Moscovici non attacca Salvini e ammette: “Rischio esistenziale sul progetto europeo”

Politica

L’Europa ha sempre “bocciato” con piacere Matteo Salvini e la Lega, ma se lo facesse ora che il leader è ministro dell’Interno rischierebbe la sottile ingerenza. Per bocca del commissario Ue agli affari economici e monetari, Pierre Moscovici, in conferenza stampa a Parigi, la strada del censimento dei rom (all’interno degli Stati in Europa) infatti non è quella giusta, ma non c’è più sdegno assoluto nelle sue parole. Né voglia di giudicare le scelte degli Stati.

Si intuisce che sono cambiati i tempi anche da questa dichiarazione.

“A mio avviso il messaggio di Matteo Salvini non è quello giusto” ha detto Moscovici. “Preferire il ripiegamento su se stessi rispetto all’apertura al mondo  – ha aggiunto – significa voltare le spalle alla tradizione di ospitalità iscritta nei valori della nostra storia. Ma non sono qui per fare politica: il messaggio che soggiace dietro al gesto di Salvini va ascoltato: gli Stati membri non possono lasciare l’Italia da sola dinanzi alla crisi migratoria”.

Perchè toni tanto pacati e costruttivi non sono stati utilizzati prima? Non saremmo arrivati a questo scontro tra popolo ed elite, non si sarebbe creata la voragine che ora esiste tra massa lavoratrice ed establishment.

Ma tanto hanno fatto che ora lo dice Moscovici stesso “senza drammatizzare”: oggi, a undici mesi dalle elezioni europee, “c’è un rischio esistenziale che plana sul progetto europeo”.

Il commissario Ue agli Affari economici e monetari vede nella recente affermazione delle forze populiste in Europa dell’Est e del Sud, incluso in Italia, l’inizio di una fine. Il francese ha detto che “viviamo davvero un’epoca tragica della nostra storia, come diceva Raymond Ayron”, anche se la crisi economica è dietro di noi, la crescita in Europa è solida e ha raggiunto i massimi livelli da dieci anni.

Ma allora se non c’è mai stata tanta occupazione sul territorio europeo e tutti i Paesi europei sono sotto alla soglia del 3% nel rapporto tra deficit e Pil, perché il popolo è indignato? Urge un’ulteriore riflessione.

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