Alfie, figlio di un Dio minore, deve morire pure da solo: l’ideologia che uccide

Politica

La verità è una sola: sperando sempre in un miracolo, la vicenda del piccolo Alfie Evans è la cronaca di una morte stabilita dall’alto, siamo arrivati al punto che l’ospedale è blindato e la famiglia è stata isolata.

Alfie è stato condannato dal pragmatismo cinico della sanità e della giustizia inglese, e sulla sua pelle si sta giocando una terribile guerra antropologica tra il bene e il male. Dove si capisce perfettamente chi è Caino e chi Abele.

Distinguiamo la cronaca dalla riflessione, dallo scontro culturale:
1) La sanità inglese ha la coscienza sporca? Il bambino non è nato con la patologia irreversibile che lo affligge. E’ nato con un’infiammazione degenerata;
2) L’ospedale dove è ricoverato, e dove è stata attivata la polizia in tenuta antisommossa, per evitare contatti tra la famiglia e i “facinorosi”, è stato al centro di scandalose accuse come ad esempio il traffico di organi, riportate da molti grandi giornali;
3) Ospedale che ha perso anche la sua credibilità scientifica? Non lo pensiamo, ma i medici erano sicuri che il piccolo, una volta staccato il sondino, condannandolo tra l’altro ad una morte terribile (per fame, sete, soffocato nel suo stesso respiro), morisse nello spazio di un’ora, cosa che non è stata. Perchè la scienza non è esatta. Il bambino ha resistito 48 ore, smentendo ogni certezza “scientifica”.

Adesso per l’ospedale sembrerebbe solo una questione di orgoglio. Si pensi che secondo i media nemmeno la nuova maschera d’ossigeno volevano dargli, ne stavano facendo una questione burocratica e formale: era di proprietà di un medico e non dell’ospedale stesso;
4) Guardiamo chi è, poi, il giudice della sentenza su Alfie: autore di libri che lo pongono come esperto di diritti delle famiglie dello stesso sesso. Quindi, secondo molti osservatori definiti reazionari, rischierebbe di non essere né lucido, né sereno sulla vicenda. Sarebbe la prova che le scelte culturali incidono su quelle professionali.

Scontro culturale:
1) Tutte le sentenze che riguardano il piccolo Alfie parlano di “superiore interesse del bambino”, che non è “una cosa”, ma “titolare di diritti autonomi”. Ovviamente tali sentenze hanno come prospettiva ideologica quella di scippare il bambino, ogni bambino, dalla potestà dei genitori. Il superiore interesse del bambino malato non è quello di essere accompagnato dai suoi genitori? Nessuno, (giudici, medici, Stato) può togliere i figli ai propri genitori: è un elementare diritto umano universale. Il bambino non è una cosa? Certo: non è neanche una cosa nelle mani medici, dello Stato e dei giudici;
2) Il superiore interesse del bambino non è pure ad esempio, portarlo al Bambin Gesù di Roma o al Gaslini di Genova per le cure palliative? No, il giudice in questione ha detto che non supererebbe le difficoltà del viaggio. Domanda: si preoccupa delle condizioni di salute del piccolo, avendolo condannato a morte? C’è evidentemente qualcosa di troppo che non quadra;
3) Il tema vero è che se si stabilisce il principio che gli inguaribili ma non incurabili possano essere soppressi, allora saranno soppressi tutti i disabili, si rovescia il paradigma della sanità (il giuramento di Ippocrate): dal diritto alla vita, al dovere di morire. Siamo alle porte di un nuovo nazismo che ti uccide per il tuo bene, nel nome di un’idea ideologica di dignità della vita, di vita degna di essere vissuta, stabilita da un ente terzo orwelliano;
4) E quello che più fa male, oltre al dramma e alla resistenza eroica del piccolo Alfie, è far sembrare i suoi genitori dei folli, degli illusi, condizionati da fanatici, che si aggrappano ad un sogno irrealizzabile.

Un’ultima considerazione: l’opinione pubblica, i media laicisti si scatenano quando a soffrire è un bambino di colore, possibilmente migrante, che non ha diritto di asilo in Occidente. Allora, in questo caso, scatta la solidarietà mondiale, l’indignazione democratica. E il piccolo Alfie? E’ figlio di un Dio minore? Perché intellettuali, giornalisti, scrittori, governanti, non parlano, sono muti?

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