina, con un’intervista al Corriere della Sera, Renato Brunetta: “Io un governo leghista-grillino non lo voto, non lo voterò mai. Sarò da solo, sarò con altri dieci o con altri cento; ma non lo voto. Non possiamo allearci con un movimento che tributa una standing-ovation al Pm Di Matteo, che dà del mafioso al nostro leader, Silvio Berlusconi. Se qualcuno dentro Forza Italia se la sente, lo faccia. Io no”.

Insomma Fico è smentito nei fatti da tutti, in qualche modo anche dal collega Alfonso Bonafede che poco fa ha comunicato attraverso un’intervista a La Stampa: “La legalità è la nostra stella polare. I cittadini sanno che, con la Terza Repubblica, Berlusconi deve appartenere al passato. Per 20 anni l’Italia è rimasta bloccata sull’essere pro o contro Berlusconi, anni in cui ci si occupava degli interessi di uno solo. Non c’è un solo italiano che non sappia che è impossibile scindere Fi da Silvio Berlusconi. Il prossimo governo deve realizzare il cambiamento e sarebbe impossibile farlo con Forza Italia”. Ma allora apre al Pd Bonafede?: “Non facciamo giochetti, le proposte ci saranno se ci siederemo a un tavolo. Siamo in una fase in cui bisogna essere responsabili: non crederà davvero che i punti del contratto di governo vengano anticipati sui giornali o in Tv?”.

Ok, abbiamo capito: la strada è ancora lunga. 

 

 

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