Concertone, Fusaro: “Club di eletti e istinti bassi uccidono rivoluzioni”

Interviste

Un concertone trash quello andato in onda ieri, primo maggio, in piazza San Giovanni a Roma. Parolacce, diti medi, un rutto, di tutto e di più. Parla a Lo Speciale il filosofo Diego Fusaro che evidenzia come quello andato in scena ieri sia un oltraggio alla dignità del lavoro. E’ questo il modo migliore di festeggiare il lavoro e rivendicare i diritti delle persone ad avere un’occupazione stabile? Possibile che i sindacati ogni anno non si accorgano di come questo evento rischi di trasformarsi in un festival delle volgarità? E’ proprio necessario insultare, imprecare, fare i gesti più sconsiderati ed osceni pur di avere una minima visibilità? Non sarà che proprio la volgarità rischia di rimanere l’unico ingrediente interessante di un festival ormai ripetitivo e banale?

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Fusaro, sui social in tanti hanno criticato la scarsa qualità e il basso livello del concertone, dove sono andati in scena gesti volgari e parolacce. Condivide?

“Non giudico la qualità dei contenuti, non avendone le competenze. Mi limito ad osservare che i giovani pauperizzati, rifeudalizzati, umiliati e precarizzati invece di fare le rivoluzioni e rovesciare tutto, preferiscono andare al concertone, un evento fantozziano solo nel nome. Questa è una cosa veramente strabiliante. Vedere le masse umiliate che vanno al concertone invece di ribellarsi è forse il miglior capolavoro del potere”.

Chi sale sul palco sembra cercare la trasgressione e la polemica a tutti i costi, quasi come se scandalizzare con frasi volgari, gesti o parolacce, sia l’unico modo per tenere in vita un evento ormai stanco e superato. E’ così?

“Il concertone è un rito che serve proprio ad esorcizzare la possibilità di una rivoluzione. I ragazzi vanno lì, a bere e fumare ogni cosa e ad ascoltare musica spesso di basso profilo: in questo modo si anestetizzano le energie rivoluzionarie e si privano del logos le nuove generazioni per le quali il massimo del rivoluzionario è darsi al turpiloquio”. 

I sindacati hanno colpe in tutto questo? 

“Il sindacato svolge un ruolo imprescindibile e non dobbiamo cedere alla de-sindacalizzazione in atto nel mondo del lavoro. I sindacati esistenti tuttavia hanno enormi responsabilità. Stanno diventando dei club di eletti che non tutelano più i lavoratori e spesso sembrano interessati a coltivare soltanto alcune esigenze rispetto ad altre. Questo non è un attacco al sindacato che ripeto svolge un ruolo essenziale e da difendere, ma un argomento contro la maggioranza di quelle organizzazioni che purtroppo stanno tradendo sempre di più i lavoratori e i loro diritti”.

Cosa si sente di dire a quanti ieri hanno trasformato il concerto in un evento trash lasciando del tutto marginali i temi del lavoro rispetto al gusto delle provocazioni?

“Userei in questo caso una formula del Fedone di Platone, ossia il termine misologhia nel senso di odio per il ragionamento allo stato puro. E’ la bestialità di una massa che ormai non ha più testa e muove soltanto dagli istinti più bassi, preda del godimento illimitato e della scellerata cultura del tutto e subito su cui si fonda la società turbo capitalista”.

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