Governo neutrale, ieri è nato re Mattarella: ecco le “forzature”

Politica

Finora avevamo al Quirinale un capo dello Stato notaio, austero, forse troppo ingessato e paludato, una copia di Andreotti, che almeno tesseva la rete delle grandi strategie.

Certo, Sergio Mattarella per i maligni doveva qualcosa a Matteo Renzi qualche favore per la sua ascesa al soglio quirinalizio, e invece si era comportato in modo irreprensibile, inattaccabile; era stimato da tutti (e in parte lo è tuttora), e dalla sua elezione ha sempre goduto di un indubbio rispetto super partes. Cattolico di sinistra, legalitario di famiglia, serio e professionale, figura da prima Repubblica, non ha mai fatto mistero delle sue simpatie per un’altra Italia, basata sugli schemi classici della politica. Per questo le sue simpatie strutturali e filosofiche sono andate anche durante le affannose e complesse fasi delle consultazioni, ai quei partiti che maggiormente ricalcavano e ricalcano i suoi schemi mentali e culturali: il Pd e Fi.

Non è un mistero che avrebbe preferito il governo del Nazareno (Pd e Fi) e, obtorto collo, un governo Pd-5Stelle. Ma quando ha visto il quadro istituzionale incancrenirsi, si è trasformato in un nuovo Mattarella, dando un colpo di “mattarello” a tutti. Al punto che ci si chiede: quello di ieri che ha preso la situazione in mano, è un presidente presidenzialista, un presidente arrabbiato e spazientito per la demagogica inconcludenza dei populisti (Salvini e Di Maio), o il vero Mattarella?

Vediamo di entrare nel dettaglio e di decodificare una strategia di cosiddette “forzature costituzionali” che lo hanno visto protagonista:

1) Ha delimitato (prima scelta arbitraria) il perimetro dei suoi esploratori in recinti obbligati: alla Casellati, il recinto centro-destra-5Stelle, sapendo che non c’erano i numeri per costruire un esecutivo stabile; a Fico l’altro recinto: 5Stelle-Pd, sapendo che Renzi non avrebbe mai legittimato tale possibilità. Sapeva in partenza come sarebbe andata a finire?
2) Proprio lui, il padre di un sistema elettorale in parte maggioritario che porta il suo nome (il Mattarellum), avrebbe dovuto assegnare l’incarico al leader della coalizione vincente o prevalente dalle urne (ossia, a Matteo Salvini come capo della coalizione di centro-destra che ha avuto più voti); magari un tentativo destinato all’insuccesso (50 parlamentari responsabili o trasformisti da trovare in Parlamento erano un muro insormontabile), ma doveva tentare. Al contrario, si è comportato facendo in anticipo i conti al posto delle forze politiche direttamente interessate. Invece ha ragionato da regista del proporzionale (seconda scelta arbitraria), come ai tempi della Dc. Lui avrebbe voluto scegliere il primo partito, ma trattandosi dei grillini, è andato oltre disegnando dall’alto uno scenario alternativo: il governo neutro, o di servizio;
3) Un governo scritto dal Quirinale, elastico e duttile, a tempo, formalmente non politico, ma sostanzialmente tecnico (un’ulteriore declinazione dell’esecutivo Monti), gradito alla Ue, basti riflettere sulle ragioni che ha adotto per non andare immediatamente al voto (terza scelta arbitraria). Un governo che dovrebbe nascere per impedire l’aumento dell’Iva, rispettare gli impegni europei, partorire la legge di Stabilità, col pretesto che in estate il sole e il mare distraggono gli italiani (che magari potrebbero continuare a votare per il derby Lega-5Stelle, ndr). Un esecutivo che, ovviamente, ha subito incassato il consenso del Pd.

A questo punto, Mattarella ha gettato la maschera? Tre indizi sono una prova? Se rovesciamo le priorità europee ci accorgiamo forse del vero motivo del no a Salvini: quel famoso esecutivo varato via fax da Bruxelles denunciato proprio dalla Lega. Salvini paga le sue simpatie putiniane, il suo essere euroscettico. Da adesso in poi, lo scontro tra il Palazzo, le caste e i partiti del cambiamento sarà sempre più duro.

Condividi!

Tagged