Decreto Dignità, parla Geloni: “Dico no a pregiudizi da sinistra”

Interviste

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Decreto Dignità, via libera dal Consiglio dei Ministri. A Lo Speciale parla Chiara Geloni, giornalista e opinionista politica, responsabile del sito web di Articolo 1 – Mdp.  C’è chi ritiene che con questo Decreto, che punta a combattere il precariato e l’abuso del lavoro a termine da parte delle aziende, il leader M5S Di Maio abbia fatto una cosa di sinistra. Giorgia Meloni parla di “provvedimento marxista” e Matteo Salvini ieri sera ha preferito andare a Siena a seguire il Palio, piuttosto che prendere parte al CdM. Forse perché troppi imprenditori hanno criticato le misure previste e hanno accusato Di Maio di voler punire le aziende che ricorrono al lavoro a termine e alle delocalizzazioni?

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Il Decreto Dignità è un provvedimento di sinistra? Ed è la strada giusta?

“Penso sia un interessante terreno di confronto. Non credo sia una soluzione sufficiente, ma sono convinta che in Parlamento si possa lavorare per migliorarlo e condurlo sulla direzione giusta. Ritengo che verso questo Decreto non debba sussistere un atteggiamento pregiudiziale, soprattutto da parte della sinistra”.

I voucher andrebbero recuperati? Come? C’è il rischio che possano sostituirsi ai contratti? 

“I voucher esistono ancora, perché il Governo Gentiloni non li ha mai aboliti. O meglio, li abolì per scongiurare il referendum, ma poi li ripristinò sotto diversa forma. Non credo si debba pensare ad un’abolizione ideologica e radicale di tutti gli strumenti che possono essere regolamentati dai voucher. In alcuni specifici lavori come quelli in agricoltura o in altre piccole attività domestiche ecc. possono anche tornare utili. Ciò che va impedito è l’abuso che se ne è fatto negli ultimi anni, estendendone l’applicazione a settori per i quali non erano stati concepiti”.

E del Jobs Act? Ci sono degli aspetti da salvaguardare o va abolito del tutto?

“Ripeto, non credo utile imbarcarsi in una battaglia ideologica ma penso sia necessario prendere atto che questo strumento ha aumentato a dismisura la precarietà. Non dico che vada abolito del tutto, ma vanno sicuramente introdotti quei correttivi che possano favorire un cambio di passo significativo e una forte inversione di tendenza rispetto all’incremento del lavoro a termine. Non ho condiviso la posizione sull’articolo 18 e resto convinta che la sua riforma non abbia prodotto affatto gli effetti annunciati. Per ora è importante cominciare, poi strada facendo si vedrà dove e come intervenire”.

C’è chi ritiene che se Di Maio oggi ha tanto appeal sugli italiani è per colpa di Renzi che ha fallito le sue politiche sull’occupazione. Condivide?

“Non la metterei sul personale, Penso che i governi dell’ultima legislatura non abbiano saputo intercettare il bisogno di protezione dei cittadini. Hanno continuato a parlare di una ripresa in atto, di un’economia che tornava a girare, di un Paese in crescita, quando la percezione degli italiani era in realtà diametralmente opposta. Questo ha spinto gli elettori a prediligere proposte populiste e sovraniste che io non condivido, ma che hanno avuto successo perché da quest’altra parte è stato lasciato scoperto, e senza risposte, quel bisogno di tutele che la gente si aspettava. Le difficoltà non erano assolutamente alle nostre spalle e l’aumento del precariato ha dimostrato con i fatti che la tanto agognata ripresa in realtà non c’era. In questo senso certamente Di Maio e Salvini sono stati agevolati. Il risultato del 4 marzo dà torto alle politiche di governo del centrosinistra. E’ quindi opportuno che la sinistra riparta da qui, dando risposte a queste nuove domande in modo originale e concreto e ammettendo di aver sbagliato in tutti questi anni”.

Salvini era a Siena mentre il Cdm era riunito per discutere il Decreto. Come legge questa assenza del leader della Lega?

“Non saprei sinceramente. Certo è molto strano che un ministro non partecipi ad un Consiglio dove si discutono provvedimenti così importanti. Penso che forse è arrivato il momento per Salvini di far combaciare i suoi impegni di Ministro dell’Interno con quelli di leader politico della Lega. Mantenere il doppio incarico credo non sia opportuno, visto che inevitabilmente il ruolo di capo partito finisce per prevalere sull’attività di governo. Un ministro importante come quello dell’Interno, salvo impedimenti gravi, dovrebbe essere presente sempre alle riunioni dell’Esecutivo”.

Non vede quindi una volontà di evidenziare la sua non condivisione dei contenuti del Decreto?

“Il Governo è un’entità unica, se Lega ed M5S hanno deciso di governare insieme poi lo devono fare trovando le sintesi necessarie. Non è che si può partecipare soltanto ai consigli dove si prendono decisioni che piacciono e disertare quelli dove invece si approvano provvedimenti che non si condividono. Non siamo all’ asilo”.

C’è chi ritiene che il ministro Tria sia il grande scoglio sulla strada del Decreto Dignità e del Reddito di Cittadinanza giocando di sponda con la Lega. E’ così?

“I ministri dell’Economia hanno proprio il compito di evidenziare le compatibilità finanziarie sui singoli provvedimenti. L’Italia è un Paese con un alto debito che non può prescindere dalle proprie responsabilità quando prende delle decisioni. Tria fa quello che hanno fatto i suoi predecessiori, controlla i conti e giustamente pone i paletti laddove è necessario non spingersi oltre”

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