L’ora dei 40enni, Di Maio e Salvini gli anti-retorica e senza ruggini

Politica

Usano Twitter e Facebook come non ci fosse un domani, non hanno lauree ma sono intuitivi e sanno ascoltare la pancia del popolo, sanno scegliere gente migliore di loro senza temere le capacità altrui, tessono rapporti con tutti ma decidono loro. Di Maio e Salvini sono i nuovi (innovativi) politici.

A poche ore dall’ufficiale formazione del governo, i giornali ne tratteggiano le capacità e i limiti. La qualità animale è la loro prima dote, come la chiama Blondet in un editoriale di risposta a Galli Della Loggia che ne elencava invece i lavoretti, la mancanza di interesse per arte e cultura, scienza e musi, l’assenza di laurea (tranne per Renzi).

Il punto forse è proprio questo, questi giovani politici hanno abbandonato l’ars dell’alta retorica e sono più affini a Trump come comunicazione che ai politici stranieri tutti d’un pezzo, che però con la stessa boria ci rifilano fregature da ogni parte. Tanto che Bannon (l’ex spin doctor di Donald) ne ha riconosciuto subito le potenzialità dando i primi suggerimenti subito dopo la vittoria alle elezioni.

Sono primordiali è vero, ma la politica non è questo? Una generazione di giovani che pensa al bene comune non può ignorare il senso comune, né può pensare di dar retta a tutti. Ascolta ogni voce e poi con autorevolezza sceglie la strada. La differenza, in realtà, è che Salvini e Di Maio hanno abbandonato quella modalità della vecchia politica rancorosa e hanno dimostrato una maturità svincolata dagli aspetti più pesanti e retorici. Non c’è più la politica tradizionale, si è rivelata ottusa ed è diventata nel tempo infantile.

Non ci sono vecchie ruggini, né vecchi approcci barocchi, c’è una telefonata, un confronto serrato, un programma su punti e via. I forzisti, i piddini hanno un problema con i giovani perché i giovani li odiano (e odiano i loro modi) e non vogliono votare per loro. È un problema che i vari leader del partito hanno rinviato con atteggiamento immaturo, ma che ora che vanno incontro all’estinzione dovranno affrontare. Prova ne è che Renzi finché ha parlato la lingua giovanile è andato forte, si pensi alla “rottamazione”, quando è passato allo story telling politico più farraginoso e avulso dai problemi quotidiani, c’è stato il no al referendum.

Insomma il rinnovamento di facciata e una manciata di slogan sono stati accantonati a favore di rapporto diretto con l’elettorato (seppure via rete), punti programmatici concreti, voglia di sovranità e di ‘sovrani decisionisti’ (almeno all’apparenza).

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