Voto a luglio antidemocratico? Adinolfi (PdF): “Bluff della Bonino. Piccoli agevolati”

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Voto a luglio, per Emma Bonino sarebbe un attacco alla democrazia perché i tempi ristretti impedirebbero ai piccoli partiti di raccogliere le firme. Non la pensa così Mario Adinolfi leader del Papolo della Famiglia intervistato da Lo Speciale. Pur ritenendo molto remota la possibilità che effettivamente si possa tornare a votare in piena estate, Adinolfi smonta l’allarme della Bonino e dimostra come le sue preoccupazioni siano in realtà del tutto infondate. Il direttore del quotidiano “La Croce”, autore del libro: “Storia del terrorismo italiano. L’oblio delle vittime, il potere dei carnefici” ricorda anche Aldo Moro a quarant’anni esatti dall’omicidio, ed evidenzia come il caos politico di oggi sotto certi aspetti fosse stato già previsto dallo statista democristiano prima di essere sequestrato e ucciso dalle Brigate Rosse.

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Bonino parla di attacco alla democrazia nel caso in cui si tornasse a votare a luglio, dal momento che i piccoli partiti non avrebbero la possibilità di raccogliere le firme. Anche voi del Popolo della Famiglia condividete questa preoccupazione?

“Quello della Bonino è soltanto un bluff. Lei si è presentata alle elezioni del 4 marzo utilizzando il simbolo del Centro Democratico di Bruno Tabacci e ottenendo così l’esenzione dalla raccolta delle firme. In caso di eventuali elezioni a luglio quel simbolo non sarebbe più utilizzabile e il partito della Bonino dovrebbe trovare le firme per presentare la lista. Firme che per altro sarebbero in numero molto inferiore, circa la metà, rispetto a quelle che erano previste a marzo, visto che si tratterebbe di elezioni determinate da uno scioglimento anticipato delle Camere. I piccoli partiti sarebbero addirittura agevolati, a patto ovviamente di avere un popolo di militanti pronti a raccoglierle”.

E voi questo rischio non lo correte?

“Il Popolo della Famiglia si è presentato a marzo raccogliendo 45mila firme rispetto alle 25mila necessarie perché ha una rappresentanza piccola, ma capillare, in tutta Italia. La Bonino già allora protestava, sostenendo che era impossibile per lei andare in giro a gennaio a raccogliere le adesioni. La verità è che lei non ha popolo, ha soltanto le risorse economiche da investire nella pubblicità elettorale che abbiamo visto in tutte le stazioni ferroviarie e su tutte le prime pagine dei giornali. Ma per raccogliere le firme non bastano i soldi, serve avere tanti militanti che +Europa non ha”.

Quindi per voi non sarebbe un problema di democrazia tornare a votare in estate?

“Assolutamente no. Noi saremo pronti a tornare al voto a luglio, come in autunno. Saremo in grado di mobilitare i nostri militanti e raccogliere le adesioni necessarie come già fatto con successo. Emma Bonino che si riempie la bocca con la parola democrazia, è ricorsa al trucco della lista Tabacci per potersi presentare a marzo, oggi il trucco non c’è più e lei mette le mani avanti. Ma la democrazia non si può difendere soltanto quando fa comodo. Il problema democratico semmai c’era anche quando altri partiti non hanno potuto godere della sua stessa corsia preferenziale e non si sono potuti permettere i suoi trucchi, anche se nel nostro caso non sarebbero comunque stati accettati. E’ un generale senza esercito e questo dimostra anche la debolezza delle sue argomentazioni. Noi siamo piccoli e senza soldi, ma pronti a raccogliere le firme in tre settimane. La verità comunque è un’altra”.

Quale?

“La Bonino quando parla di rischi per la democrazia, è perché il pericolo riguarda lei.  La democrazia è sicuramente imperfetta, la legge elettorale sbagliata con regole tremende per presentare le liste, ma noi accettiamo le regole e ci impegniamo, comune per comune, a raccogliere le firme. Lo stiamo già facendo per le elezioni amministrative proprio in queste ore, e presenteremo nostre liste in tutta Italia il 10 giugno. Andate a vedere in quanti comuni chiamati al voto ci saranno liste di + Europa. Trovatene anche soltanto uno. Il fatto è che a George Soros, il grande sponsor della Bonino, delle amministrative non interessa nulla. Tuttavia non credo che voteremo a luglio”.

Cosa glielo fa pensare?

“Sono convinto che alla fine la quadra si troverà, perché paradossalmente a volerlo sono in primo luogo i partiti più ostili all’accordo Lega-M5S, ossia i dioscuri del Nazareno. Saranno Renzi e Berlusconi ad impedire il voto in estate. Tuttavia la legislatura avrà vita breve, questo è sicuro. Ai cattolici dico: attenzione, questa è la prima legislatura che nasce senza un gruppo parlamentare di ispirazione cristiana dopo diciotto legislature repubblicane ed è anche per questo se la legislatura attuale è nata morta. Il Popolo della Famiglia tornerà in campo alle prossime elezioni perché per la seconda volta in pochi mesi avremo la possibilità di tornare protagonisti. Sta a noi cattolici saper raccogliere questa opportunità”.

Quarant’anni fa le Brigate Rosse uccidevano Aldo Moro. Lei ha raccontato gli anni bui del terrorrismo in un libro. Cosa insegna oggi Moro e quante cose ancora restano da scoprire sulla sua vicenda?

“Nel mio libro, Storia del terrorismo italiano, ho raccontato Aldo Moro con molta attenzione e da un punto di vista anche originale. Nel famoso discorso dal titolo ‘tempo nuovi s’annunciano’ tenuto al consiglio nazionale della Democrazia Cristiana, Moro prevedeva l’avvento di tempi nuovi e difficili, anche molto violenti, preannunciando la sua fine laddove evidenziava come i ragazzi di allora puntassero ad eliminare proprio loro, i vecchi della politica. E per scongiurare questi tempi difficili, lo statista Dc spiegava quanto fosse sbagliato puntare su una mera restaurazione ma fosse necessario comprendere e ricondurre quella vicenda nell’alveo della democrazia. L’uccisione di Moro è la sconfitta di un punto di vista, quello cioè di raccogliere le pulsioni negative della democrazia per trasformarle in qualcosa di positivo. Il 9 maggio 1978 è morta la politica italiana che non ha saputo più rialzarsi. Lo sguardo sgomento del Presidente Mattarella di fronte all’impossibilità di far partire la legislatura, è forse l’emblema migliore del disfacimento delle istituzioni, conseguenza di quella morte della politica seguita proprio all’omicidio di Aldo Moro”. 

 

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