Molise, Meluzzi: “M5s ha perso perché condanna Italia a pauperismo Ue”

Interviste

Elezioni regionali in Molise, prima sconfitta per il M5S dopo le politiche, mentre nel centrodestra non c’è stato il sorpassso delle Lega su Forza Italia. Parla a Lo Speciale lo psichiatra Alessandro Meluzzi autore del libro inchiesta sull’universo grillino intitolato “i Dorostellati” . Donato Toma, candidato alla presidenza della Regione sostenuto in campagna elettorale sia da Silvio Berlusconi che da Matteo Salvini, è al 43,7%. Andrea Greco del Movimento 5 stelle al 38,4%. Nel centrodestra Forza Italia è il primo partito con il 9,5% e la Lega seconda all’8,4%. I pentastellati hanno dunque fallito l’obiettivo legato alla conquista della prima regione italiana, dal momento che non ne governano neanche una; tentativo che sembrava a portata di mano dopo il risultato del 4 marzo. Ma anche nel centrodestra sembra fallito il bis di Salvini che puntava a superare Fi per aumentare il pressing sugli azzurri e convincerli ad accettare il governo con Di Maio e soci.

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Professore, qualcuno ha commentato che il M5S si è fermato a Campobasso? Il tentativo di conquistare la prima regione italiana è fallito. Cosa ha frenato l’avanzata grillina?

“Prima di interrogarci sulla frenata in Molise, credo sia più logico discutere sul perché dell’inspiegabile successo del M5S alle elezioni politiche, soprattutto al Sud. Bisogna partire da un presupposto di fondo. Viviamo una fase politica in cui le ideologie sembrano essersi perse lungo la strada e con esse anche una certa cultura di governo che rifiuta ogni forma di assistenzialismo, ritenendo prioritario partire da parole chiavi come rilancio del lavoro, della produttività, della competitività internazionale, dell’Europa dei popoli ecc. Contemporaneamente abbiamo assistito ad operazioni ideologiche fondate sul solo gridare onestà, onestà e ancora onestà, e sull’assurda convinzione che il problema dell’Italia fosse soltanto quello di eliminare i vitalizi, di aumentare il potere delle procure, di puntare ad una patrimoniale in grado di garantire, non una redistribuzione del reddito, ma della povertà. Quando Majakovskij lasciò il partito bolscevico lo fece perché, dopo aver pensato che una certa visione del mondo avrebbe reso tutti più ricchi, si era invece accorto che aveva finito per rendere il mondo più povero. Poi su suicidò”.

Quindi?

“Quindi temo che la visione dei 5S volga ad un pauperismo europeizzato e globalizzato che condannerà l’Italia ad essere un luogo senza più sovranità, dove il popolo non potrà più esercitare diritti e neanche porsi in maniera dialettica rispetto agli altri popoli europei. Gli italiani hanno votato il M5S sperando nel reddito di cittadinanza oltre che per inseguire un presunto nuovismo. Un voto di disperazione in poche parole. E’ bastato però un mese di consultazioni per capire come i sogni siano belli, ma restino sogni. Un piccolo rigurgito di realismo ha fatto sì che in Molise vincesse il centrodestra. Questo non significa invertire la tendenza perché la disperazione nel Paese è ancora tanta, ma si tratta di un piccolo passo che ci fa ben sperare”.

Nel centrodestra Forza Italia ha ottenuto più voti della Lega. Questo cosa potrà comportare nel dibattito interno alla coalizione fra Salvini e Berlusconi per la formazione del Governo?

“Forza Italia ha perso ulteriori voti anche se è in testa, questo non credo comporterà riequilibri interni al centrodestra. Fino ad oggi la coalizione ha dimostrato la massima unità al di là di divergenze di vedute del tutto fisiologiche. Il tentativo di dividere lo schieramento che ha vinto le elezioni da parte dei poteri forti più che del giovane inesperto Di Maio si è rivelato fallimentare. Sulle questioni essenziali gli elettorati di Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia sono perfettamente omologati: mi riferisco alla sovranità, al contrasto all’immigrazione, alla flat tax, alla riduzione delle tasse, alla sicurezza. Dividere questo elettorato sarebbe un suicidio politico. La spaccatura esiste soltanto nella mente dei media che sognano di dividere il centrodestra per favorire soluzioni politiche innaturali”.

A questo punto si andrà verso un governo politico o tecnico?

“Si andrà verso un governo Pd-M5S perché lo vogliono i poteri forti e il M5S è una massa amorfa”.

Si sente di escludere un governo del presidente?

“Può anche darsi che alla fine i renziani possano creare qualche ostacolo, ma prima o dopo rientreranno nei ranghi. I 5Stelle porteranno la plebe e i numeri e il Pd porterà la sua consolidata fallimentare esperienza di governo”.

In uno scenario del genere quindi il centrodestra soltanto sarà all’opposizione visto che anche Leu inevitabilmente sarà parte di questa maggioranza?

“Cinque anni di questo governo non so se lasceranno in piedi l’Italia e sarà molto difficile fare opposizione. Non so neanche se potrà essere facile sovvertire alla fine questo stato di cose. Lo scenario non lo vedo drammatico, piuttosto catastrofico”. 

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