Concertone: cultura di sinistra è ormai cafonal e funzionale alla casta

Politica

Cos’è la festa del primo maggio? La festa dei lavoratori, del lavoro? Semmai, considerando i numeri della disoccupazione, in crescita esponenziale, potrebbe essere definita la festa dei disoccupati. Ma ancora peggio: è il nulla, il nulla organizzato.

Esattamente come la festa del 25 aprile. E ora aspettiamoci la stessa grottesca celebrazione anche per il due giugno, il giorno della “vittoria” della Repubblica, talmente netta da non essere mai stata ufficialmente dichiarata (in pochi ricordano che manca la proclamazione ufficiale, in quanto la Corte di Cassazione di allora non ha mai omologato i risultati del referendum, a fronte delle contestazioni, dei brogli, dei 30mila ricorsi e dell’esiguità del numero legale che andava calcolato sui voti espressi, gli elettori votanti, nulli e bianchi compresi e non sui voti validi).
Insomma le nostre feste come una farsa.

Da una parte, le iniziative retoriche del Palazzo, che amplifica parole astratte, vuote e suggestioni lontane dal popolo e dai suoi problemi; comunicazione proprietà privata di una classe politica e istituzionale autoreferenziale, sempre più casta e sola; dall’altra, il divertimentificio di una società, sempre più ludica, superficiale, infantile, disperata. Ultimo approdo, “il cafonal in musica”, di una cultura di sinistra ormai perdente e alla frutta ovunque.

Lo spettacolo tristemente rituale di piazza San Giovanni sancisce ogni anno, infatti, una morte collettiva che si veste, come per tante altre cose, di finta euforia: persone scatenate, provocazioni a uso marketing (per fare spettacolo, carriera o dimostrare di esserci, su tutti la furbizia del gruppo lo Stato sociale); vecchi arnesi delle rivoluzioni metropolitane, cantanti sfiatati, rapper di moda; rutti e giovani sballati, in molti intenti a denudarsi in pubblico.

Musica e sballo che non c’entrano nulla col sindacato. Con la sua storia, il suo dna. Domanda: ma c’è ancora un sindacato? Per aggregare un po’ di gente la Triplice si è trasformata ormai da tempo in agenzia musicale.
Una piazza romana di disoccupati, di disperati, di emarginati sociali (questa è la realtà della disoccupazione italiana, con un lavoro ridotto a mera precarietà, venduta come flessibilità), che al posto di scatenare una contestazione vera contro leggi sbagliate (il Jobs act) e una classe politica mediocre al servizio dei rigoristi di Bruxelles, pensa bene di stordirsi a suon di musica, con la benedizione di Cgil-Cisl-Uil, organizzazioni in eterna crisi, ridotte a difendere (la maggioranza dei loro iscritti) solo pensionati e impiegati dello Stato, gli unici ancora garantiti rispetto a milioni di anonimi dentro la soglia della povertà. Il ceto medio esiste ancora? Da decenni non dà segni di vita.
Ma la triade “Festa-Farina-Forca”, non era la logica borbonica del potere? Una filosofia antica, ma sempre valida e sempre gettonata da ogni potere, anche democratico.

I sociologi parlano di “mezzi di evasione di massa”: droga, stadi, cibo, musica e pornografia. Si distoglie l’opinione pubblica dai veri problemi, da ciò che uccide (la mancanza di valori, di benessere, di lavoro, l’assenza della qualità della vita etc); in cambio si concedono sfiatatoi, sfoghi previsti e programmati dall’alto. Basta che c’è la musica il primo maggio, tanto il lavoro arriverà. E in questa narcosi collettiva si addormentano le coscienze.
Ecco svelato il segreto: lo sballo, la narcosi sono funzionali alla casta.

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