Sapelli a Lo Speciale: «Chi mi ha ostacolato. Mattarella la grande “anomalia”»

Politica

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Premier non è diventato ma il professor Giulio Sapelli sembra non essersene fatto una malattia. Ieri mattina il nome dell’illustre economista è stato per alcune ore il più gettonato per Palazzo Chigi sponsorizzato dalla Lega di Salvini. Noi de Lo Speciale, mentre altri organi di informazione parlavano di semplice indiscrezione, siamo stati i primi ad intercettarlo e ad apprendere dalla sua viva voce che la notizia era vera e che era pronto ad assumersi il gravoso incarico. Poi le dichiarazioni sono state riprese dalle varie agenzie di stampa e alla fine è arrivata la doccia fredda con la smentita del M5S che ha stoppato la candidatura. Ma non è tutto, perchè nel pomeriggio si è addirittura parlato di un veto di Mattarella sul nome di Sapelli, veto poi smentito da fonti del Quirinale che hanno fatto sapere alla stampa che in realtà quel nome al Capo dello Stato non è mai stato ufficialmente avanzato.

L’INTERVISTA ESCLUSIVA DI SAPELLI IERI A LO SPECIALE 

Professore, come si sente? Deluso?

“Ma no, ne ho passate di peggio. Sto benissimo”.

M5S e Lega hanno annunciato che consulteranno la base per sondare il gradimento sull’accordo di governo. I primi attraverso il voto online, i secondi nei gazebo. E’ più probabile che lo facciano per consolidare un’ intesa sempre più in salita o piuttosto nella speranza di uno strappo definitivo?

“C’è un enorme differenza fra il modo di fare politica e di pensare la politica fra Lega e M5S. Io l’ho avvertito subito, anche nel corso di questi contatti che ho avuto occasione di avere con loro in questi giorni. La Lega è un partito vero, ben strutturato e radicato sul territorio, mentre i 5S sono un movimento molto fluido, oltre che composito e comprensivo di culture diverse. Credo che la Lega da questa esperienza esca molto rafforzata nella propria identità ma anche molto delusa. Poi non dimentichiamo che negli ultimi giorni a cambiare il panorama politico ha contribuito molto la riabilitazione di Silvio Berlusconi che torna di fatto alla piena agibilità politica. Per quanto mi riguarda sono sempre stato favorevole alla riabilitazione dell’ex premier, ma certamente ha spinto la Lega a ripensare la sua strategia. Penso che Salvini rifletterà molto attentamente prima di imbarcarsi in questa avventura”.

Poniamo il caso che sulla rete e nei gazebo i militanti di Lega ed M5S boccino l’alleanza. A questo punto le leadership di Salvini e Di Maio ne uscirebbero delegittimate?

“Nel caso della Lega no. Salvini tenta questa mossa per ridarsi un’identità e ricompattare il partito e paradossalmente credo che potrebbe anche rafforzarsi. Il M5S invece deve contarsi. Si tratta di due logiche politiche molto diverse fra loro. Mi sembra che a rimetterci più di tutti sarebbe Di Maio visto che gli ostacoli maggiori sulla via dell’accordo arrivano proprio dalla base grillina dove c’è un forte zoccolo duro di elettorato di sinistra. Per lui sì che potrebbe essere una forte delegittimazione”.

Nel caso in cui vincessero i sì all’accordo e al programma di governo, come si metterebbero a quel punto le cose con il Presidente Mattarella che ha già fatto sapere comunque che non resterà a guardare e dirà la sua sulla scelta dei ministri?

“Non mi parli di Mattarella. Lui è la grande “anomalia” di questa situazione. E’ stato una delusione. Ero convinto che con lui saremmo tornati al rispetto della Costituzione e a un regime veramente parlamentare, con un presidente arbitro consapevole del fatto che al di sopra di lui ci sono le Camere e la Corte costituzionale. Pur con tutti i bilanciamenti del caso ero certo che Mattarella avrebbe fatto prevalere la volontà popolare”.

Non è stato così invece?

“Assolutamente no. Penso che se fosse ancora vivo il grande costituzionalista Leopoldo Elia avrebbe duramente criticato il comportamento del Presidente. Ma questo purtroppo è lo spirito dei tempi”.

Si è fatto un’idea di cosa possa essere accaduto ieri? Perché in poche ore la situazione è precipitata tanto repentinamente con Salvini che ha addirittura fatto intendere che il tavolo sarebbe ad un passo dal saltare?

“La verità è che ci sono pressioni enormi che arrivano soprattutto dalla tecnocrazia europea che non vuole far nascere questo governo e il centro di queste pressioni, inutile nasconderlo, è il Quirinale. Per chi ama la Costituzione quello di ieri è stato un giorno davvero triste”.

Sta dicendo che ieri Mattarella avrebbe posto dei paletti molto rigidi facendo saltare ogni ipotesi di intesa?

“Ritengo di sì. Chiamiamoli paletti, anche se mi sembra tanto un eufemismo”.

In compenso però dal Quirinale pare non siano arrivati veti sul suo nome.

“E chi l’ha detto?”

Ieri sono state citate fonti della Presidenza della Repubblica che smentirebbero uno stop di Mattarella alla sua candidatura. Non le risulta?

“Per carità, se lo dicono dal Quirinale ne prendo atto. Anche perché se davvero c’è stato uno scontro fra Lega ed M5S sul mio nome in seguito alle condizioni da me poste per l’accettazione, il mio nome al Colle non c’è mai arrivato. In fondo io avevo chiesto soltanto un governo serio e non delle chiacchiere e avevo altresì chiesto di poter essere affiancato nell’azione di Governo da Domenico Siniscalco. Se questi sono i motivi che hanno fatto naufragare la mia candidatura, trovo anche doveroso che il Quirinale smentisca i veti sul mio nome”.

Quindi, chi davvero ha remato contro di lei?

“Mi sento uno scienziato sociale e sono orgoglioso che il mio nome sia stato in ballo, anche perché mi ha offerto la possibilità di far circolare le mie idee politicamente scorrette, assistendo per altro in diretta alla forte pressione contraria che in poche ore si è scatenata. E’ stato meraviglioso, un’occasione unica direi. E’ chiaro che ad ostacolarmi sono stati quelli che comandano questo Paese. Io avrei potuto trasformare un’armata brancaleone in un qualcosa di serio e questo ha fatto paura a molti. E’ evidente che c’è chi non vuole il cambiamento”.

I poteri forti insomma?

“Poteri forti, lobby, chiamatele come volete. Parlerei di lobby cattive, perché esistono anche lobby buone. Le lobby cattive sono quelle tenute insieme dalla tecnocrazia europea, ispirate da una logica che definisco lordo-liberista, e sono la parte più austerizzante delle tecnocrazie europee. In Italia esistono due borghesie: la borghesia nazionale caratterizzata dalle piccole imprese e la borghesia delle multinazionali sempre più dipendente da banche che non sono più italiane e da gruppi di interessi. C’è una lotta fra la borghesia delle piccole e medie imprese rappresentata oggi dalla Lega e tutte le altre. Temo finirà molto male per l’Italia”. 

 

 

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