Aquarius: caro Ravasi, ecco come la Chiesa può essere la vera spina nel fianco

Politica

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Il “ministro della cultura vaticana” Gianfranco Ravasi è stato oggetto di bullismo informatico. Ovviamente non possiamo condividere il becerume e la violenza, specialmente se perpetrata da troll seriali, incolti e ideologici nel senso peggiore. Questo malcostume web va condannato e combattuto.

Il suo commento però –  subito dopo la decisione del ministro Salvini di sbarrare i porti italiani alla nave Aquarius, con il riferimento al Vangelo di Matteo (24,43) “Ero straniero e non mi avete accolto” – e le sue dichiarazioni di ieri, in occasione del conferimento della laurea ad honorem presso l’Università di Bologna (“l’importante è essere spina nel fianco, non bisogna essere apocalittici, nemmeno correre il rischio di essere integrati, la parola è importante per combattere la deriva dei luoghi comuni etc”), ci inducono ad una riflessione che riguarda il ruolo della Chiesa oggi, di fronte a categorie politiche e culturali totalmente cambiate.

Innanzitutto partiamo dal Vangelo: se si assume come reale e come realtà, che esiste uno straniero che non è stato accolto, vuol dire che esiste una patria ed esistono persone che non appartengono a quella terra. Questa osservazione è importante, perché precise culture politiche (liberal-progressiste, neo-post-comuniste, laiciste, cattolico-progressiste), pensano unicamente al cittadino del mondo, al cosmopolitismo (che fa rima col cittadino globale, con il consumatore globale etc), negano per definizione l’idea di una casa che accoglie: la comunità nazionale, con le sue tradizioni, la sua identità storica, culturale, religiosa. In questo caso, l’Italia. Ne discende che le politiche relative all’immigrazione e all’integrazione devono essere in linea con tale principio: ognuno ha una patria, anche i migranti. L’attuale governo, infatti, ha messo al centro il primato degli italiani, e quello dei migranti regolari, ossia i rifugiati politici.

Parte della Chiesa invece, continua a porre la questione in termini astratti ed etici (molto più in linea con le impostazioni dei governi di centro-sinistra, da Renzi a Gentiloni): tutti gli uomini sono uguali, hanno gli stessi diritti e quindi non ci sono frontiere, confini e chiusure. Ne consegue che l’accoglienza deve essere integrale, le patrie vanno superate, sono sinonimo di nazionalismo e di guerre, e non si deve distinguere tra migranti economici, climatici e chi fugge da guerre (vanno accolti allo stesso modo). Le due visioni (quella dell’attuale governo e quella rappresentata dal Cardinale Ravasi) sono compatibili? Ricordo che il Cardinale Biffi, parlò a suo tempo di immigrazione compatibile con la cultura, i valori della casa che accoglie e incompatibile. E ricordo che papa Giovanni Paolo II riconciliò il valore di patria con la dimensione universale della fede e i recenti pontefici si concentrati anche sul diritto a non emigrare. Papa Francesco ha ribadito il valore dell’accoglienza, ma sostenibile. Che significa parametrata alla capacità di assorbimento sociale, economico, legale, logistico e culturale dei migranti. La mediazione e la sintesi tra queste due posizioni non è facile;

Che vuol dire essere poi, spina nel fianco? Monitorare gli effetti della chiusura dei porti, bacchettare continuamente Salvini, o sollecitare una condivisione collettiva dell’Europa che non può scaricare unicamente sull’Italia la gestione degli sbarchi? Perché la Chiesa non fa e non ha fatto la spina nel fianco nei confronti delle passate politiche sull’immigrazione della sinistra, totalmente fallimentari? La cui visione ideologica e buonista, ha condannato centinaia di migliaia di disperati a condizioni di vita bestiali, da lager e costretti a delinquere? La cui visione buonista impedisce a bambini sani o malati di nascere nel grembo o di accettare l’eutanasia come soluzione quando una vita non è più efficiente? Situazioni che hanno fatto da miccia alla reazione degli italiani che hanno votato in massa per la Lega?

Perché la Chiesa non indaga (come sta facendo sulla pedofilia) pure sul business dell’immigrazione, anziché supportare ideologicamente tutte le ong che per definizione sono il bene, mentre qualsiasi critica a tali traffici, diventa automaticamente il male? Invece questa particolare situazione politica ha bisogno di cultura e visione cristiana, ma che sia radicata nella verità dei fatti. Il Cardinale, in questo senso, può contribuire ad alto livello a stimoli e dibattiti.

L’attenzione alle parole e non alla deriva dei luoghi comuni, che ha richiamato il Cardinale Ravasi, deve riguardare anche la stessa Chiesa e la sua narrazione, considerando il cambiamento degli schemi politici. Oggi non ci sono più né il centro-destra, né il centro-sinistra, ma due poli, uno populista-sovranista (Lega-5Stelle), un altro liberal (Fi-Pd). Il pericolo che corrono i vertici della Chiesa è di rimanere al palo, oscillando tra il distacco indifferente al mondo, e l’errore di posizionamento della sua comunicazione: che diventa il supporto magari al Pd.

Se da Ravasi in poi, ci si limita alle dichiarazioni astratte, e si va fuori dalla storia. Invece questa particolare situazione politica ha bisogno di cultura e visione cristiana, ma che sia radicata nella verità dei fatti. Il Cardinale, in questo senso, può contribuire ad alto livello a stimoli e dibattiti.

 

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