Rom, interviene la Chiesa con l’arcivescovo di Bologna Zuppi: “Boomerang”

Politica

L’intervista a Repubblica di Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna (ed ex guida spirituale della Comunità di Sant’Egidio) sul caso del censimento dei rom censiti da Salvini è un invito al rispetto del testo evangelico che “traccia una via che ha creato un umanesimo cristiano. Uno dei suoi frutti è stata la costruzione europea dopo due guerre mondiali. Poi ci sono le scelte. Mi auguro che queste non siano mai in contrasto con princìpi che in realtà aiutano tutti a stare bene”.

Ieri la polemica dell’opposizione che ha chiamato la procedura annunciata dal ministro dell’Interno come una sorta di “schedatura” che ricorda le leggi razziali di 80 anni fa. In fondo sono passati pochi anni e un intervento di questo tipo rischia di riportare l’Italia a quei tempi secondo il Pd.

Ma a Salvini la “categoria” non va giù e quando ha spiegato di aver chiesto al Ministero “un dossier” lo ha fatto usando questa espressione: “Gli stranieri irregolari andranno espulsi con accordi fra Stati, ma i rom italiani, purtroppo, te li devi tenere a casa”.

Ci ha pensato l’arcivescovo Zuppi a mettere i puntini sulle i della Chiesa: “I cittadini italiani e europei il ministro dell’Interno se li deve tenere tutti, rispettare e difendere, fino a prova contraria. Ho conosciuto per anni i bambini Rom dei campi di Roma che vivono in condizioni difficilissime. In molti non vanno a scuola. Proprio la scolarizzazione è l’intervento più importante, la chiave per cambiare. Conosco bene le difficoltà, come gli sgomberi che vanificano mesi di sforzi educativi. È giusto anche che si superino i campi Rom, che sono in condizioni inumane. Occorre però offrire adeguate risposte. Se li si toglie dai campi, si devono offrire soluzioni abitative”.

Zuppi non vede a cosa possa servire, per lui “potrebbe anzi rivelarsi un boomerang come quello di dieci anni fa, bloccato dall’Europa perché considerato discriminatorio”.

E questo è ciò che direbbe a Salvini: “Le stesse cose che ho detto ora: è giusto porre l’Europa di fronte alle sue responsabilità e occorre il dialogo per trovare una soluzione! Occorre continuare a salvare in mare chi è pericolo, anche perché ciò ci rende più forti e credibili nell’esigere soluzioni. Bisogna fare attenzione al linguaggio che si usa. Un ministro deve farsi capire, certo, ma anche usare modi istituzionali. Gli direi che occorre investire seriamente in Libia per la pace e i diritti umani. E poi che bisogna aiutare i Paesi di origine dell’immigrazione, ma non con un piano di aiuti spot. Serve una strategia seria per convincere i giovani a restare. Occorre continuare i corridoi umanitari, realizzati con successo da Sant’Egidio, Chiesa cattolica e protestante, che coniugano umanità e sicurezza”.

 

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