Sanzioni a Russia, Sapelli: “L’unico strumento vero degli Usa contro Mosca”

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«L’Italia non può togliere le sanzioni alla Russia senza subire gravi conseguenze». Lo ha detto Kurt Volker, inviato speciale dell’amministrazione Trump per l’Ucraina. Per l’economista Giulio Sapelli, professore ordinario di Storia economica presso l’Università degli Studi di Milano intervistato da Lo Speciale si tratta di un intervento decisamente grave. Quello di Volker ha tutto il sapore di un avvertimento lanciato all’indirizzo dei partiti che hanno vinto le elezioni in Italia, la Lega in primo luogo e il Movimento 5Stelle in secondo che si sono detti contrari alle sanzioni europee contro Mosca. Salvini in particolare ha già fatto sapere che se andrà al governo le toglierà immediatamente, fatto questo che per Volker aprirebbe gravi conseguenze per l’Italia in Europa. Insomma se non è una minaccia esplicita, poco ci manca.

LEGGI SU LO SPECIALE L’AVVERTIMENTO DI VOLKER A SALVINI

Professore, Volker sembra avvertire Salvini e il M5S favorevoli a togliere le sanzioni alla Russia. Sostiene che, qualora ciò avvenisse, ci sarebbero serie ripercussioni per l’Italia in Europa. E’ così?

“E’ la dimostrazione più evidente di quello che io definisco unipolarismo americano, ossia la pretesa di muovere il mondo come se esistessero soltanto gli Usa e i loro interessi. Questo porta a non relazionarsi più con gli altri paesi ma a minacciarli se non seguono determinate strategie, o peggio rischiano di intralciarle. Del resto questa è una costante della politica americana che parte con Clinton e arriva fino ad Obama, da quando cioè con la fine dell’Unione Sovietica hanno pensato di poter governare il mondo da soli. Un metodo quello delle sanzioni che non risolve nulla e fa solo danni”.

Tipo?

“Ciò porta ad inasprire i rapporti con la nazione sanzionata senza rimuovere nel contempo il problema che è alla base delle sanzioni. Un metodo che per altro l’Europa sembra subire dividendosi al proprio interno. Guardate per esempio la Francia: si è schierata al fianco degli americani nell’attacco alla Siria, però dall’altra parte Macron continua a telefonare a Putin per mantenere con lui buoni rapporti. Sconcertante poi che personaggi come Volker certi messaggi li lancino attraverso i mass media e non tramite i canali della diplomazia. Un modo di agire questo che non aiuta affatto a migliorare lo stato dei rapporti con gli Usa, con i quali per altro abbiamo tutto l’interesse a restare alleati per ragioni storiche, culturali e strategiche”. 

L’Italia però sembra abbia tutto da perdere con il perdurare, o peggio con l’inasprimento delle sanzioni verso Mosca. Quindi come si può pensare che uno Stato sovrano sacrifichi i propri interessi sull’altare di quelli europei?

“Il commercio internazionale non riguarda gli Stati ma le imprese. Prendiamo il caso delle mele italiane su cui i russi hanno posto l’embargo per punirci dell’adesione alle sanzioni europee. I trentini non esportano più mele ma in compenso chi ci guadagna sono i vivaisti di Pistoia che esportano a Mosca alberi da frutto. Nonostante quindi la ritorsione alle nostre sanzioni, l’interscambio Italia-Russia in questi ultimi anni è cresciuto. Siamo il sesto partner commerciale dei russi. Nonostante quindi tutto lascerebbe pensare ad una freddezza nei rapporti fra Stati, il nostro interscambio cresce perché il mondo è fatto di imprese che lavorano indipendentemente dalla politica degli Stati. Le sanzioni economiche alla fine si fanno sentire soprattutto nel mercato dei medicinali dal momento che la Russia non ha ancora ricostruito una propria industria farmaceutica. Ma per il resto ripeto, non servono a niente”.

Intanto però gli Usa hanno annunciato altre sanzioni. Questo cosa comporterà?

“Era prevedibile che succedesse. Purtroppo questa è l’unica conseguenza dell’insensato attacco alla Siria. Di fronte alla volontà di non andare ad uno scontro frontale con la Russia limitandosi ad un semplice intervento di facciata, quello delle sanzioni rimane l’unico strumento con cui gli Usa possono tentare di fare pressioni su Mosca. L’economia russa arranca e certamente un inasprimento delle sanzioni metterebbe in difficoltà il Paese, su questo non c’è dubbio”.

Quindi la tanto temutissima guerra in Siria che nei giorni scorsi aveva fatto prevedere scenari da conflitto mondiale, alla fine sarà soltanto una guerra commerciale?

“Fortunatamente sì. Per certi versi è un bene visto che il Pentagono si è impegnato tantissimo per evitare che il conflitto si estendesse in maniera irreparabile. I militari sono gli ultimi a volere la guerra perché sanno perfettamente quanto potrebbe essere disastrosa. Alla fine a volere una guerra pare siano soltanto i francesi, Macron assomiglia tanto al Sarkozy della Libia e il fatto che appena eletto abbia rimosso il capo di stato maggiore noto per la sua estrema prudenza, non fa sperare bene”.

La Siria resta una polveriera, anche se al momento sembra che i venti di guerra si siano placati. Ma è davvero così?

“Assad è saldamente al potere, grazie anche all’appoggio delle comunità cristiane. Come avrà visto domenica scorsa l’Osservatore Romano evidenziava chiaramente come tutti i cristiani di Siria tifassero il dittatore che ha sconfitto l’Isis. Ma c’è il fronte turco che è molto pericoloso. Erdogan è pronto a tutto per regolare i conti con i curdi e temo che la situazione si stia facendo drammatica”.

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