L’incertezza politica si fa sentire a Piazza Affari, ma non è ancora ‘spread’

Economia In Rilievo

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L’incertezza politica inizia a farsi sentire a Piazza Affari, con gli investitori preoccupati per un ritorno alle urne già a luglio dopo che Lega e M5S si sono dette non disponibili a supportare un governo “neutrale” indicato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

L’indice principale Ftse Mib lascia sul terreno il 2,2% e torna sotto i 24mila punti, dopo aver aggiornato solo ieri i massimi dal 2009. Tensioni anche sul mercato obbligazionario, con lo spread che sale fino a 131 punti. D’altronde i mercati tornano in fibrillazione come ai tempi fu con l’aumento dello spread e del rendimento dei Btp decennali e il tonfo della Borsa di Milano che contagiò anche le altre piazze azionarie europee.

Si sa, lo stallo politico e il rischio di elezioni anticipate non fanno bene all’economia. Ieri Mattarella nel suo discoso ha ricordato anche quanto sia reale l’aumento dell’Iva che potrebbe incidere negativamente sulla crescita del Paese

Poi Enrico Vaccari, analista di Consultinvest sgr, ha spiegato all’Agi che “l’ipotesi di un voto anticipato a luglio spaventa i mercati perchè, in mancanza di una nuova legge elettorale, si rischia di passare da uno stallo all’altro. I mercati erano in luna di miele – ha detto Allegri – facendo finta che il problema politico non esistesse perché si aspettavano che si andasse, nella peggiore delle ipotesi, verso un governo istituzionale e, quindi, un governo che sarebbe stato in grado di fare le poche cose che sono ancora in capo al governo italiano. Sappiamo che per l’economia dipendiamo da Bruxelles, sappiamo che per la politica monetaria dipendiamo da Francoforte, di fatto i mercati non risentono particolarmente del fatto che ci sia o non ci sia un governo. Quello che conta per loro è  che ci sia una continuità. In sostanza, i mercati pensavano che, se anche non ci fosse stato un accordo fra le principali forze politiche, si sarebbe andati comunque verso un governo istituzionale. Purtroppo ieri la situazione è cambiata da questo punto di vista. Le principali forze in Parlamento hanno dichiarato che non sono disponibili a supportare un governo ‘neutrale’, come l’ha chiamato il Presidente Mattarella, o un governo istituzionale”.

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