Col governo giallo-verde andrà in crisi l’ideologia liberale

Politica

I cosiddetti “liberali di casa nostra” stanno andando in crisi. Chiunque si ostini ancora ad applicare i criteri assoluti del pensiero liberale e liberista alla realtà, alla politica, all’economia, ai numeri, sta sbandando. E conferma l’assunto che tale pensiero non era e non è una scienza esatta, non era e non è una religione (come la sua narrazione pretendeva di essere), ma unicamente una ricetta opinabile, come tante altre. Soggetta a cambiamento.

E lo si vede proprio ora, all’alba del governo giallo-verde, che sta sconvolgendo gli schemi, a partire da destra-sinistra, liberisti-statalisti. E soprattutto sta smascherando un’altra finta dicotomia: gli antiliberali non sono illiberali (statalisti, fascisti, comunisti etc), ma portatori di un’alternativa:

1) L’Europa. I rappresentanti del politicamente e culturalmente corretto (le caste di Bruxelles e i suoi adepti italiani, dai partiti agli intellettuali ai giornalisti che in ogni trasmissione tv e in ogni articolo schiumano rabbia), avevano diviso il mondo (e continuano a farlo) “in bene e in male”: da una parte, i sacerdoti del debito pubblico, della borsa, della Bce, del mercato globale, del consumatore globale, dell’impresa e del capitale liberati da ogni regola, i cultori-terroristi dello spread: dall’altra, i nazionalisti, gli xenofobi, i sovranisti, i sociali, gli amici di Trump, di Putin, condannati dalla storia e dalla modernità ad essere ghettizzati e demonizzati, senza speranza e senza futuro. Col governo Salvini-Di Maio, è finito questo perimetro e si è invertita la tendenza. Comincia a nascere un’altra Europa, libera federazione delle identità, delle sovranità, critica verso l’immigrazione che è diventata un’etno-sostituzione; col governo Salvini-Di Maio si assiste (almeno sulla carta) ad un certo recupero del concetto di pubblico, di Stato, di moralità civile, a un’idea diversa di opere pubbliche, di infrastrutture; valori e programmi combattuti da quel mondo che ci ha guidati finora (un esempio per tutti, la battaglia sulla Tav);

2) Economia. Le scelte sui ministri del nuovo esecutivo (Savona in primis), se saranno confermate e non stoppate dal capo dello Stato Sergio Mattarella, primo, daranno priorità agli interessi degli italiani; secondo, confuteranno sempre più l’assunto liberista che la “stabilità dei conti genera la crescita”. Risultato, il rigorismo di Monti, con tutti gli effetti che abbiamo conosciuto in termini di più povertà e di conflittualità sociale. Il contratto del nuovo governo spinge invece sul principio opposto: è la “crescita che genera stabilità”, anche a costo di aumentare la spesa pubblica, nel nome e nel segno dell’economia circolare. E per crescere bisogna necessariamente ridiscutere i parametri imposti dall’Europa, mettere al centro lo sviluppo e la giustizia sociale. Una bestemmia per certi liberisti e per i parametri della Ue;

3) Conte-premier. Finora la mistica individualistica, prima del 4 marzo, era coerente col pensiero unico (ideologico, economico, culturale). Tutto all’insegna dei desideri individuali, delle aspirazioni e realizzazioni personali soddisfatti, naturalmente dal modello unico economico liberal-liberista. A patto che i diretti interessati (politici, dirigenti, ministri) facessero parte, provenissero delle solite lobby (bancarie, finanziarie, imprenditoriali), nazionali e internazionali. Invece, se un uomo avanza a prescindere dai criteri istituzionali consueti, e dalle selezioni di Palazzo, come Conte, non va bene: non ha esperienza, si infierisce sul suo curriculum gonfiato e si sorride di fronte alle sue radici meridionali e alla sua devozione per Padre Pio. Dimostrazione che le caste sono sempre sostanzialmente classiste e razziste verso l’Italia profonda e tradizionale;

4) Conte premier-2. Prima la vulgata individualista discettava sull’impotenza del futuro presidente del Consiglio, pupazzo nelle mani di Salvini e Di Maio, relegato ad un mero ruolo di esecutore degli ordini politici. Una critica all’insegna di un governo politico e non tecnico. Ora, di fronte ad un governo politico guidato da un non politico, si stracciano le vesti proponendo un tecnico vero, esperto e tra le righe, gradito alla Ue. Nessuno ricorda che “il tecnico giusto” Monti, in funzione anti-berlusconiana, fu considerato il salvatore della patria e il suo governo fu votato da tutti i partiti, di destra e sinistra? E dove ci ha portato Monti? Adesso Conte, che ha partecipato al tavolo del contratto, che dirà la sua sui ministri e che aspira a diventare “l’avvocato del popolo italiano”, si è trasformato dal giorno alla notte in presuntuoso, decisionista, demagogico e populista. E’ ovvio, deve essere soltanto l’avvocato delle caste… democratiche, progressiste e laiciste;

5) Destra-sinistra. Ultimo elemento di destabilizzazione dei sostenitori del conformismo mediatico e politico: tentano disperatamente di ricondurre il nuovo governo, le sue scelte, i suoi uomini, le sue idee, agli schemi destra-sinistra. Come fa un uomo di sinistra ad amare Savona e un leghista ad amare Conte? Come mai Giorgetti e Fraccaro vanno d’accordo e il loro accordo non è di mera mediazione politica, ma presupposto per un qualcosa di più? Lo chiedano alle loro categorie morte.

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