Cdx-M5S, Rinaldi: “Salvini e Di Maio insieme e fuori dall’Europa”

Interviste

Accordo sempre più vicino fra Salvini e Di Maio sul governo dopo l’apertura sul reddito di cittadinanza del segretario leghista? Lo spera l’economista Antonio Maria Rinaldi, animatore del sito Scenari Economici e da sempre molto critico con la politica monetaria europea che Lo Speciale ha intervistato. Salvini in un’intervista ha aperto alla possibilità di discutere con il M5S l’inserimento del reddito di cittadinanza nel programma di governo, a patto però che non venga concepita come misura assistenziale ma come incentivo per trovare un nuovo lavoro. Ma è evidente come, passo dopo passo, l’intesa fra i due leader vincitori delle ultime elezioni sia sempre meno lontana. Resta però lo scoglio rappresentato dall’ostilità di Silvio Berlusconi nei confronti di Luigi Di Maio, ancora di più dopo che il leader pentastellato ha dichiarato a chiare lettere di non volersi sedere a nessun tavolo dove sia presente il leader forzista.

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Professore, Salvini apre sul reddito di cittadinanza. Il Governo Salvini-Di Mio a questo punto è dietro l’angolo?

Sono convinto da sempre che i programmi di Lega ed M5S possano essere compatibili. Tutto ovviamente dovrà passare dalla mediazione politica perché una cosa è ciò che si dice in campagna elettorale, altra ciò che viene poi realizzato nella pratica. Rispetto alle varie alchimie politiche che potrebbero portare alla nascita di un governo, io credo che quella fra Lega ed M5S sia la più fattibile”.

C’è però chi dice che reddito di cittadinanza del M5S e flat tax della Lega mal si concilierebbero. E’ d’accordo?

“Tutti i programmi presentati in campagna elettorale erano attuabili soltanto in un’ottica di recupero della sovranità, ossia rifiutando di sottostare ai vincoli europei  e riacquisendo piena autonomia politica e monetaria. Anche i programmi proposti dal Pd erano incompatibili con l’appartenenza europea e potevano essere realizzati soltanto sfondando tutti i parametri. Un governo con le idee chiare pronto a prendere le distanze dai vincoli imposti senza alcuna base scientifica ma soltanto come arma di ricatto verso i paesi membri dell’Europa, sarebbe in condizione di realizzare tanto il reddito di cittadinanza che la flat tax. Ciò non toglie che il reddito di cittadinanza debba comunque sottostare a delle regole e non possa essere concepito come una sorta di finanziamento a pioggia. Va distribuito a chi ne ha effettivamente bisogno sulla base di specifici requisiti. A ciò si può poi accompagnare anche una riduzione delle tasse che porti a rilanciare i consumi. Perché soltanto in questo modo sarà possibile far ripartire l’economia”.

Sia il centrodestra che il M5S vogliono aumentare le pensioni minime. Potrebbe essere questo un terreno di incontro?

“Quello che accomuna di più il M5S al centrodestra è la volontà di rimettere il cittadino al centro, contro un’Europa che invece lo ha estraniato da tutte le decisioni. Partendo da questo principio la collaborazione ritengo sia facile. E’ chiaro naturalmente che i programmi del centrodestra e del M5S non potranno essere realizzati integralmente, dovranno essere mediati ma un compromesso è assolutamente possibile ed auspicabile. L’importante è mettere, oltre al cittadino, anche il sistema delle imprese al centro di tutte le strategie perché sono le piccole e medie industrie il motore dell’economia italiana”.

Salvini si è detto anche pronto a fare un passo indietro e rinunciare a fare il premier. Vede un terzo attore per Palazzo Chigi all’orizzonte?

“Spero sinceramente che la responsabilità diretta del governo la prendano i leader, o Salvini o Di Maio in una sorta di accordo fra loro. Un terzo nome significherebbe delegare chi in campagna elettorale non ci ha messo la faccia. La responsabilità di governo la devono assumere i leader che gli italiani hanno votato”.

La spesa pensionistica dell’Italia sarebbe una bomba pronta ad esplodere e pare che la Commissione Ue lo scriverà nel rapporto di primavera paventando il rischio di una Fornero-bis. Quanto è concreto questo pericolo?

“Il problema sta tutto nel fatto che l’Unione Europea quando tira certe conclusioni lo fa soltanto sulla base di alcuni parametri. Questi parametri a mio giudizio sono reali soltanto se analizzati complessivamente. Se andiamo ad esaminare per esempio la sostenibilità dei debiti, l’Europa tiene conto soltanto di quelli pubblici trascurando quelli privati che invece hanno arrecato più danni all’economia. Se oltre ai debiti pubblici presi costantemente da riferimento perché così è scritto nei trattati europei, si considerassero anche quelli privati, scopriremmo che l’Italia è fra i paesi più virtuosi e la Francia è uno dei peggiori. E’ come se ad un malato si facesse l’esame del sangue soltanto su un parametro. E’ chiaro che lo stato di salute di quel paziente sarebbe quanto meno falsato visto che risulterebbe perfetto in un solo parametro, quando potrebbe invece risultare critico in tutti gli altri non analizzati. Come si fa a dire che sta bene? E’ la stessa situazione che riguarda lo stato del debito. Si tenga conto di tutti i debiti, pubblici e privati, e ci si accorgerebbe di come lo stato di salute dei conti potrebbe essere molto diverso da paese a paese rispetto a come lo rappresentano oggi”. 

 

 

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