Incontro Draghi-Merkel, parla Becchi: “Preoccupati da Italia in Visegrad”

Interviste

Incontro fra Angela Merkel e Mario Draghi mentre fra Salvini e il premier ungherese Orban ci sono prove di intesa. I due si sono sentiti telefonicamente come confermato dal Ministro dell’Interno durante un comizio elettorale e da questa conversazione sarebbe maturata la volontà di lavorare insieme per cambiare le regole europee. Ma, come auspica il filosofo Paolo Becchi intervistato da Lo Speciale, questo sarebbe il primo passo in direzione di quell’asse del sovranismo che molti sperano di veder concretizzato già alle prossime elezioni europee. Sullo sfondo c’è poi l’incontro di ieri fra Merkel e Draghi e la proposta di riforma dell’Unione europea avanzata dalla cancelliera tedesca.

SU LO SPECIALE ECCO LA FISIONOMIA DEL NUOVO GOVERNO

Salvini e Orban si sono telefonati e secondo quanto riferito dal leader leghista sarebbero decisi ad unire le forze in Europa. Sta nascendo asse del sovranismo?

“Spero di sì, perché è indispensabile per la Lega siglare alleanze in vista delle prossime elezioni europee con altre forze del sovranismo. Ma è altrettanto importante avere alleati nell’immediato, visto che comunque questo Governo dovrà già confrontarsi con l’Europa e avrà bisogno di sostegno. Orban è senza dubbio un alleato importante ma l’Ungheria rimane un Paese piccolo. L’Italia invece è il primo Stato europeo dove ad una forte affermazione dei sovranisti corrisponde adesso un’azione di governo. Salvini cercando alleanze con Orban e con il gruppo di Visegrad sembra stia andando nella giusta direzione, con l’obiettivo di creare un’alternativa all’asse franco-tedesco che possa portare a cambiare la Ue. Tuttavia Salvini dovrebbe seguire Orban anche su altri aspetti”.

Quali?

“Per esempio ho notato che nel contratto di governo si dà poca importanza alla cultura e all’Istruzione. Questo è un errore gravissimo, perché sappiamo tutti che il mondo della cultura, e soprattutto quello dell’Università, è da sempre egemonizzato dalla sinistra. Questa egemonia credo andrebbe rotta. L’economia è sicuramente un aspetto importante del Governo ma si rischia di avere contro tutto il sistema delle comunicazioni, tutto il mondo intellettuale che si forma proprio all’interno degli atenei. C’è un forte disprezzo nel mondo accademico dominato dalle solite lobby, verso quello che viene definito il populismo, e questo Governo è visto proprio come un prodotto del populismo più becero. Orban in Ungheria ha prestato grande attenzione alla cultura e al mondo dell’Università ben consapevole di quanto sia indispensabile abbattere quelle lobby intellettuali espressioni del pensiero unico e che in Ungheria sono sostenute anche da George Soros. Mi spiace constatare che altrettanta attenzione invece non c’è in Italia da parte di Lega ed M5S. Lo dico da professore universitario, quindi da persona che conosce bene questo mondo”.

La Merkel ha annunciato riforme nella Ue con l’introduzione di un fondo di bilancio per gli investimenti con l’obiettivo di colmare le differenze fra paesi dell’eurozona. Poi ha parlato di unione bancaria. Ricette utili o pericolose?

“Credo che sia una reazione al successo dei sovranisti anche in Italia. Fino ad oggi in Europa abbiamo preso soltanto tante bacchettate, mentre oggi appare evidente che con questo nuovo Governo non sarà così. Almeno per il momento il premier Conte non è andato a baciare, come primo atto, le pantofole alla Merkel, anche se penso che prima o dopo dovrà comunque incontrarla. In Italia è però iniziato un nuovo processo e questo ha fatto maturare la convinzione che forse è arrivato il momento di correre ai ripari. Al di là dell’entità di queste misure annunciate e di ciò che potrà accadere, penso che il solo fatto che dopo il voto italiano si parli di riformare la Ue sia un dato molto positivo. Poi ovviamente starà anche a noi far sì che questa riforma sia conveniente per tutti, non soltanto per Francia e Germania. Anche per questo serviranno alleanze sovraniste”.

Intanto Merkel e Draghi si sono incontrati. Cosa si saranno detti?

“Penso si siano scambiati informazioni su quello che è successo, non credo abbiano studiato mosse o contromosse anche perché Draghi mi sembra che le sue strategie le abbia già messe in atto. E’ stato lui secondo me il grande regista dell’esclusione di Paolo Savona dal Ministero dell’Economia. Ovviamente non posso affermarlo con certezza, ma che i rapporti fra Savona e il numero uno della Bce siano tesi da anni non è un mistero per nessuno. Ho buone ragioni per credere che dietro il veto di Mattarella e tutti gli ostacoli frapposti sulla nascita del Governo giallo-verde ci sia proprio lui. Poi se fossi in Parlamento proporrei anche una commissione d’inchiesta su quanto avvenuto negli ultimi giorni, con le continue oscillazioni dello spread e le notizie di stampa sul programma di governo e sull’uscita dall’euro spesso ben pilotate per influenzare i mercati e favorire certe speculazioni. Credo vada fatta luce su tutti questi aspetti e ne potremmo vedere delle belle”.

Però alla fine il Governo è nato comunque?

“Vero, ma perché credo siano intervenuti gli Stati Uniti che hanno impedito un’altra operazione speculativa stile 2011 che portò alla caduta del Governo Berlusconi. Altrimenti lo spread sarebbe salito ancora di più. Penso che gli americani abbiano voluto aiutare l’Italia facendo nascere questo Governo, bloccando le speculazioni in atto sui titoli di stato italiani tramite la Federal Reserve e disinnescando le manovre ostili dell’Europa. Un’indagine accurata lo confermerebbe sicuramente. Una cosa è certa. Se l’Italia dovesse stringere contatti con il gruppo di Visegrad, sconvolgerebbe la Ue. Ecco spiegati i riposizionamenti della Merkel e i suoi tentativi di riforma, ed ecco anche spiegati gli incontri con Draghi per capire come salvare il salvabile”.

Condividi!

Tagged