Pamela, Meluzzi: “Dopo le intercettazioni smontata la tesi della ragazza facile”

Interviste

Omicidio di Pamela Mastropietro, contestato l’omicidio volentario ad Innocent Oseghale ma non la violenza sessuale fatto questo che ha portato ad uno scontro fra Procura di Macerata e Giudice per le Indagini preliminari. Perplesso sulla decisione del Gip, lo psichiatra Alessandro Meluzzi intervistato da Lo Speciale. Il Gip ha accolto la tesi dell’omicidio volontario a carico del nigeriano formulato dalla Procura sulla base dei nuovi elementi raccolti. Fino ad oggi ad Oseghale erano stati contestati soltanto il vilipendio e l’occultamento di cadavere per aver smembrato e nascosto in due valigie il corpo della 18enne romana. Gli inquirenti non hanno dubbi: Oseghale l’ha anche uccisa dopo averla pure violentata. Di quest’ultima ipotesi non è invece convinto il Gip che non ha convalidato l’accusa di violenza sessuale. La Procura ha annunciato ricorso.

SU LO SPECIALE MELUZZI PARLA DELLA MAFIA NIGERIANA

La Procura non ha dubbi sul fatto che Oseghale abbia ucciso Pamela dopo averla violentata. Il Gip però non ha convalidato l’accusa di violenza sessuale insieme a quella di omicidio volontario. Come mai secondo lei?

“Devo dire che questo Gip sin dall’inizio ha mantenuto un atteggiamento sorprendentemente innocentista nei confronti dei nigeriani coinvolti. Non so perché lo abbia fatto, se per un eccesso di garantismo o per altre ragioni. Ricordo soltanto che Massimo Bossetti è stato condannato all’ergastolo con prove incommensurabilmente inferiori di quelle emerse nell’ambito delle indagini sull’omicidio di Pamela. Qui ci troviamo di fronte ad un evento che sembra non avere altra interpretazione possibile oltre quella data dalla Procura”. 

Come mai tanti dubbi proprio sull’ipotesi della violenza sessuale?

“Ho l’impressione che sia passata l’immagine della ragazza facile, pronta a concedersi in cambio di droga. Almeno fino ad oggi si è cercato di andare in questa direzione, quasi tentando di minimizzare al massimo le eventuali responsabilità dei nigeriani coinvolti”. 

La Procura avrebbe l’intercettazione di un colloquio in carcere fra Lucky Awelima e Desmond Lucky, i presunti complici di Oseghale. Il primo avrebbe detto di aver ricevuto una telefonata di Oseghale che lo invitava a casa sua per stuprare una ragazza che dormiva. Non è questa una prova più che sufficiente?

“Certo, questa intercettazione denota un atteggiamento criminale ed è la conferma di un un clima che io ho riscontrato personalmente a Macerata, contraddistinto da stretti collegamenti fra mercato della droga pesante da parte della mafia nigeriana e sfruttamento della prostituzione. Un’intercettazione come questa dimostra ancora di più la colpevolezza di questi soggetti. Mi domando se in presenza di italiani sarebbero state adottate tutte queste cautele e avanzati tanti dubbi”.

Oseghale sostengono gli inquirenti non può aver agito da solo, eppure a carico  dei due complici in carcere non si riuscirebbe a trovare elementi per collocarli precisamente sul luogo del delitto. Come lo spiega?

“Questa vicenda è collettiva e riguarda i membri di uno stesso sodalizio criminale dedito al traffico degli stupefacenti, al controllo della prostituzione e delle attività criminali nel territorio di Macerata. Se la Procura non riuscirà a dimostrare tutto questo saranno guai seri per tutti i maceratesi e per l’Italia”. 

Come va letta invece l’impossibilità di reperire interpreti nigeriani disposti a collaborare con gli inquirenti per tradurre gli interrogatori e le intercettazioni degli imputati?

“Sono terrorizzati, hanno paura delle vendette della mafia nigeriana che è la più spietata al mondo. Poi ci sono anche difficoltà oggettive di interpretazione se si considera che in Nigeria non c’è un linguaggio unico ma una molteplicità di dialetti molto diversi fra loro  che spesso risultano incomprensibili persino fra persone che vivono in una stessa regione. Questo rende ancora più complesse le indagini della Polizia”.

  

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