Fmi sorpasso Spagna, Rinaldi: “Perché euro e troika hanno messo ko l’Italia”

Interviste

Gli spagnoli sono più ricchi degli italiani, lo ha certificato il Fondo Monetario Internazionale. Lo Speciale ne ha parlato con l’economista Antonio Maria Rinaldi animatore del sito Scenari Economici e da sempre molto critico con la politica monetaria europea. La tabella del Fondo dà soltanto l’indicazione del ritmo di crescita del Pil pro capite che tuttavia non lascia spazio a dubbi: dal 2015 in Spagna ha segnato tassi di incremento superiori al 3 per cento, più del doppio rispetto all’Italia. Così nel 2017, dopo tre anni di incrementi più forti, è avvenuto il sorpasso: la Spagna ha raggiunto un reddito pro capite, calcolato secondo la tecnica della parità del potere d’acquisto, di 38.286 dollari contro i 38.140,3 dollari dell’Italia. Dunque una differenza di oltre 140 dollari.

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Professore, i dati sul reddito pubblicati dal World economic Outlook dell’Fmi e rielaborati ieri dal Financial Times, dicono che nei prossimi cinque anni il potere d’acquisto degli spagnoli sarà superire al nostro di circa il 7%. Come è stato possibile questo sorpasso?

“E’ innegabile che l’Italia negli ultimi anni si sia notevolmente impoverita. I Governi che si sono succeduti si sono affannati a ripetere che c’era una ripresa. Morale della favola: intraprendere misure economiche fondate sull’austerità, con il taglio indiscriminato della spesa pubblica, delle coperture sociali, della sanità ecc. ha fatto sì che gli italiani diventassero tutti più poveri. Le ricette imposte da parte dell’Unione Europea, del Fondo monetario internazionale e della Bce, ossia della troika, sono state tutte negative per noi. Chiunque andrà a Palazzo Chigi dovrà rendersi conto di questo e cambiare a 180 gradi i paradigmi fin qui imposti”.

Mi sta dicendo in pratica che non sono stati gli spagnoli a progredire, ma gli italiani a regredire?

“Certamente. Poi quando si vanno a leggere certe statistiche teniamo sempre bene a mente la famosa poesia di Trilussa intitolata proprio ‘La Statistica’; in essa si diceva che in base ai dati tutti gli anni teoricamente ogni italiano mangiava un pollo, anche se poi in pratica c’era chi non ne sentiva neanche l’odore e chi invece ne mangiava dieci. La Spagna è vero che ha avuto un aumento del Pil, ma a beneficio di chi? Dei grandi agglomerati industriali e delle multinazionali? Andiamo a vedere il vantaggio effettivo sul cittadino spagnolo. Posso assicurarle che è stato minimo o addirittura inesistente. Le statistiche quindi lasciamole agli addetti ai lavori, ma diffidiamo della loro valenza”.

In base ai dati del Fmi si dice anche che gli spagnoli possono comprare beni sul mercato interno per un valore superiore del 3% rispetto a ciò che può fare un italiano. Che significa? 

“Significa che loro hanno una pressione fiscale molto più bassa della nostra. Paradossalmente l’Italia è ancora la seconda impresa manifatturiera europea, quindi ha un peso di gran lunga superiore rispetto a quello della Spagna. In pratica noi dovremmo consumare internamente molto di più, perché produciamo più degli spagnoli”.

Alla fine è sempre il debito pubblico la causa di tutti i problemi dell’economia italiana?

“Quando non si sa cosa dire si tira fuori sempre il discorso del debito. In realtà il debito è un problema nella misura in cui stiamo nell’euro. Con il sistema che abbiamo adottato fin dai cambi irrevocabili del primo gennaio del 1999, il nostro debito è in valuta estera, cioè in euro, perché non è sotto il nostro governo. Questo ci rende simili all’Argentina quando volle ancorare la propria valuta al dollaro. Non potendo stampare dollari, prima o dopo è saltata. E’ la stessa fine che faremo noi. Se il nostro debito ha dei problemi, è proprio perché è in valuta estera. Ma se guardiamo invece nell’ottica della sostenibilità del debito, il problema non sussiste perché siamo in grado di sostenerlo. Poi non mi stancherò mai di ripetere che è stato assurdo accettare sin dal 1992 fra le tante regole di convergenza macroeconomica, quella di tenere conto sempre di parametri legati unicamente al debito pubblico, senza considerarei debiti privati. Se si facesse anche questo calcolo l’Italia sarebbe fra i paesi più virtuosi, a differenza di quelli più gettonati come Francia e Germania che al contrario sarebbero messi molto peggio. Questo perché hanno debiti privati molto superiori ai nostri. Ricordiamo pure che quando c’è stata l’esplosione dei debiti privati nel 2008 è stato poi il pubblico a farsi carico dei danni creati dal comparto privato. Perché allora non tenerne conto?”

La Spagna negli ultimi anni ha avuto una forte instabilità politica, eppure sta meglio di noi che invece abbiamo avuto fin qui governi relativamente solidi: anche questo non è un paradosso?

“Il nostro problema è stato di aver avuto governi collaborazionisti, il che è anche peggio che avere governi instabili. Ciò ha portato ad accettare supinamente, senza alcuna capacità di discussione, ciò che ci veniva imposto. Ad ogni modo anche se la situazione italiana è drammatica non farei a cambio con la Spagna. La disoccupazione a Madrid viaggia intorno al 20%. Se stare meglio vuol dire avere una disoccupazione così alta, preferisco restare in Italia pur vergognandomi del fatto che da noi stia ancora al 12%. Ripeto la domanda, chi ha avuto vantaggi in Spagna da questa ripresa? Non certo la popolazione”.

In Italia si farà un governo politico o arriverà l’ennesimo esecuitivo tecnico? E quali misure si rendono più urgenti?

“Io sono fuori da tutti i partiti, spero in una convergenza che possa dare al più presto un governo stabile all’Italia. Si tratta di scrivere dieci punti fondamentali mettendo al primo posto il lavoro, visto che poi da qui dipende tutto il resto. Spero che Lega ed M5s trovino l’accordo, con Forza Italia dentro o fuori non mi interessa, e formino finalmente un governo con il lavoro al centro del programma. Sembra assurdo, ma i precedenti esecutivi al di là delle chiacchiere non hanno fatto nulla per contrastare la disoccupazione. Ogni governo pronto a sostenere la ripresa del lavoro andando contro, se necessario, ai dettami della Ue troverà il mio sostegno, di qualsiasi colore sarà”.

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