Terrorismo in Siria finanziato col traffico di migranti. Soldi e armi da Italia

In Rilievo

Ma guarda un po’, adesso si scopre che il terrorismo è finanziato con i proventi del traffico di migranti. E chi lo dice da anni? Dettagli evidentemente, così come appare un dettaglio da poco il fatto che in Italia, sempre grazie ai migranti, circolassero tranquillamente soldi e armi destinate a sostenere i gruppi terroristici siriani.

E’ quanto emerge dall’inchiesta “Foreign fighters” della Guardia di Finanza e della Polizia di Stato, coordinata dalle Direzioni distrettuali antimafia di Brescia e Cagliari e dalla Procura nazionale antiterrorismo, che ha portato all’arresto di undici siriani e tre marocchini, e all’iscrizione sul registro degli indagati di altre sedici persone tra cui un’italiana.

Tra gli arrestati, quattro sono accusati di associazione a delinquere con finalità di terrorismo.

Secondo l’accusa in Sardegna e Lombardia operavano due distinti gruppi, che movimentavano denaro “Hawala”, riconosciuto dalla tradizione islamica ma del tutto nascosto ai circuiti bancari, grazie al quale hanno raccolto circa 2 milioni di euro in denaro contante principalmente da cittadini siriani domiciliati in Italia, in Svezia, in Ungheria, per trasferirlo a connazionali in Austria, Germania, Olanda e Danimarca, ma anche in Siria, Turchia e Libano.

“Il denaro contante – si legge nell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Brescia – era destinato a sostenere l’attività dei fronti combattenti antigovernativi siriani e, in particolare, a finanziare gli appartenenti ed affiliati al gruppo jihadista salafita armato denominato fronte ‘al Nusra’ o ‘Jabhat Fateh al Sham”’ e alle fazioni dell’E.S.L. operanti rispettivamente nella provincia siriana di Idlib e sul confine libanese”.

Le indagini si sono avvalse della collaborazione di un soggetto arrestato a Cagliari per terrorismo il quale, secondo quanto riferirto da Repubblica, avrebbe raccontato: “L’unica cosa che è stata acquistata dall’Italia sono i mirini ottici per Kalashnikov, ma non so a chi sono andati, se ad Al-Nusra o ad altri gruppi”.

Il tutto sfruttando la disperazione dei migranti siriani in fuga dal loro Paese in guerra. I componenti dei due gruppi pare comprassero le macchine in Italia, tramite dei contatti e, servendosi di autisti stranieri ed italiani, portavano i migranti in Ungheria. Quando uno degli autisti veniva arrestato in Austria, faceva due mesi di galera e poi tornava fuori. Il reclutamento di autisti italiani e stranieri per il trasporto di immigrati era pagato 400-500 euro. La scelta dell’Ungheria pare non sia stata casuale ma diretta conseguenza dell’apertura della rotta balcanica.

Condividi!

Tagged