Attento papa Francesco all’abbraccio di Macron al cristianesimo “senza Cristo”

Politica

Condividi!

Ogni uomo va accolto, ogni uomo ha diritto ad un cammino e questo fa parte del dna del cristianesimo. Ha fatto bene papa Francesco a ricevere il presidente francese, come deve ricevere tutti, vicini e lontani dalla fede della Chiesa e dalla sua dottrina.

Ma Emmanuel Macron è anche e soprattutto un uomo di Stato, e in qualità di presidente di uno Stato è chiamato a rispondere delle sue politiche.

Se la Chiesa condanna Trump, i populismi, come il male assoluto (solo perché esprimono un’altra idea di integrazione, di immigrazione, di sicurezza, di economia, di sovranità nazionale), vuol dire che questa istituzione sta tornando (giustamente) ad una dimensione meta-politica, di indirizzo sociale, volta alla testimonianza del bene comune, come la dottrina sociale insegna. Dottrina sociale che, ricordiamo, non è la Teologia della Liberazione, deviazione ideologica che lo stesso pontefice ha sempre combattuto, salvo poi recuperare e riaccreditare qualche suo esponente di spicco messo al bando (il teologo Boff, il vescovo Camara).

Ma se la Chiesa sta tornando in campo e dispensa giudizi sui nemici, non può ignorare che Macron non è un campione di integrazione (esattamente come Trump). Andiamo a dirlo ai migranti bloccati a Ventimiglia. Andiamo a dirlo a quegli italiani di frontiera che assistono alle “esondazioni” dei poliziotti francesi che entrano, varcano impunemente i nostri confini comportandosi come se fossimo un Paese a sovranità limitata.

Ma del resto tra noi e la Francia c’è una vecchia ruggine. Ci rimproverano la famosa pugnalata alle spalle nel 1940, quando entrammo in guerra. Da lì in poi il rapporto con loro è stato sempre all’insegna di un amore-odio, difficile da sanare, fino alla demonizzazione del governo Conte. Per non parlare delle polemiche a seguito della questione-Ong e relativi insulti razzisti nei nostri confronti.

Dunque la Francia. Perché il papa non ha ricordato che oltre alla Francia laicista, madre della rivoluzione francese, di quella dittatura “democratica” che, nel nome e nel segno di liberté, egalité e fraternité, ha partorito il germe del giacobinismo (il totalitarismo ideologico di Stato da cui è nato il laicismo francese), c’è un’altra Francia, quella tradizionale, che attinge le sue radici nella Vandea, popoli e regioni che insorsero contro Robespierre, nel nome della religione, della terra e della famiglia, e che furono massacrati (200mila morti) per le loro idee dai generali repubblicani? Quella è la vera Francia “Fille ainée de l’Eglise” (con Santa Giovanna d’Arco, i re santi, Carlo Magno), non quella di Macron, delle massonerie, degli eurocrati di Bruxelles e del laicismo delle caste.

Perché il papa non ha ricordato che in Francia non si può andare a scuola con la croce perché sarebbe segno di un’ostentazione divisiva?

E ancora: ci sono temi come aborto (aiutare chi non vuole abortire è diventato “reato di intralcio all’aborto” in Francia) e gender che galoppano in quegli Stati alla faccia della Chiesa, per non parlare dell’eutanasia come pratica per risolvere il problema degli inguaribili ma non incurabili.

Poi, se decodifichiamo il discorso del presidente francese c’è da rabbrividire (è in linea col suo progetto culturale): Macron da tempo sta tentando di recuperare il cristianesimo allo Stato laico transalpino. A Parigi, recentemente, ha detto ai vescovi che “c’è bisogno per la nostra Europa dell’impegno di cui siete portatori”. E al papa ha detto ieri che “il cristianesimo offre non solo solidarietà, ma senso di spiritualità”.
Al di là del consenso dei vari Riccardi e di Sant’Egidio (leggere l’articolo del Corriere della sera), la sostanza va tradotta.

Ci accorgiamo dell’obiettivo di queste parole? Visto che il laicismo ha fallito su tutti i fronti, a cominciare dallo Stato repubblicano francese, a finire alla Ue; visto che il laicismo non garantisce più nulla, dalla coesione sociale, alla sicurezza, dalla gestione razionale dei flussi migratori alla moneta, dai valori al benessere economico (degli europei e dei migranti regolari), allora si prende il tanto odiato cristianesimo (fino a ieri pericolosa tentazione da Stato etico, confessionale, fonte dottrinaria di una concezione di vita opposta al capitalismo, al liberismo selvaggio, all’individualismo, al consumismo, al nichilismo etc, principi – va ricordato – su cui si fonda l’Occidente), e lo si recupera per rivitalizzare il laicismo, svuotando proprio il cristianesimo.
E allora il sospetto c’è, che sia un’operazione quella di Macron furba e pericolosa? Costruire un umanitarismo buonista, pacifista ed ecologista a-cristiano (il cristianesimo senza Cristo).

Vorrei ricordare in proposito, gli insegnamenti del cardinale Biffi a proposito dell’anticristo (parafrasando gli scritti di Solov’ev): “Sarà un uomo buono, pacifista, ecologista”, pontefice di una religione universale (appunto laicista).
Riccardi dice che “la Chiesa è paneuropea, globale”, ma umilmente a lui vorrei ricordare due cose: un grande papa (santo), Giovanni Paolo II ha avuto modo di dire, riconciliando la nazione con la dimensione universale della fede, che “il patriottismo è come il quarto comandamento, onora il padre e la madre”; e che fu proprio un francese (liberale, conservatore e laicista), Giscard d’Estaing, a impedire che nel preambolo della Costituzione europea ci fossero a suo tempo, le radici cristiane, basando la Ue unicamente sulle radici illuministe.

Il compito di chi è attento alle dinamiche culturali, è denunciare. Troppo spesso il male non è il contrario del bene, ma un bene deviato, rovesciato.

Tagged